Aimo Diana, attuale allenatore del Renate
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Aimo Diana in ESCLUSIVA: “Milan da applausi. Pirlo? Avrei accettato anche io la Juventus. E su Allegri…”

L’attuale allenatore del Renate Aimo Stefano Diana è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. L’ex calciatore di Brescia, Sampdoria, Palermo, Parma, Reggina, Verona e Torino ha analizzato l’ottima stagione disputata sulla panchina del club lombardo, ripercorrendo le fasi salienti della sua carriera e soffermandosi sull’attualità del calcio nostrano, dal Milan a Pirlo, passando per Tonali e la Nazionale

Aimo Diana in ESCLUSIVA: “Pirlo? Non è facile rifiutare certe offerte”

Il Brescia di Carletto Mazzone e di Roberto Baggio con il miglior piazzamento di sempre in Serie A, capace di tener testa al Psg nel Torneo Intertoto del 2001, la Sampdoria di Walter Alfredo Novellino, trascinata dal tecnico irpino dalla Serie B ad una storica qualificazione in Coppa Uefa, e poi il Palermo dei miracoli di Guidolin, dei Campioni del Mondo Barzagli e Zaccardo. Piazze gloriose, piazze calorose che hanno riempito le pagine di storia del campionato di massima serie e che oggi devono fare i conti con le difficoltà economiche, imprenditoriali e con i problemi di gestione.

La speranza è che un giorno queste società possano tornare a calcare i campi di Serie A alla quale hanno dato tanto. Se lo augura, lo spera, l’attuale allenatore del Renate Aimo Stefano Diana intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni. L’ex calciatore di Brescia, Sampdoria, Palermo, Parma, Reggina, Verona e Torino ha analizzato l’ottima stagione disputata sulla panchina dei brianzoli, ripercorrendo le fasi salienti della sua carriera, soffermandosi sull’attualità del calcio nostrano, dal Milan a Pirlo, passando per Tonali e la Nazionale.

Complimenti per la straordinaria stagione disputata sulla panchina del Renate. Lo scorso anno hai raggiunto i play-off, quest’anno ti sei confermato: ci sono gli estremi per puntare ad una storica promozione?

Noi siamo consapevoli del percorso che abbiamo fatto, manca una partita al termine del campionato e cercheremo di arrivare ai play-off nella miglior posizione possibile. Poi, come tutte le squadre che si affacciano ai play-off, sappiamo che è una lotteria e cercheremo di raccogliere il massimo, affronteremo squadre importanti, ci sono partite con scontri diretti. Nei play-off si azzera un po’ tutto, siamo tutti allo stesso livello, cercheremo di fare il massimo. Difficile puntare alla promozione perchè entrano in gioco anche squadre di altri gironi dove effettivamente c’è grande ambizione, grande qualità. Chiaramente noi abbiamo dimostrato di poterci stare”.

Nelle precedenti esperienze sulle panchine di FeralpiSalò, Melfi, Sicula Leonzio sei sempre subentrato a stagione in corso. Col Renate, invece, hai trovato la tua dimensione, sviluppando un progetto tuo: i successi dipendono anche da questo?

“La società mi ha dato la possibilità di iniziare un percorso dopo che ci siamo salvati il primo anno con difficoltà, un percorso in cui mi hanno permesso di lavorare e confrontarmi con i miei direttori sportivi, presidente, c’è sempre stata una dialettica chiara, dove i giocatori li scegliamo insieme, dove c’è una logica e chiaramente con un po’ di fortuna, con un po’ d’alchimia siamo riusciti a portare a casa risultati importanti, però è una società come il Chievo, come il Sassuolo, come il Verona, come il Cittadella, società che ti permettono di lavorare e dove puoi sbagliare, nel senso che se perdi una partita non succede il patatrac. Questo per me è un passaggio importante, è chiaro che in futuro potrò trovarmi di fronte a situazioni diversi e dovrò essere in grado di gestirle”.

