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Benoit Cauet in ESCLUSIVA: “Inzaghi ha trasformato l’Inter. Belotti-Torino: è ora di voltare pagina”

A tu per tu con Benoit Cauet: l’ex centrocampista dell’Inter si è immerso nei ricordi – tra presente e passato – della sua lunga carriera, senza tralasciare un importante focus sul mondo del calcio giovanile e sulla “querelle” Belotti-Torino

Benoit Cauet
Benoit Cauet

Benoit Cauet ha legato buona parte della sua carriera all’Inter. Abile centrocampista dinamico e duttile in quella che fu una delle più iconiche squadre nerazzurre di sempre. Era l’Inter di Ronaldo e Zamorano, ma anche di Djorkaeff, Taribo West e Alvaro Recoba. Con quella squadra il grande successo in Coppa UEFA nel 1997-1998 nella finale contro la Lazio, ma anche ricordi meno dolci, come la partita – passata alla storia per lo scontro Ronaldo-Iuliano – contro gli acerrimi rivali di sempre della Juventus. I suoi successi più importanti li coglie, però, in Francia ad inizio carriera, dove ottiene la vittoria di due campionati con l’Olympique Marsiglia e uno col Nantes. Tra le sue maglie anche quella prestigiosa del PSG. In Italia vestirà poi le casacche di Torino e Como prima di concludere la sua carriera in un affascinante viaggio tra Bulgaria e Svizzera.

Cauet è intervenuto in ESCLUSIVA ai nostri microfoni, analizzando attentamente la stagione dell’Inter con al timone Simone Inzaghi e soffermandosi anche sull’importante tematica del calcio giovanile. Per lui, infatti, una lunga esperienza alla guida delle giovanili dei nerazzurri e una grande conoscenza dal calcio giovanile francese, da sempre ottima fucina di talenti cristallini sempre più ambiti dalle big di tutta Europa.

L’egemonia dell’Inter targata Simone Inzaghi

Partiamo dalla squadra a cui sicuramente è più legato, l’Inter: si aspettava che Inzaghi facesse da subito così bene? Quali sono le differenze rispetto all’Inter di Conte?

“La squadra ha avuto qualche difficoltà all’inizio, ma non poteva essere altrimenti. L’Inter veniva da due anni della gestione Conte, che aveva dato un’impronta ben precisa alla squadra, basata sulla sua disciplina e metodologia di lavoro. Inzaghi ha dovuto sopperire alle partenze di Lukaku e Hakimi ed è stato bravo a trovare le giuste alternative in rosa. Il gioco quest’anno è molto più offensivo, la squadra è compatta e aggredisce molto più in alto l’avversario. La partita d’andata contro la Lazio aveva mostrato che la squadra non aveva ancora assorbito i dettami del tecnico, ma da lì c’è stato un crescendo continuo che ha evidenziato la presa di coscienza dei calciatori di essere un gruppo davvero forte”.

Simone Inzaghi, tecnico dell'Inter
Simone Inzaghi, tecnico dell’Inter @Image Sport

L’Inter ha preso saldamente la vetta della classifica: sarà una sfida scudetto col Milan o c’è spazio anche per qualche altra squadra?

“É presto per dire se sarà una sfida solo tra Inter e Milan, di sicuro le due milanesi saranno in corsa fino alla fine. I rossoneri sono una squadra temibile, forte e con tanti giovani importanti. Tanti giocatori che l’anno scorso hanno faticato stanno avendo una crescita costante e il Milan, ad oggi, è la rivale principale della squadra di Inzaghi. Credo anche che il Napoli tornerà a risalire in classifica e lotterà fino alla fine: ha perso tanti giocatori e ha avuto un momento di difficoltà, ma ci sono anche loro per lo scudetto. Spalletti è un grande allenatore e ha un gruppo che può dire la sua.  Anche l’Atalanta se supera i momenti di blackout che spesso la colpiscono nel corso della stagione può ambire a lottare per qualcosa di importante. É un campionato molto equilibrato, anche in fondo alla classifica, dove non c’è nulla di scritto. Basti pensare al Cagliari, che sembrava spacciato ma, anche grazie all’esperienza di Mazzarri, è tornato in corsa per la salvezza”.

