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Alberto Di Chiara in ESCLUSIVA: “Fiorentina, è ora di puntare all’Europa! Corsa scudetto? Mai stata chiusa”

Alberto Di Chiara, storico ex difensore di Fiorentina e Parma, ha rilasciato un’intervista ai nostri microfoni, rivivendo con noi alcuni passaggi salienti della sua carriera e soffermandosi sulla rinascita viola firmata da Italiano e Vlahovic

Alberto Di Chiara, ex Parma e Fiorentina
Alberto Di Chiara, ex Parma e Fiorentina

Alberto Di Chiara è stato uno dei più forti terzini sinistri della sua generazione. Con le maglie di Fiorentina e Parma ha fatto su e giù per tutte le fasce dei campi di Serie A a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Con la maglia dei ducali le sue soddisfazioni più grandi: una Coppa Italia, una Coppa Uefa e una Coppa delle Coppe in 5 anni, in cui il giocatore scuola Roma si espresse ai massimi livelli. Ancora oggi considerato da gran parte dei tifosi emiliani il terzino più forte passato da quelle parti, Di Chiara si è raccontato ai nostri microfoni, ripercorrendo alcune tappe della sua carriera tra tante gioie e qualche rimpianto.


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Alberto Di Chiara, ex Parma e Fiorentina
Alberto Di Chiara, ex Parma e Fiorentina

Campionato mai stato chiuso: l’Inter c’è

Con la vittoria dell’Inter sul Napoli si è riaperta la corsa Scudetto o questa non è mai stata chiusa? C’è spazio per la rimonta di altre squadre?

“La lotta scudetto non è mai stata chiusa, di certo la vittoria dell’Inter sul Napoli ha riaperto ampiamente i giochi. Era troppo presto per pensare ad un discorso a due tra Milan e Napoli, ci sono i nerazzurri subito dietro e la corsa al titolo sarà tra queste tre squadre. Ci sono alcuni punti interrogativi, come un’eventuale recupero della Juventus a cui io però credo poco. La squadra di Allegri si riprenderà e proverà a lottare per la Champions League ma credo che per il campionato sia ormai fuori dai giochi. Bisognerà capire inoltre cosa farà l’Atalanta, che sta facendo bene e può sempre essere una mina vagante”

Lei conosce bene Stefano Pioli, si aspettava questi risultati dall’allenatore del Milan?

Pioli è arrivato al Milan in un momento in cui il club attraversava una crisi su tanti aspetti societari, dimostrandosi bravissimo a compattare da subito il gruppo e a trovare continuità nelle prestazioni e nei risultati. Nelle precedenti esperienze aveva sempre peccato di discontinuità mentre a Milano è riuscito a trovare la dimensione giusta, crescendo assieme alla società, coadiuvato anche dal gran lavoro di Maldini e i suoi collaboratori. Il più grande pregio di Pioli è l’equilibrio, qualità che è riuscito a trasmettere alla squadra in questi anni”.

Qual è la vera delusione di questo campionato?

“Le sorprese negative sono legate soprattutto alla figura delle due squadre genovesi che non stanno andando come probabilmente ci si aspettava. Soprattutto il Genoa si trova in una posizione poco consona a quella che è la realtà della squadra. Le altre squadre nel bene o nel male stanno rispettando le attese, come anche il Torino che dopo un avvio stentato si sta ora riprendendo grazie al lavoro di Juric. Anche la Fiorentina con Vincenzo Italiano in panchina si sta mettendo in grande mostra”.

Italiano e Vlahovic: l’oro di Firenze

A proposito di Fiorentina, la sua ex squadra è la rivelazione di questa Serie A?

“Senza dubbio. Rispetto alle ultime due stagioni in cui ha lottato per non retrocedere, quest’anno stiamo assistendo a qualcosa di diverso, la squadra ha già 10 punti in più rispetto alla passata stagione. É una squadra che ha trovato la sua identità, c’è grande entusiasmo nell’ambiente e ha trovato in Vlahovic un grande trascinatore. Ha trovato in Italiano l’allenatore giusto, in grado di dare qualità e organizzazione, cose che erano sempre mancate nelle ultime annate. É una squadra che gioca per il risultato, anche rischiando, non a caso è l’unica formazione che non ha ancora pareggiato in questo campionato. Non dimentichiamoci però anche del bel campionato che stanno disputando Verona, Empoli e Venezia“.