Lo scorso anno il Monza dominò in lungo e largo il Girone A di Serie C, quest’anno il campionato è stato più equilibrato?

“Sì quest’anno sono stati fatti pochi punti, con 70 punti si è vinto. Questo ti fa capire che tutte le squadre di vertice hanno attraversato un periodo difficile, chi prima, chi dopo e testimonia il fatto che siamo arrivate tutte abbastanza vicine. Il Como è stato più bravo, bisogna fare i complimenti perchè ha dimostrato più continuità. Però sì è vero, quest’anno la speranza l’hanno covata in tanti”.

I risultati altalenanti, i passaggi a vuoto di alcune società sono legati agli effetti del Covid-19?

“Decisamente. Fare il tampone, aspettare il risultato, fermare l’intera squadra in caso di positività… Chi ne ha avuti di più, chi di meno, ma tutti hanno avuto delle problematiche che hanno portato spesso ad avere poca continuità e al contrario invece fare troppe partite consecutivamente, quindi anche i risultati sono stati condizionati da questo. E’ stato un campionato compresso, con tantissimi turni infrasettimanali, non capisco perchè sia stato fatto questo, ma la realtà è che per parecchi mesi si è giocato ogni tre giorni e alla lunga ne paghi le conseguenze”.

In qualità di allenatore, hai qualche modello particolare al quale ti ispiri?

“Ne ho avuti tanti, è chiaro che ci sono allenatori che hanno trasmesso in me determinate cose. Lippi che ho avuto in Nazionale mi ha aiutato sul piano della gestione del gruppo; Prandelli mi ha dato molto sulla questione tecnica, Novellino sull’aspetto tattico, Mazzone sotto l’aspetto della gestione. Sono questi gli allenatori da cui ho appreso tanto, poi è chiaro che bisogna metterci sempre del proprio, è fondamentale”.

Aimo Diana, ex calciatore del Brescia
Aimo Diana, ex calciatore del Brescia

Parliamo del Diana calciatore. Esordisci in Serie A nel 1997 con il Brescia, per te che sei un bresciano doc che cosa significa rappresentare la propria città in massima serie?

“E’ un ricordo incredibile. Ho esordito nel ’97 a San Siro nel giorno dell’esordio di Ronaldo Il Fenomeno, è stata una giornata fantastica, 80.000 persone e in quel Brescia eravamo in 4-5 ad esordire bresciani, c’era una sorta di magia quel giorno, è stata una gioia, un onore, anche vedere le nostre famiglie sugli spalti. Indossare quella maglia era un sogno che avevo sin da quando ero bambino perchè i bresciani tifano il Brescia, non tifano altre squadre e quindi è stato emozionante”.

La stagione 2000-2001 fu la miglior stagione della storia del Brescia che conquistò il miglior piazzamento di sempre in Serie A. Da Pirlo a Baggio, passando per Hubner, cosa ricordi di quella straordinaria cavalcata?

Era un Brescia fantastico, anche perchè in realtà quell’anno lì partimmo molto male in campionato, eravamo in zona retrocessione. Poi arrivò Roberto Baggio che fece la differenza, si creò un gruppo importante, eravamo quattro-cinque bresciani all’interno di quel gruppo, a gennaio arrivò anche Pirlo e sfiorammo l’Intertoto contro il Paris Saint-Germain che sicuramente non era la squadra di adesso, ma era comunque una squadra importante, europea. Per il Brescia rimane l’annata più importante perchè arrivammo settimi in classifica e facemmo vedere anche un bel calcio, oltre alla forza di Baggio, di Pirlo e di tanti giovani bresciani perchè c’eravamo io, i gemelli Filippini, Bonera ed altri calciatori bresciani doc. Non so se succederà ancora una cosa del genere a Brescia, lo dirà il tempo”.

Che rapporto avevi con Andrea Pirlo?