In virtù del momento complicato al Chelsea, crede che l’addio di Lukaku all’Inter sia stato troppo affrettato?

Lukaku ha fatto una scelta e l’ha fatta anche l’Inter, mettendolo sul mercato. Le difficoltà fanno parte del gioco, ma è andato in una grande squadra ed è più difficile per lui. Gli interisti, però, devono essere grati a Lukaku perché anche grazie a lui sono arrivati uno scudetto e una finale di Europa League. Ha sempre dato tutto per la maglia nerazzurra e ha dimostrato la sua professionalità fino all’ultimo giorno. Può darsi che si sia pentito di lasciare Milano, ma questa è stata la sua scelta ed è troppo tardi per tornare indietro“.

Chi la sta sorprendendo maggiormente nella rosa nerazzurra?

“Credo che questo sia l’anno delle conferme più che l’anno delle sorprese. Ad esempio Bastoni sta crescendo sempre di più, sta acquisendo sempre maggior convinzione nei propri mezzi e sta maturando in fretta. Lo stesso Barella ormai è una certezza in mezzo al campo ed è diventato un leader della squadra. L’Inter è ormai un gruppo consolidato e pieno di certezze all’interno della propria rosa: questo è fondamentale anche per i nuovi arrivi, che vengono messi da subito nelle condizioni di esprimersi al meglio. Basti vedere l’impatto di Dimarco che, nonostante la giovane età, quando scende in campo è un piacere per gli occhi “.

Alessandro Bastoni, difensore dell'Inter
Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter

Inter-Juventus, una rivalità lunga una vita

Ieri si è giocata la finale di Supercoppa tra Inter e Juventus: che ricordi evoca in lei questa sfida?

“É sempre una sfida molto accesa e ricca di fascino. É una delle rivalità storiche del calcio mondiale tra due squadre fortissime. In passato hanno dato vita a partite spettacolari e ricche di polemiche. Ho ricordi belli delle sfide contro la Juventus ma anche alcuni poco piacevoli, questo è innegabile”.

Lei è arrivato all’Inter nel 1997: che ricordi ha di quella squadra? Quel gruppo avrebbe potuto vincere di più?

“Quello era un gruppo straordinario, con tanti campioni in squadra dalle grandi capacità tecniche e fisiche. C’erano giocatori straordinari, Ronaldo su tutti. Senza dubbio avremmo potuto vincere qualcosa in più, ci abbiamo provato con tutte le nostre forze ma purtroppo per svariati fattori non ci siamo riusciti. C’è stata quella partita contro la Juventus che ha fatto storia e che ci ha penalizzati, però si poteva sicuramente ottenere qualche trofeo in più. Qualche volta ci vuole tempo per trovare la giusta quadratura e bisogna creare determinate premesse per ottenere un gruppo vincente. C’è bisogno di creare un progetto a lungo termine per ottenere una squadra in grado di vincere tutto, come è stata poi l’Inter qualche anno più tardi”.

Benoit Cauet, ex centrocampista dell'Inter
Benoit Cauet, ex centrocampista dell’Inter

La Ligue 1: una miniera di talento

Prima di arrivare in Italia lei ha giocato e vinto tanto in Francia: come vede il livello attuale della Ligue 1? Si è assottigliato il gap con la Serie A?

“Si, ho avuto la fortuna di vincere tanti trofei in Francia, in squadre molto forti, però è chiaro che oggi è una Ligue 1 diversa. Anche se l’arrivo di Messi in una squadra già ricca di campioni come il PSG ha aumentato la risonanza mediatica, la Ligue 1 continua a non attirare molto. É un campionato normale, dove i migliori giocatori vanno via e anche i giovani non hanno modo di crescere nelle loro squadre. Lo spettacolo fa fatica e il tutto rende la Ligue 1 sempre meno attrattiva. Negli ultimi anni c’è stato un cambio di spirito in Italia, si segna di più e il gioco è sempre più offensivo. In Francia, invece, da questo punto di vista siamo ancora indietro”.

Ha parlato dei giovani calciatori francesi, che sono tra i più forti al mondo: si sentirebbe di consigliarne qualcuno alle squadre italiane?