La rosa della squadra viola non si discosta tanto da quella della scorsa stagione, questo è indice del gran lavoro di mister Italiano?

“Indubbiamente Italiano è riuscito ad inculcare alla squadra la mentalità giusta, contribuendo anche alla consacrazione di un Vlahovic sempre più maturo, che nonostante le polemiche riguardanti il suo futuro ha sempre risposto sul campo. Il mister è stato bravo anche a ricostituire quei giocatori che sembravano un po’ alla deriva, come lo stesso Saponara, che con la giusta fiducia si sta dimostrando un giocatore fondamentale per la squadra”.

Italiano Fiorentina
Vincenzo Italiano, allenatore della Fiorentina

Fin dove può spingersi realisticamente la Fiorentina quest’anno? C’è l’opportunità di tornare in Europa dopo tanti anni?

“Quest’anno potrebbe essere l’occasione buona poiché c’è una sorta di livellamento in questo campionato. Il livello delle big è leggermente calato e proprio per questo la Fiorentina, che invece ha trovato un sistema di gioco funzionante e una condizione mentale solida, può sicuramente cercare di puntare all’Europa. Del resto la classifica sorride, la squadra ha dimostrato di potersela giocare con tutti e c’è entusiasmo nell’ambiente, quindi perché non provarci. L’importante è, come ha detto Italiano, restare coi piedi ben saldi a terra e non adagiarsi perdendo quell’umiltà necessaria”.

Prima ha parlato di Vlahovic: è l’attaccante più forte della Serie A? In quale squadra lo vedrebbe bene in futuro?

“Nonostante sia esploso solo da gennaio, credo sia uno degli attaccanti più prolifici in questo 2021. Ha confermato di essere un giocatore che, al di là delle caratteristiche tecniche, possiede una grande forza mentale. E tutto questo lo dimostra sia dentro al campo che nelle vicende extra-campo, dalle quali ha mostrato di non lasciarsi distrarre minimamente. É un giocatore che in questo momento giocherebbe ovunque, solo al PSG probabilmente farebbe fatica a ritagliarsi lo spazio. É uno di quegli attaccanti che difficilmente sarà possibile trattenere in Serie A“.

Esultanza Dusan Vlahovic, Fiorentina-Milan
Dusan Vlahovic, attaccante Fiorentina @Image Sport

Gli anni indimenticabili a Parma

Tra le maglia che lei ha indossato in carriera anche quella del Parma: la squadra di Maresca sta annaspando in Serie B, cosa non funziona nella squadra emiliana?

“Da quando è arrivata la nuova proprietà sono state sbagliate numerose scelte a livello di strategia. Hanno voluto fare dei cambiamenti radicali in un momento in cui il Parma aveva trovato la sua dimensione in Serie A. Anche sulle scelte degli allenatori mi è sembrata esserci parecchia confusione. Sono stati fatti poi numerosi errori di mercato in questi due anni, i quali hanno portato  alla situazione attuale; ad annaspare nel campionato di Serie B, nel quale la squadra sarebbe dovuta essere per lo meno una delle protagoniste principali”.

Kyle Krause, presidente del Parma
Kyle Krause, presidente del Parma

A Parma lei si affermò come uno dei migliori esterni bassi di difesa della sua generazione, ruolo che gli diede Lazaroni alla Fiorentina spostandola dalla posizione di ala: può raccontarci i motivi di questo cambiamento repentino di ruolo?

“Si, Lazaroni nel mio ultimo anno alla Fiorentina decise di dirottarmi dalla posizione di ala offensiva a quella di terzino a tutta fascia, un po’ sul modello di quelli che erano i laterali brasiliani del tempo. Decise così di arretrare il mio raggio d’azione, con questo passaggio da numero 11 a numero 3 che fece le mie fortune come calciatore. L’anno seguente infatti fui poi individuato dal Parma di Scala come il terzino del futuro della squadra emiliana, in cui poi rimasi per cinque anni vincendo numerosi trofei, arrivando anche in Nazionale“.