“Ottimo, perchè siamo cresciuti insieme nelle giovanili, abitavamo ad un chilometro di distanza, il padre ci accompagnava agli allenamenti, mia madre ci veniva a prendere. Siamo rimasti al Brescia fino alla prima squadra, poi lui ovviamente è andato nell’Inter, poi è tornato a Brescia, poi è andato a Milan. Era un calciatore di una grandezza assoluta che ha disputato una grande carriera. Ancora adesso ci sentiamo, siamo amici ed è rimasta una bella amicizia, sperando di incrociarci un giorno sui campi da calcio, da allenatori”.

Andrea Pirlo (Juventus) @Image Sport
Andrea Pirlo (Juventus) @Image Sport

A proposito di Pirlo, è stato un errore accettare la panchina della Juventus senza aver fatto prima un po’ di gavetta?

Non è semplicissimo in questo momento mettersi nei panni di Pirlo, è chiaro che non ha fatto gavetta, non è neanche detto che bisogna farne. Io dico che quando si ha un’occasione come quella della Juventus dove sei apprezzato dal presidente che ti sceglie, è difficile dire di no. E’ anche vero che i grandi giocatori, come lo è stato Andrea, hanno una grande personalità, quindi si sentono in grado di svolgere dei ruoli importanti come quello dell’allenatore. Credo che quest’anno gli sia servito per capire che per fare l’allenatore ci vuole grandissima esperienza, ci vuole conoscenza, bisogna stare sul campo. Lui è un ragazzo intelligente, se ne sarà sicuramente accorto, però non me la sento di dire che ha fatto male ad andare ad allenare la Juve perchè al suo posto, io avrei fatto lo stesso. Difficile dire di no a certe occasioni, ci sta provando, secondo me quello che sta facendo non è tutto da buttare via”.

Tornando al Brescia, le doti tecniche di Roberto Baggio sono sotto gli occhi di tutti: un fuoriclasse anche a livello umano?

“Come calciatore è indiscutibilmente il più forte con il quale io abbia giocato, aveva una qualità e una tecnica incredibile. La sua forza è sempre stata quella di essere una persona umile, come lo sono i grandi campioni. Sempre ad aiutare, sempre a dare una parola di conforto anche nei momenti di difficoltà, si sobbarcava sempre le problematiche. Grande giocatore, grande uomo, grande professionista. I grandi campioni vengono ricordati perchè oltre ad essere bravi sul campo, si sono dimostrati tali anche al di fuori”.

Roberto Baggio, ex attaccante di Juventus, Fiorentina, Milan, Inter, Bologna e Brescia
Roberto Baggio, ex attaccante di Juventus, Fiorentina, Milan, Inter, Bologna e Brescia

Nella stagione 1999-2000 ti trasferisci in prestito all’Hellas Verona dove incontri per la prima volta Cesare Prandelli, che ritroverai a Parma più avanti. Facendo un confronto tra Prandelli e Mazzone chi ha inciso maggiormente nella fase iniziale della tua carriera?

Mazzone è stato un gestore di gruppo, sapeva rapportarsi con i giocatori ed avevi anche una sorta di rispetto perchè era più grande di noi, aveva una storia importante alle spalle, quando arrivò a Brescia, aveva già allenato la Roma. Prandelli, invece, si stava appena affacciando al calcio, era un professore, un maestro di calcio perchè curava ogni particolare, soprattutto per quel che riguardava la parte tecnica del giocatore, sono diventato difensore grazie a lui”.

Mazzone era un allenatore molto sanguigno, passionale: c’è qualche anneddoto della sua esperienza a Brescia?

“Ce ne sono tanti, uno in particolare, quando è arrivato Baggio all’inizio era un po’ fuori forma e quindi aveva bisogno di una preparazione particolare e ci diceva di andare piano con lui perchè sarebbe stato il calciatore che ci avrebbe fatto vincere. Durante la partitella noi non potevamo andare a contrasto con Baggio, altrimenti lui si incazzava“.

