Antognoni, il numero 10 simbolo di Firenze: il ricordo esclusivo dei compagni

Una vita a tinte viola. Compie oggi 67 anni il giocatore più importante della storia della Fiorentina: Giancarlo Antognoni. Riviviamo la sua storia attraverso le parole degli ex compagni

Antognoni, dirigente della Fiorentina
Antognoni, dirigente della Fiorentina

Giancarlo Antognoni, il bambino che non ha mai smesso di sognare

Nato a Marsciano il 1° Aprile 1954, Giancarlo Antognoni veste inizialmente le maglie di Torino, dove gioca una sola amichevole, e Asti MaCoBi, in Serie D, prima di accasarsi alla Fiorentina, squadra nella quale scrive una delle storie d’amore più entusiasmanti di sempre. Arrivato a Firenze all’età di 18 anni mostra qualità indiscusse già nella gara d’esordio vinta per 2-1 contro il Verona, a seguito della quale viene definito dal Corriere dello Sport come “un giovanissimo Rivera”.  Dal 1972 veste la maglia viola per quindici anni, disputando 341 partite e segnando 61 goal, fino al 1987, anno nel quale decide di trasferirsi al Losanna, in Svizzera, per terminare la carriera. Per lui anche 73 presenze nella Nazionale maggiore dove, sotto la guida di Enzo Bearzot, conquista la Coppa del Mondo nel 1982, in Spagna, pur non potendo disputare la finale contro la Germania Ovest a causa di un infortunio subito nel turno precedente contro la Polonia: “Se c’è un rimpianto nella mia carriera, oltre a non aver vinto lo Scudetto, è il fatto di non aver giocato la finale contro la Germania ai Mondiali di Spagna. Guardai la partita dalla tribuna stampa”, spiegherà successivamente.

Antognoni, il numero 10 simbolo di Firenze: il ricordo esclusivo dei compagni
Giancarlo Antognoni

“E guai a chi parla male di Antognoni…”

Enzo Ghinazzi, in arte Pupo, in una delle sue più celeberrime opere “Firenze, Santa Maria Novella”, dopo aver esaltato le tante peculiarità della città gigliata, canta “Guai a chi parla male di Antognoni”. Una frase breve, semplice, all’interno della quale, però, c’è tutto l’amore di un popolo, di una città che sventola orgogliosa la propria bandiera, il proprio passato, la propria storia. Giancarlo Antognoni non è e non potrà mai essere uno dei tanti, nemmeno tra cent’anni, nemmeno tra mille. Ciò che questo uomo ha fatto per Firenze e la Fiorentina è indescrivibile, inimmaginabile, perché non è stato solamente un calciatore, un capitano o un fenomeno. Prima di tutto ciò Antognoni è stato un uomo, un uomo vero, un bambino che non ha mai smesso di credere nei propri sogni, un ragazzo che – anche se ha smesso di giocare – non perderà mai la voglia di correre dietro ad un pallone. Giancarlo Antognoni non è solamente parte della storia di Firenze, Antognoni è Firenze.

Antognoni, il numero 10 simbolo di Firenze: il ricordo esclusivo dei compagni
Fiorentina, Giancarlo Antognoni

“Il mio capitano, il mio sogno da bambino…”

A descrivere l’importanza del numero 10, tornato nel 2017 tra la dirigenza, sono proprio i suoi ex compagni di squadra in esclusiva ai nostri microfoni: “Giancarlo Antognoni è stato e sempre sarà il mio capitano, il mio sogno di bambino. Correrci accanto è stato un onore” spiega Stefano Carobbi, ex difensore viola, sottolineando l’importanza dell’attuale team manager. Carobbi non è l’unico ad esprimere parole d’affetto verso ‘il Figlio delle Stelle’. “E’ una persona straordinaria, di un’educazione incredibile, si faceva volere bene – aggiunge Marco Landucci Sarà sempre legato a questi colori, è uno dei pochi che ha giocato solo a Firenze, l’unico numero 10 della città: Antognoni significa Fiorentina. Sono contento sia tornato in società, è l’uomo giusto nel posto giusto”, conclude l’ex portiere. Parole simili quelle di Marco Nappi, che spiega: “E’ fantastico, la principale bandiera della squadra ed è giusto che sia tornato in società, quando sei affezionato alla maglia dai un grandissimo contributo anche all’ambiente”. ”Sarà – aggiunge invece Sandro Cois sempre l’idolo di tutti i tifosi, è importante che una figura come la sua sia sempre presente”. Antognoni è – racconta infine Anselmo Robbiati un personaggio che Firenze sente da vicino, è la bandiera assoluta di questi colori oltre che ad essere una persona squisita, semplice, umile e sempre disponibile, disposta a parlare con tutti. I tifosi hanno bisogno di lui, è in grado di rassicurare la piazza. La dirigenza fa molto bene a tenerlo con sé, sono contento abbia ritrovato un ruolo nella Fiorentina dopo gli scontri con la società”.

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