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Atalanta-Ajax, partita totale: Gasperini sfida il suo modello

Alejandro Gomez, attaccante dell'Atalanta @imagephotoagency
Alejandro Gomez, attaccante dell'Atalanta @imagephotoagency

Il mio modello è l’Ajax di Cruijff”. Beh, complimenti perché quel modello e quella squadra, forse non sono replicabili. Quell’Ajax fu la prima squadra a cambiare veramente il calcio dandogli la certezza di un gioco astratto e fluido. Il pressing a tutto campo, la grande tenuta fisica e la voglia di dominare il gioco non possono che partire da quella squadra che con Michels in panchina e Cruijff in campo ha avuto la sua massima espressione. L’Atalanta spera, in un calcio diverso e nel qualche forse si è detto davvero tutto, di essere la nuova Ajax del terzo millennio. In fondo, sotto moltissimi aspetti tattici, le due squadre si somigliano moltissimo. Senza scomodare l’Ajax dei mostri ma rimanendo a quello attuale, i Lanceri non ha mai cambiato il loro di intendere il calcio e di praticarlo.

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Il 4-3-3, esattamente come il 3-4-2-1 dell’Atalanta, è uno schieramento dal quale non si può prescindere e dal quale si parte per poi evolversi. Dominare, poi, è l’altro diktat. Giocare con i piedi nella metà campo degli avversari deve essere un concetto che entra nelle menti dei calciatori. L’Ajax e l’Atalanta sono più simili di quanto si possa credere e di quanto la storia dica ma sono anche diverse. Il dominio del gioco è un concetto comune ma che arriva in modi e maniere totalmente diversi.

Gli olandesi vogliono arrivarci con la continuità e l’armoniosità del palleggio. Avere il pallone fra i piedi vuol dire non rischiare, non permettere agli avversari di attaccare e quindi avere meno possibilità di subire gol. Si vince con il pallone fra i piedi e per più tempo hai il pallone, più possibilità hai di fare gol. Insomma, un gioco orizzontale che poi deve per forza di cose decidere quando illuminarsi e accelerare. L’Atalanta, invece, non è una squadra raziocinante come l’Ajax. Si deve andare a mille sempre e in ogni fase della gara. Il gioco deve essere teso alla verticalità, a volte anche esasperandola. Il domino è fisico e deve arrivare ad occupare ogni parte di campo con un unico comandamento: andare sempre a mille allora.

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Ajax e Atalanta, due industrie calcistiche

Se il campo mostra delle contraddizioni e delle differenze; i bilanci e i talent scout, invece, sembrano essere gli uni il filo diretto degli altri. Ajax e Atalanta sono diventate due modelli incredibilmente rosei ed economicamente fruttuosi per i loro proprietari. I settori giovanili dei due club muovono e creano giocatori dal nulla e molti di questi spesso arrivano a toccare punti altissimi. L’Ajax, in questo senso prendendo un po’ lo spirito imprenditoriale che si respira in città, è certamente più avanti ma il colpo Traorè ha messo in vetrina anche la Dea che adesso, anno dopo anno, sta diventando una realtà sempre più importante del nostro calcio. Creare dal basso non è solo un mantra tattico ma è, anche e soprattutto un mantra gestionale. Un indirizzo societario che, specie in questo momento, permette di non soccombere e di non boccheggiare con i conti.

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Poi, a proposito di somiglianze, c’è quel legame con il tessuto sociale della città. Atalanta ed Ajax non possono essere prese in esame senza il loro pubblico. A Bergamo e ad Amsterdam le due squadre sono un filo indistricabile che lega la vita quotidiana dei suoi cittadini con quello della squadra. Nonostante la storia, Ajax e Atalanta si somigliano molto più di quanto si possa credere.

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