Durante la tua carriera, oltre a Baggio, hai avuto l’opportunità di giocare con grandi Campioni, Hubner, Adriano, Adailton, Mutu, Gilardino. Chi ti è rimasto più impresso?

Adriano, lo stesso Mutu era un giocatore incredibile, alla Sampdoria ho giocato con Flachi, Di Vaio a Parma dove c’erano tanti giocatori fortissimi. A Palermo ho giocato con Cavani, Miccoli, con Amauri“.

Aimo Diana, ex calciatore della Sampdoria
Aimo Diana, ex calciatore della Sampdoria

A Genova con la Sampdoria arriva la consacrazione: quanto è stata fondamentale per te la figura di Novellino?

“Decisamente, Novellino era un allenatore spigoloso che dai suoi giocatori tirava fuori il 100%, anche a volte litigando, tatticamente preparatissimo, ogni partita era come una guerra, però i risultati li portava a casa. Un po’ alla Conte che dai suoi giocatori pretendeva sempre il massimo possibile”.

Nelle varie esperienze con Parma, Sampdoria e Palermo hai disputato la Coppa Uefa (attuale Europa League): i top club d’Europa hanno pensato di creare una competizione europea separata, la Superlega, cosa ne pensi a riguardo?

“Ad oggi è un errore, ma credo che tra qualche anno, magari strutturandola meglio, il futuro sarà quello. Credo che alla fine il traino vero siano le grandi società, le società più forti, quindi se adesso sono in difficoltà e hanno studiato questo Superlega è perchè, voglio sperare, che ci siano benefici per tutti. Non è stato bello per come è uscita, perchè è arrivata così all’improvviso, sono state sbagliate le tempistiche. Ripeto, se strutturata bene può essere un valore aggiunto a patto che ne beneficino tutti, Lega Pro, Serie B. Il calcio è anche dei tifosi, non solo delle squadre che giocano per vincere gli scudetti”.

Hai vissuto parecchi derby in carriera, Atalanta-Brescia e Palermo-Catania: a livello di rivalità, emozioni, sentimenti, che differenze ci sono?

Essendo bresciano il derby con l’Atalanta rimane sempre il derby con la D maiuscola, ogni volta sin dalle giovanili quando affrontavamo l’Atalanta era una guerriglia. Palermo-Catania è sempre un match infuocato, io purtroppo ne ho giocato uno in cui perse la vita l’ispettore Raciti. Fu un derby difficile, brutto, sospeso in continuazione, in più ci fu anche un dramma, quindi è stato un derby vissuto da parte mia e dei miei compagni in maniera negativa. Doveva essere una giornata di sport e si è trasformato in una tragedia. Però era un derby di alto livello, molto sentito in settimana“.

Palermo è stata l’ultima grande piazza in cui hai giocato, vista la retrocessione nelle fila del Torino: sotto la gestione Guidolin, insieme a Barzagli, Zaccardo, Di Michele, quella rosanero era un’isola felice?

Palermo è stata un’esperienza bellissima perchè, al di la che era una terra bellissima, si viveva veramente bene. Eravamo una squadra di alto livello, un tridente d’attacco formato da  Miccoli, Amauri, Cavani, avevamo Guidolin allenatore. Terminammo il campionato al quinto posto, a pochi punti dalla Champions. Peccato, ma onestamente è stata la squadra più forte in cui io abbia giocato perchè era fatta di talenti veri, lo stesso Bresciano, Simplicio a centrocampo, Corini, Grosso, Barzagli, Zaccardo, una squadra piena di talento”.

Aimo Diana, ex calciatore del Palermo @Image Sport
Aimo Diana, ex calciatore del Palermo @Image Sport

Il presidente del Palermo all’epoca era Maurizio Zamparini: com’erano vissuti dalla squadra i numerosi esoneri degli allenatori?

