Antonio Conte, tecnico dell'Inter

Bel gioco e concretezza, da Gasperini a Conte: la Serie A si divide

Bel gioco e concretezza, giochisti e risultatisti: la Serie A si spacca su due modi diversi di intendere il calcio, pur remando in toto verso una direzione più europea. Ma vi sono momenti e momenti e la vittoria di Conte su De Zerbi – e prima ancora, Gasperini – lo ha confermato

La risposta di Conte

Il calcio è fatto di categorie che riguardano anche gli allenatori. C’è chi adatta la squadra ai propri dettami a costo di risultare impopolare e c’è chi si adatta al meglio ai calciatori che ha a disposizione. Alla prima appartiene Antonio Conte, solleticato sull’eterna diatriba tra bel gioco e concretezza al termine di Inter-Sassuolo. Ad una domanda sull’estetica, il tecnico ha ribadito quanto sia importante raggiungere l’obiettivo. Il come passa in secondo piano e con la testa è impossibile non pensare ad uno sfogo simile, avuto da Allegri quando sedeva sulla panchina della Juventus. L’allora tecnico bianconero citò il circo come luogo di svago e divertimento, contrapponendosi all’idea del bello del Napoli di Sarri. Dal loro dualismo sbarcò ufficialmente in Italia la diatriba sull’impostazione da fornire alla propria squadra. Che oggi trova continuità in una Serie A che si divide.

Roberto De Zerbi, allenatore del Sassuolo @imagephotoagency
Roberto De Zerbi, allenatore del Sassuolo @imagephotoagency

La filosofia di De Zerbi

De Zerbi contro Conte pone agli antipodi due filosofie di gioco diverse. Lo si è visto nell’Inter-Sassuolo di ieri, vinto dai nerazzurri nonostante l’esiguo possesso palla. De Zerbi, così come Sarri, distrugge e devasta l’idea della difesa all’italiana, punta a sovrastare il nemico nel palleggio e fa del possesso l’arma essenziale, anche dal punto di vista difensivo. Azzerando le rose a disposizione nella sfida di ieri, restano due idee. Quella dell’Inter di rompere e ripartire e quella dei neroverdi, che avvolgono nella rete di passaggi e fanno la partita. Manifesto della scuola dei giochisti, che insieme al tecnico del Sassuolo vede l’Atalanta di Gasperini come ulteriore dimostrazione.

Gasperini, tecnico Atalanta
Gasperini, tecnico Atalanta @Image Sport

Gasperini-Juric: così uguali, così diversi

Una delle realtà più in vista della Serie A e del calcio europeo basa il suo gioco sul possesso ed un aggressivo recupero del pallone. È l’Atalanta, una delle più internazionali tra le squadre italiane dal punto di vista del gioco. Lo ha dimostrato anch’essa contro l’Inter, anch’essa uscendone sconfitta ma continuando a martellare con possesso ed intensità. Quello del bel gioco è però un concetto che rimane astratto, di cui i filosofi del calcio si riempiono la bocca accostandolo al termine sarrismo.

In Gasperini, di Sarri, c’è meno di quanto si pensi, a differenza dello stesso De Zerbi. E ad ulteriore differenza di Juric, che ha dalla sua un’impostazione difensiva identica alla Dea ma maggior fatica a costruire, dettata dagli interpreti di qualità inferiore. E che rappresenta l’anello di congiunzione dell’intera Serie A, il ponte su cui passano sia chi intende fare la partita, che chi intende provare a vincere nel metodo più classico.

Allegri e Sarri
Maurizio Sarri, allenatore della Juventus

Chi ha ragione?

Tolto il pragmatismo necessario delle squadre invischiate nella lotta salvezza, vi sono formazioni che fanno della concretezza la propria arma vincente. L’esempio principe è l’Inter, che pur ha dimostrato nel recente passato contiano di saper fare la partitaDerby d’Italia docet. Insieme ad essa, la Juventus ha ottenuto risultati quando si è ispirata maggiormente al periodo allegriano, così come il Napoli è emerso quando messo con le spalle al muro. In generale, però, la tendenza italiana strizza l’occhio all’Europa, anche se la confusione che si rischia in termini d’analisi è corposa.

Ecco perché chiudersi a riccio e ribattere colpo su colpo è una soluzione che non esclude il voler proporre il proprio calcio, che a sua volta non è l’unico modo per vincere. Non è un cane che si morde la coda, ma è una (non tanto, a quanto pare) semplice capacità di calarsi nel contesto adeguato. In soldoni, non esiste un unico modo per giocare a calcio. E non esiste, come spesso accade, chi ha ragione e chi ha torto.

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