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22 novembre 1981: quando Giancarlo Antognoni “morì” in campo per 30 secondi

Quarant’anni fa Giancarlo Antognoni rischiò la vita su un campo di calcio, dopo uno scontro con l’allora portiere del Genoa Martina

Giancarlo Antognoni (infortunio 1981)
Giancarlo Antognoni (infortunio 1981)

Del mondo del calcio si ricordano quasi esclusivamente momenti di gioia incondizionata: capitan Cannavaro che alza al cielo la Coppa del Mondo; un giovanissimo Pelè portato in trionfo dopo la vittoria del Mondiale del 1958; l’urlo di Marco Tardelli dopo il gol alla Germania. La forza di episodi del genere è talmente grande da mettere quasi in secondo piano quei frame da lasciare col fiato sospeso. Si pensi a Giancarlo Antognoni. Una carriera vissuta con il colore viola nel destino, stile di vita più che semplice pezzo di stoffa da vestire. Metronomo della Nazionale campione del mondo nel 1982. Riconoscimenti vari ottenuti durante la sua carriera. Una storia d’amore con il pallone che, però, rischiò di terminare in tragedia.


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30 interminabili secondi: così cambiò la vita di Antognoni

L’autunno sta per lasciare il posto all’inverno, mentre il 1981 sta per diventare 1982. A Firenze va in scena la sfida tra la Fiorentina del presidente Pontello e il Genoa. Negli occhi di tutti c’è ancora la qualificazione raggiunta dall’Italia per il Mondiale di Spagna. Una sfida in cui Antognoni non brillò, per usare un eufemismo. Tanto che la stampa si scagliò aspramente contro di lui. Ma niente di nuovo, in fin dei conti: Giancarlo era più che abituato a certe situazioni. Lui amava rispondere in campo, senza sprecare fiato. E infatti, nei primi 55 minuti di gioco disegna calcio: suo l’assist per il momentaneo 1-0; suo il rigore del nuovo vantaggio viola; sue le giocate più spettacolari dell’incontro; suo il palcoscenico di Firenze. Un pomeriggio per mettere a tacere i detrattori. Un pomeriggio da sogno, che presto diventerà da incubo.

Giancarlo Antognoni (infortunio 1981)

Giancarlo Antognoni (infortunio 1981)Su un lancio del compagno di squadra Bertoni, Antognoni si avventa sul pallone, senza tirarsi indietro nonostante l’uscita a valanga del portiere rossoblù Martina. Un’uscita incontrollata, con un esito terrificante. L’estremo difensore travolge il regista fiorentino, scatenando il caos. Antognoni finisce a terra esanime: senza respiro e con la bava alla bocca, il suo cuore si ferma per 30 interminabili secondi. I giocatori attorno a lui si allontanano sconcertati; uno di loro, Onofri, si allontana con le mani tra i capelli e in lacrime: “È morto, è morto”. I medici delle due squadre fanno l’impossibile per salvargli la vita: massaggio cardiaco, respirazione bocca a bocca, con un mezzo litigio compreso. Le cose non sembrano cambiare, fin quando il massaggiatore viola, Ennio Raveggi, non nota che la lingua di Antognoni è rovesciata; con un dito riesce a estrarla, e di colpo il suo cuore riprende a battere. La situazione tornerà alla normalità solo al minuto 78, quando lo speaker annuncia che Antognoni si è ristabilito. Un boato di gioia accompagnato dagli applausi dei presenti si leva dagli spalti: l’incubo è finito, e quei 30, interminabili secondi di terrore, sono solo un brutto ricordo.