Non è stato semplice, più che altro a volte ci mettevamo nei panni dell’allenatore che a volte, per colpe non sue, si trovava a perdere il posto. Era un dispiacere perchè spesso non si riusciva nemmeno ad entrare in sintonia con il nuovo tecnico che veniva mandato via. Però sapevamo chi era il nostro presidente, gli allenatori erano consapevoli di chi fosse Zamparini. Ha sempre fatto il massimo per noi calciatori, poi è chiaro che come ogni presidente doveva fare delle scelte, a volte le ha fatte bene, altre le ha fatte male. Mettendo in difficoltà l’allenatore, metteva in difficoltà noi, non si sapeva mai chi ci avrebbe allenato il martedì“.

Una particolarità della tua carriera. Ci sono giocatori che hai incontrato con maglie diverse nelle tue esperienze: era un fattore importante che favoriva il processo di ambientamento e di integrazione all’interno di un nuovo gruppo squadra?

Sì è vero, con Corini a Palermo e Torino, con David Di Michele, Bresciano, Bonazzoli. E’ più facile sia per chi arriva, sia per chi va perchè ci si racconta le cose, poi tra noi calciatori si parla tanto, si cerca di aiutare il compagno che arriva. D’altronde il mercato è fatto di queste cose qua, a volte ci si ritrova a giocare con gli stessi calciatori con squadre e allenatori diversi. Si creano amicizie, rapporti umani che restano intatti, infatti, Bonazzoli è un mio collaboratore al Renate, un punto di riferimento per i miei attaccanti che possono confrontarsi con un calciatore di un certo livello, con una carriera importante alle spalle”.

Che effetto fa vedere arrancare il Palermo in Serie C e il Brescia in Serie B?

“Dispiace però la realtà è che per ritornare ai fasti di una volta ci vorranno tantissimi anni, tante squadre sono ripartite dalla Serie D e stanno arrancando ancora in Serie C. Al Sud ci sono piazza importantissime che giocano perchè sono anni che provano a risalire invano. Il Palermo avrà bisogno di una proprietà molto forte che riesca a fare investimenti importanti e non è nemmeno detto che risali subito. Il Palermo alla fine è il primo anno in Serie C, lo scorso anno era in Serie D, quest’anno faranno esperienza per essere più competitivi il prossimo anno. Stesso discorso per il Bari che l’anno scorso ci è andato molto vicino. Solo il Parma ultimamente ha centrato il triplo salto di categoria dalla D alla A. Il campionato di Serie C è difficile, paradossalmente è più facile vincere il campionato di Serie B.

La speranza è che queste società magari ritardino l’appuntamento con la promozione a vantaggio del Renate, giusto mister?

“Guarda (ride ndr) ci sono 28 squadre ai play-off, è praticamente un terno al lotto, ne vince solo una. E’ veramente complicato”.

Aimo Diana, ex calciatore della Nazionale italiana
Aimo Diana, ex calciatore della Nazionale italiana

L’unica grande ferita della tua carriera è stata la mancata convocazione al Mondiale 2006 per problemi fisici: ci pensi ancora ogni tanto?

La ferita rimarrà sempre, anche se ai tempi stavo veramente male, avevo bisogno di curarmi. Poi ripensandoci dici “sarei potuto essere anche io Campione del Mondo”, ma sono abituato ad andare sopra le cose, cerco sempre di riconquistarle. Chissà, magari un giorno ci arriverò da allenatore. E’ stato bello però poter fare la Nazionale, conoscere grandi Campioni, poter dare una mano a vincere il Mondiale perchè ho giocato tutte le qualificazioni, magari ci riuscirò in qualche altra maniera”.

Se avessi dovuto scegliere tra il Mondiale o un top club, cosa avresti preferito?

“Onestamente (ride ndr) mi sarebbe piaciuto giocare con un top club. Alla fine se un giocatore vince un Mondiale viene ricordato per tutta la vita, però avere la possibilità di giocare in una grande squadra mi sarebbe piaciuto molto. Ci sono state opportunità? Sì ci sono stati tanti avvicinamenti, con la Juve era praticamente quasi fatta, poi è saltato il trasferimento perchè hanno preso un altro giocatore in prestito, sono stato vicino al Liverpool, che non era quello di oggi, anche con il Milan ci sono state tante chiacchierate. Non si è mai concretizzato nulla, peccato. Magari attraverso la carriera di allenatore un giorno arriverò a quei livelli”.

