A Roma nun ce so maghi, oggi proprio no: Fonseca nun dà retta

Paulo Fonseca, allenatore della Roma (foto by imagephotoagency)
Paulo Fonseca, allenatore della Roma (foto by imagephotoagency)

A Roma niente maghi, caro Fonseca nun da retta. Er Pasquino de voi altri, quello che parla a sproposito oggi s’è impuntato e la Roma, quella bella, quella cor sole n’gola, ha da digerì tante canzonette, tanti de li stornelli che alla fine partono dall’America e lì restano. Pallotta, Friedkin (Dan e Ryan, che de Roma c’hanno proprio poco), damo tempo ar tempo, ma Franco quanto ce manca. E Sensi, lui si, dopo tante stagioni di delusioni e cuori infranti, un bel giorno se svegliò (lo dicevano pure a Sordi quando er Marchese se destava al tramonto dell’ultimo sole) e non c’ha capito più niente: “Quanto m’avanza Bati, si Gabriel, n’somma quello là che alla Fiorentina fa goal e manco se n’accorge. Zeman? Amore e odio, ma qui ora bisogna vince, per forza!” …e la Roma questo fece, non badò certo ar Capello. Partendo dagli addetti ai lavori, e il nostro caro Carlo Zampa ne sa qualcosa, puntando poi – e qui parliamo di campo – su cessioni impossibili e dando a Cesare quel che è di Cesare; e a Roma nessuno faceva le valigie, e a Roma tutti volevano svenire, oltre Super Marco, oltre l’aereoplanino (come amava chiamarlo il più grande speaker della storia del calcio) che a Roma fecero capanna.

Roma scudetto 2001
Roma scudetto 2001, la rete di Francesco Totti

Che dal Brasile ce misero la firma, pure i “Puma” che è difficile spostarli dalle cime, anche chi porta per cognome, a Milano, la responsabilità dei pochi e qui nel nuovo millennio fece l’impossibile. Si ragazzi parliamo di Cristiano Zanetti. Quella era la Roma dei pendolini, specialmente a destra, e dei muri, The Wall all’inglese, e dei Pluto con le orecchie grosse er naso fatato, di quelli che fiutano er futuro. Un futuro che a Roma non si respira più già da troppi anni, non si respira più un’aria di vittorie e se ner passato potevo da colpe a li preti – n’fami, come dicevo su li muri – oggi il fiato lo spreco pe li più calorosi, per quelli che allo stadio ci andrebbero anche con le mascherine; e sta Roma non ce sta, non ce sta più e me ce rode, non credete.

Passiamo palla ma la canzone recita sempre le stesse parole. Lo Stadio, che tanto non ci credi, la maglia, i campioncini, le plusvalenze e le incazzature. A Roma cambia la musica ma le note sò sempre le stesse. Un pizzico di pregiudizio, un barlume di negatività, un’egocentrismo sleale, ‘na Roma malata. Ce ne sarebbero de cose da di ad una squadra che sembra non voler ripartire dalla rivoluzione dell’ottimismo, ma un’azienda che tra un business e l’altro sembra voler per forza dimenticare il cuore, quello che San Francesco – quello de campo, n’somma il RE di Roma – ha lasciato co ‘quer popò de polemica. E se la Roma non riporta Totti, il più grande Campione che Roma ha partorito, allora magari se torna da capo. Francesco è stato chiaro: “Se Friedkin non me chiama…” e te, che tra un film e l’altro decidi di comprarti la storia, che fai, aspetti? No perché qui noi calorosi ci accontentiamo di poco, ci basta un Santo e qualche campioncino, magari dopo…ma intanto riportaci chi Roma la respira più di tutti, quello che qui ha fatto davvero la Storia, rinunciando a tutto, un Santo; insomma San Francesco, appunto, manco a fallo apposta.

Juventus, Dzeko è sempre più nei piani di Pirlo
Edin Dzeko, attaccante della Roma

E intanto leggiamo articoli e congetture e qua sembra che tra Kolarov e Dzeko n’artri due salutano la Storia (senza capire l’errore della scelta fatta) ma a entrà da na porta senza dogana manco l’ombra der pippone. E allora, caro Friedkin, permetteme l’inquisizione: “Ma che stai a fa a Roma da due settimane?” Magari io ancora non t’ho capito e allora m’aspetto nà risposta. Ah vuoi sapè la domanda? Fattela da solo e poi rispondi a noi tifosi della Roma, a noi amanti di una Storia che ricorda e piange: Roma merita primato, vaglielo a spiegà a Giulio Cesare, se ce riesci.
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