“Ce ne sono davvero tanti. In Francia abbiamo la fortuna di avere un settore giovanile che lavora benissimo, non da oggi ma già dagli anni ’80. Questo ha fatto si che già negli anni ’90 i nostri giovani fossero tra i più apprezzati all’estero e le big europee spesso decidessero di puntarci. Oggi abbiamo tanti ragazzi che, già a 18 anni, sono pronti al salto in una grande squadra. Tutta questa organizzazione, anche a livello di strutture, dei settori giovanili sono simbolo di garanzia sul prodotto francese. Nominarne qualcuno è riduttivo perché ce ne sono tanti, però prendiamo il caso di Kalulu, che sta facendo molto bene al Milan pur senza aver mai fatto l’esordio in prima squadra ai tempi del Lione. É stato molto bravo il Milan a strapparlo via ai francesi e questo tipo di situazione si sta ripetendo sempre più spesso. É una delle pecche più grandi deli club francesi quella di non riuscire a trattenere i propri giovani”.

Kalulu (Milan) @Image Sport
Kalulu (Milan) @Image Sport

Belotti e il Toro: c’eravamo tanto amati

Tra le sue maglie indossate in carriera anche quella del Torino: cosa ne pensa del lavoro di Juric e della situazione riguardante Belotti?

“Credo che il Torino abbia fatto benissimo a puntare su Juric dopo 2-3 anni di grandi difficoltà. Gli ultimi anni dopo Mazzarri in panchina, che ha portato la squadra fino all’Europa, sono stati complicati per i granata. Juric ha portato entusiasmo e intensità e ha cambiato completamente la filosofia del Torino. É una squadra in grado di mettere in difficoltà chiunque, anche le grandi squadre. Si è visto anche nell’ultima partita contro la Fiorentina, dove il Toro non ha lasciato scampo alla squadra di Italiano. Belotti ha dimostrato in questi anni il suo valore e tutto il suo attaccamento alla maglia granata, tirando la carretta anche nei tempi bui. Penso, tuttavia, che sia arrivato il momento per lui di cambiare: ha fatto il suo percorso, è rimasto tanti anni ed è il momento di voltare pagina e rilanciare la sua carriera“.

Belotti (Torino)
Belotti (Torino)

Una carriera al servizio dei giovani

Ha lavorato per anni nelle giovanili dell’Inter: come è stato l’impatto con un mondo così diverso? Perché i giovani fanno sempre più fatica a emergere?

“Ho avuto la fortuna di lavorare nel settore giovanile dell’Inter, che è un settore che dal 2000 in poi ha lavorato benissimo e ha sfornato tanti giocatori. C’è stato un gran lavoro da parte di Roberto Samaden, Piero Ausilio, Paolo Manighetti e dell’osservatore Casiraghi, che purtroppo è venuto a mancare. É stata un’esperienza molto importante per me, perché mi ha aiutato ad ampliare le mie conoscenze. L’Inter punta molto sui propri giovani ed è importante perché garantisce loro i giusti insegnamenti in un club in cui, spesso, sono solo di passaggio. Purtroppo, ovviamente, non tutti arrivano a toccare il professionismo poiché non tutti hanno la stessa capacità di apprendere e in alcuni elementi non c’è lo sviluppo fisico che ci si attendeva. É un percorso molto difficile, ed è un rammarico per un allenatore vedere che non tutti riescono a completare questo percorso”.

Benoit Cauet
Benoit Cauet

Cambierebbe qualcosa della sua carriera?

“Sicuramente la Nazionale è un rimpianto perché non sono mai riuscito ad esordire. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili fino all’Under 21, ma in Nazionale maggiore c’era tanta concorrenza in quegli anni. Fa parte del gioco, eravamo una squadra molto forte, in due anni abbiamo vinto Mondiale ed Europeo e nonostante giocassi in una squadra importante come l’Inter non sono riuscito a trovare spazio”.

Benoit Cauet
Benoit Cauet

Che obiettivi si è prefisso per il futuro dopo aver allenato in serie B e C in Francia?

“Al momento sono fermo in attesa di qualche progetto interessante. Non mi precludo nessuna scelta e nessun percorso, seguo sempre attentamente il calcio dall’esterno e sto valutando sul mio futuro”.