Massimiliano Allegri, ex allenatore della Juventus @Image Sport
Massimiliano Allegri, ex allenatore della Juventus @Image Sport

A proposito di allenatori, ruberesti qualche segreto agli attuali allenatori di Serie A, Gasperini, Conte, De Zerbi?

Segreto non lo so. Se proprio dovessi farti un nome a me è sempre piaciuto Allegri. Non perchè ha vinto tanti scudetti, ma perchè è riuscito a gestire una squadra di grandi campioni, senza giocare un calcio fantastico, in realtà pochissimi lo fanno, ed ha ottenuto risultati incredibili. Mi piace il suo modo di allenare, il suo modo di porsi e mi piace come giocano le sue squadre. Non mi nascondo, anche se a tanti non piace. La verità è che la Juve da quando non c’è Allegri sta facendo una gran fatica quindi vuol dire che il valore dell’allenatore c’era, c’è e sono curioso di sapere se rientrerà in gioco perchè mi aspetto che rientri in gioco”.

Il ruolo dell’allenatore: sperimentare o conta solo il risultato?

“Ci sono poche società disposte a concedere tempo ad un allenatore, il risultato diventa molto importante, basti pensare che in Serie C quest’anno ci sono stati 49 esoneri . Questo ti fa capire come il risultato in Italia è fondamentale: o trovi una società che permette all’allenatore di lavorare oppure diventa difficile e a volte, anche a discapito della tua filosofia di gioco deve adattarti per raggiungere un risultato che possa andare bene alla società”.

Per sperimentare un allenatore dovrebbe allenare per forza il Sassuolo, l’Atalanta, il Verona?

Queste sono società che hanno riconosciuto il valore dell’allenatore e soprattutto non avevano fretta di vincere a tutti i costi subito, quindi ti lasciano lavorare. E’ chiaro che i risultati devi portarli a caso lo stesso, perchè se Atalanta, Sassuolo e Verona retrocedono l’allenatore viene mandato via, però riconoscono la filosofia che l’allenatore vuole portare avanti. Tanti allenatori, secondo me, prima di arrivare nelle grandi squadre, faccio l’esempio di De Zerbi che lo conosco bene, il passaggio al Sassuolo diventa fondamentale perchè trova certezze e mette in pratica le idee di calcio. Sono convinto che quando andrà ad allenare un top club sarà preparato e pronto. Torniamo al solito discorso, c’è chi la gavetta la fa in Serie C, chi nelle squadre medie in Serie A. Simone Inzaghi ad esempio ha fatto tanto settore giovanile alla Lazio, lo stesso Pippo Inzaghi è andato prima in Serie A, poi in Serie C, prima di ritornare in massima serie”.

Sandro Tonali, centrocampista del Milan e della Nazionale Italiana
Sandro Tonali, centrocampista del Milan e della Nazionale Italiana

Ti ha deluso la stagione di Tonali al Milan?

Sinceramente non mi ha deluso perchè era quello che mi aspettavo, è un ragazzo giovane, bravissimo, di grande prospettiva, messo in una situazione così grande, mi aspettavo delle difficoltà. Anche perchè aveva alle spalle solo un campionato di Serie B e un campionato di Serie A in cui è retrocesso. Sta facendo esperienza, ha tutte le qualità per diventare un elemento fondamentale in quella squadra. Non è Pirlo, quando alcuni azzardarono il paragone io dissi “non è Pirlo, è esattamente il contrario, ha caratteristiche diverse“. E’ un giocatore di prospettiva che per la prima volta si è affacciato a grandi livelli, il Milan punta alla Champions League, c’è pressione, la magliettina pesa”.

