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6 Giugno 1993, quando Firenze si spense

Dal sogno scudetto alla definitiva retrocessione sancita il 6 giugno 1993: la drammatica stagione della Fiorentina e le incredibili scelte della dirigenza

Gabriel Omar Batistuta, il "Re Leone"
Gabriel Omar Batistuta, il "Re Leone"

Dal sogno scudetto alla retrocessione: il dramma di Firenze

Il 6 giugno, per i tifosi fiorentini, non sarà mai una data priva di significato. Oggi, esattamente 28 anni fa, Firenze si spense dando vita ad uno dei drammi – sportivamente parlando – più incredibili di sempre: dal sogno scudetto alla definitiva retrocessione. In pochi mesi, in un battito di ciglia. Lacrime prodotte dalla gioia e asciugate dalla delusione. Sorrisi trasformati in smorfie e smorfie trasformate in sospiri profondi, quasi a colmare il vuoto percepito. Inutile fu la vittoria per 6-2 sul Foggia. A causa della vittoria del Brescia sulla Sampdoria e del pareggio dell’Udinese a Roma, infatti, la Fiorentina retrocede aritmeticamente in Serie B.

Cecchi Gori
Cecchi Gori arrestato per crack finanziario

Radice, Cecchi Gori e quella follia costata caro

Per la stagione 1992/93 la Famiglia Cecchi Gori rinforza notevolmente la rosa acquistando Effenberg, Baiano, Laudrup, Carnasciali e Luppi. L’inizio di campionato è esaltante, quasi straordinario, la Fiorentina ottiene risultati importanti, tra cui le vittorie contro Roma (2-1) e Juventus (2-0) oltre che alle goleade ai danni di Ancona (7-1) e Sampdoria (4-0). Dopo 13 giornate, grazie all’incredibile lavoro svolto da Radice e giocatori, la viola occupa la seconda posizione: l’unica nota negativa è riconducibile ad una pesante sconfitta contro il Milan per 7-3. Tuttavia, nonostante la figuraccia la Fiorentina era lì, di nuovo nelle parti alte della classifica, di nuovo pronta ad emozionarsi e a fare emozionare.

La storia di questa società, però, può avere risvolti incredibili, inimmaginabili e a volte anche drammatici, tremendamente drammatici. Dopo una prima parte di stagione (quasi) eccezionale, al ritorno dalla sosta natalizia succede l’imponderabile: il 3 gennaio 1993, a seguito della sconfitta per 0-1 contro l’Atalanta di Marcello Lippi, la viola scivola al sesto posto. Al termine della gara Luigi Radice e Vittorio Cecchi Gori discutono animatamente: Sono stato considerato il responsabile di questo cattivo andamento spiegherà successivamente l’allenatore alla stampa. C’è stato un diverbio tra me e Radice, ritengo che la Fiorentina sia mal schierata” aggiungerà Vittorio, comunicando poi il clamoroso esonero. Una follia. Una follia costata caro, carissimo. A Firenze, infatti, è l’inizio della fine.

La panchina viene affidata ad Aldo Agroppi, alla sua seconda esperienza da tecnico in viola. Dal suo arrivo, però, la squadra accumula solamente tre vittorie in venti partite, con un bottino di nove pareggi e otto sconfitte, scivolando nelle posizioni più buie della classifica, quelle che Firenze – per costituzione – non dovrebbe mai assaporare. A poche giornate dal termine del campionato anche Agroppi viene sollevato dal proprio incarico e la gestione tecnica passa alla coppia Chiraugi – Antognoni che, nonostante la piena confidenza con l’ambiente, non riesce ad evitare la clamorosa retrocessione. Il 6 giugno 1993, infatti, nonostante l’ampia vittoria per 6-2 sul Foggia, a causa del risultato delle dirette concorrenti Brescia e Udinese (I lombardi vinsero sulla Sampdoria mentre i friulani pareggiarono con la Roma) la viola venne ufficialmente condannata alla Serie B.

“Squadra inerme, retrocessione mai perdonata”

“La squadra era inerme sebbene ci fossero grandi campioni come Batistuta, Baiano, Brian Laudrup e Effenberg. Fu una stagione devastante sotto il punto di vista psicologico. I tifosi non ci hanno mai perdonato quella retrocessione” spiega Alberto Malusci in esclusiva ai nostri microfoni. Una disfatta clamorosa, drammatica, che in pochi mesi ha portato la Fiorentina dal secondo al terzultimo posto, dal paradiso all’inferno, dalla favola alla tragedia. Dopo la dolorosa sconfitta in finale di Coppa Uefa contro la Juventus nel 1990, il conseguente addio di Baggio, le forti proteste, il cambio di proprietà, gli esoneri di Lazaroni, Radice e Agroppi, Firenze è costretta nuovamente al caos, quello della Serie B. Cinquantaquattro anni dopo l’ultima volta.

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