Un momento della sua avventura in gialloblù che ricorda più di altri?

“Ce ne sono sicuramente tanti, il primo anno fu qualcosa di indimenticabile: mi guadagnai la Nazionale con Sacchi in panchina, vinsi la Coppa Italia in finale contro la Juventus. Questa, insieme alla vittoria della Coppa delle Coppe a Wembley, furono il segno dell’ascesa del Parma di quegli anni. La vittoria della Coppa Uefa del 1995 la ricordo particolarmente con piacere, perché fu una sorta di rivincita contro la Juventus, che nel 1990 ci sconfisse in finale quando vestivo la maglia della Fiorentina. Il Parma in quegli anni era il massimo, per l’ambiente, per una proprietà che non ti faceva mancare nulla e per un grande allenatore e maestro come Scala“.

Che squadra era quel Parma?

“In quel Parma c’erano grandi individualità ma ognuno era messo al posto giusto e al servizio della squadra. Siamo partiti con un attaccante forte come Melli fino ad arrivare al duo atipico composto da Zola e Asprilla.  Non abbiamo mai avuto un centravanti classico, ma abbiamo sempre giocato con attaccanti di grande movimento e questo è sempre stato uno dei nostri punti di forza. Asprilla soprattutto aveva un’imprevedibilità incredibile, che oggi, nel calcio attuale, gli avrebbe consentito di segnare caterve di gol”.

Faustino Asprilla ferma il Milan succedeva in serie A
Faustino Asprilla ferma il Milan succedeva in serie A

Ha qualche piccolo rimpianto per la sua carriera? Penso magari alla Nazionale in cui lei è probabilmente stato chiuso da un giocatore del calibro di Maldini

“Ammetto che quando si parla di Nazionale ho un piccolo rimpianto. Avrei voluto giocare qualche partita in più. In quegli anni c’era una concorrenza spietata, che oggi non esiste. Perfino giocatori come Zola e Mancini non erano in pianta stabile in azzurro. Per quanto mi riguarda, quando sono stato convocato in Nazionale, Sacchi mi ha sempre fatto partire da titolare. Durante quelle partite il mister ha sempre preferito spostare Maldini al centro della difesa o sul versante destro pur di consegnarmi le chiavi della fascia sinistra e questa, devo ammettere, è stata una grande soddisfazione per me”.

Il miracolo Euro 2020 e la carenza di qualità del calcio italiano

Chiudiamo con la Nazionale: si aspettava tutte queste difficoltà della squadra di Mancini nel percorso di qualificazione a Qatar 2022?

“Innanzitutto non mi sarei aspettato neanche di vincere l’Europeo, vista la situazione che ereditava Mancini. Il ct ha fatto nascere delle rose nel deserto, ha fatto un miracolo, creando un gruppo e una squadra dal nulla. É stato coraggioso nelle scelte, anche aiutato dal fatto che non ci fosse tanto materiale da cui attingere. A livello di qualità individuale il nostro calcio offre ben poco in questo momento storico e l’ipotesi di un Balotelli-bis fa capire l’emergenza della situazione. Indubbiamente qualche errore nel percorso di qualificazione ai Mondiali è stato fatto, nonostante poi senza gli errori dal dischetto contro la Svizzera oggi staremmo parlando di altro. Un po’ di delusione c’è, specie dopo aver vinto l’Europeo solo quattro mesi fa e dopo aver avuto la fortuna di finire in un girone tutto sommato abbordabile”.

Come risolvere il problema del gol?

“Nelle ultime settimane si è parlato di un ritorno in azzurro di Balotelli e di una convocazione di Joao Pedro. Potrebbero anche essere delle soluzioni ma io punterei piuttosto a valorizzare qualche giovane. Due ragazzi come Scamacca e Raspadori devono ancora maturare ma sono quelli che offre il mercato, perciò bisogna assolutamente valorizzarli. Certo è che la carenza di attaccanti italiani non si può più nascondere: mancano i numeri 10 e i numeri 9. Siamo in un momento in cui bisogna raschiare il fondo del barile e fare di necessità virtù”.