A proposito di Serie A, escludendo lo scudetto dell’Inter, che cosa ti ha sorpreso maggiormente in questa stagione?

Sono soddisfatto del campionato del Milan, anche se non dovesse andare in Champions perchè la lotta si è fatta abbastanza fitta, con grandi squadre. Il Milan secondo me quest’anno ha espresso un calcio bello, importante, con giocatori molto giovani, adesso è in difficoltà perchè ha giocatori giovani, non abituati a certi pressioni e sta facendo un po’ fatica. Non mi aspettavo che il Milan potesse giocarsela così fino in fondo per la zona Champions, pensavo al massimo un piazzamento in Europa League. E’ un po’ come il Renate, noi siamo stati lì fino alla fine, poi abbiamo vissuto un calo, ma è difficile restare così a certi livelli. Io se fossi milanista sarei soddisfatto del lavoro svolto dalla società, hanno messo una base importante per il prossimo anno, la squadra è cresciuta ed è ritornata altamente competitiva”.

Pensi che il Milan sia la squadra maggiormente sfavorita nella corsa alla Champions League?

Milan e Juve sembrano quelle che abbiano un passo in meno, ma non dimentichiamo che c’è lo scontro diretto tra loro. Il Milan, secondo me, se ritrova il miglior Ibrahimovic, se ritrova la condizione Mandzukic potrebbe tornare in corsa. L’Inter ormai ha vinto lo scudetto, se la giocano cinque squadre e tre passeranno: io mi auguro che sia il Milan, non perchè sono milanista, ma perchè se l’è meritata, è una squadra di giocatori giovani che proveranno a dare l’ultima botta per cercare di rientrare in corsa”.

Cosa ne pensi della Nazionale di Roberto Mancini: è tra le favorite per la vittoria finale dell’Europeo?

Ha una base importante di gioco perchè propone un bel calcio, ha le idee abbastanza chiare. Per restare nelle top serve malizia, esperienza, bisogna essere abituati a certi livelli perchè ci sono Spagna, Olanda, Germania, Francia. Non so se è già a quei livelli, ma se non lo è adesso, lo è per i Mondiali. L’Europeo sarà un trampolino importante, è una squadra giovane, l’unica cosa che ci manca è un cannoniere, è anche vero che nel Mondiale del 2006 le punte hanno fatto pochi gol, hanno segnato soprattutto i difensori. Però è una squadra che piace, è ritornata la voglia di vedere la Nazionale perchè non gioca palla lunga e pedalare, propone un bel calcio”.

Roberto Mancini, Ct dell'Italia @Image Sport
Roberto Mancini, Ct dell’Italia @Image Sport

A proposito dei giovani, spesso in Italia le grandi società pescano dall’estero, ma la Serie B e la Serie C non potrebbero fornire giocatori ai top club italiani?

Io non me la prendo con le grandi società, me la prendo con i nostri giovani italiani che devono darsi una svegliata, devono capire che bisogna fare sacrifici e allenarsi di più perchè la concorrenza è mondiale, lo straniero arriva con una fame incredibile e noi dobbiamo parificare quella voglia lì. In Italia ci sono le regole per far giocare i giovani e questo non va bene, perchè in questo modo si abbassa la qualità. Un giovane dovrebbe giocare comunque se è bravo. Le regole non vanno bene, i giovani devono lavorare di più e fare sacrifici perchè altrimenti lo straniero di turno ti ruba il posto. Noi italiani, a volte, siamo accomodati bene, stiamo bene, viviamo bene, abbiamo tutto, a volte questo ti porta a togliere qualcosina, soprattutto in un mondo dominato dai social e da tante distrazioni. Per giocare a calcio serve passione, fame, tanta voglia di arrivare, a volte i giovani italiani pensando di essere già calciatori o i genitori pensano di avere in casa i nuovi Maradona. I genitori sono una componente fondamentale che spesso non fanno il bene del figlio”.

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