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Beppe Bergomi: “Inter, Inzaghi è l’uomo giusto. Mourinho-Roma? Non sarà facile. E su Allegri…”

L’addio di Conte, l’arrivo di Simone Inzaghi, Mourinho, Allegri e le fasi salienti della sua carriera con l’Inter e con la Nazionale italiana: in esclusiva ai nostri microfoni Giuseppe Bergomi, ex difensore nerazzurro

Giuseppe Bergomi, ex giocatore dell'Inter e commentatore di Sky Sport @Image Sport
Giuseppe Bergomi, ex giocatore dell'Inter e commentatore di Sky Sport @Image Sport

Bergomi in ESCLUSIVA: “Addio Conte? Inzaghi è l’uomo giusto”

Giuseppe Raffaele Bergomi, detto Beppe, è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano di ruolo difensore, campione del mondo con la nazionale italiana nel 1982. Considerato come uno dei migliori difensori della sua generazione, nel corso della sua carriera professionistica ha sempre indossato la maglia dell’Inter, squadra di cui è stato capitano dal 1992 al 1999 e con la quale ha vinto una Coppa Italia (1981-1982), uno scudetto (1988-1989), una Supercoppa italiana (1989) e tre Coppe UEFA (1990-1991, 1993-1994 e 1997-1998). Oggi abbiamo avuto il piacere di intervistarlo in esclusiva ai nostri microfoni.

Salve Beppe, ti aspettavi una fine del rapporto così burrascosa tra Antonio Conte e l’Inter?

“Sai qui bisogna sempre capire bene le situazioni. Io rispetto la decisione di Antonio di lasciare la squadra nerazzurra perché credo che lui miri sempre ad ottenere il massimo in ogni circostanza, mentre dall’altra parte la società deve sicuramente pensare ad una riduzione drastica dei costi che è fondamentale per sopravvivere in questo calcio dove tutti hanno delle difficoltà. Si deve pensare davvero tanto al bilancio in questo momento, mantenendo allo stesso tempo la squadra competitiva. Ti dico che mi sarebbe piaciuto comunque vedere anche Antonio cimentarsi in un progetto diverso, però ormai è andata così”.

Stando alle ultime indiscrezioni è Simone Inzaghi l’indiziato numero 1 per raccogliere l’eredità del tecnico salentino. Ritieni che sia un buon profilo per sostituirlo?

Si, è il profilo giusto secondo me. Simone è un ragazzo intelligente, preparato, bravo, ha fatto giocare molto bene la Lazio in questi anni, inoltre dà anche continuità al progetto Inter che giocava col 3-5-2 con Antonio Conte e che giocherà con lo stesso anche adesso, visto che predilige questo modulo. Io penso che avrà avuto delle rassicurazioni da parte della società che gli costruirà una squadra competitiva, anche se perderà qualche elemento importante sicuramente”.

Simone Inzaghi, nuovo allenatore dell'Inter @imagephotoagency
Simone Inzaghi, nuovo allenatore dell’Inter @imagephotoagency

L’Inter ha bisogno di concludere il prossimo mercato in attivo. A chi rinunceresti degli elementi attuali della rosa se fossi dirigente?

“A nessuno. Nella rosa dell’Inter, oltre ad esserci tantissimi bravi giocatori, ce ne sono alcuni decisivi: Lukaku, Hakimi, Barella, De Vrij, Bastoni, Brozovic, questi sono calciatori che per pensare ad un futuro roseo devi cercare in tutti i modi di trattenere. In queste ultime ore si parla di Hakimi in uscita, destinazione Paris Saint Germain, lui è un profilo dove l’Inter può fare plusvalenza senza dubbio, però perderebbe un giocatore determinante sotto tutti i punti di vista. É questo il calcio purtroppo, sapevamo che l’Inter fosse in difficoltà economica come altre società in questo periodo, quindi deve fare obbligatoriamente un mercato in attivo e deve cedere per forza un big per fare plusvalenza, però ripeto Hakimi è un giocatore determinante che io non lascerei mai andare via”.

A proposito di Inter, l’eroe del Triplete Mourinho dalla prossima stagione siederà sulla panchina della Roma. Che effetto ti farà vederlo allenare un’altra squadra italiana, ci sono le possibilità di conquistare un eventuale trofeo?

“Prima di tutto devo dire che sono felice per il nostro calcio che ritrova un grandissimo personaggio e soprattutto un grande allenatore, questa cosa per me è davvero positiva. Poi ti dico che il tifoso interista sarà sempre riconoscente a Mourinho per tutto quello che ha fatto a Milano. Lui ha un rapporto splendido con l’Inter indipendentemente dal fatto che adesso andrà ad allenare la Roma e farà ovviamente gli interessi della società giallorossa. Sai però vincere qualcosa nella Capitale non è per nulla facile, la storia dice che la Roma sta facendo tanta fatica in questi anni ad ottenere dei successi. Penso che se lui nella prossima stagione dovesse riportare la squadra in Champions farebbe un lavoro degno di nota, naturalmente bisogna vedere il mercato che faranno e valutare tante situazioni. Solo dopo si potrà dire se potrà vincere o meno”.

Mourinho (Roma) e Allegri (Juventus)
Mourinho (Roma) e Allegri (Juventus)

La Juventus ha appena annunciato Allegri che prenderà il posto di Pirlo dalla prossima stagione in panchina. Come giudichi questa scelta?

“Io giudico questa scelta positiva, senza dubbio. Allegri è un grandissimo allenatore, uno dei più bravi in assoluto e quindi la Juventus con il suo ingaggio rilancia e vuole tornare a vincere subito in campionato e fare un percorso europeo diverso rispetto a quello che ha fatto l’anno scorso che non è stato consono al blasone della società piemontese”.

Passiamo adesso alla tua carriera da calciatore. Che ricordi hai dell’avventura all’Inter?

“Io all’Inter devo tutto, mi ha fatto crescere, mi ha fatto maturare, mi ha fatto ottenere grandissimi successi. Per me è sempre stata come una grande famiglia, ho giocato solo con quella maglia e non posso far altro che parlarne bene. Ho bellissimi ricordi”.

Giuseppe Bergomi ai tempi dell'Inter @Image Sport
Giuseppe Bergomi ai tempi dell’Inter @Image Sport

A Milano sei stato allenato da 2 grandi come Radice e Trapattoni. Ci puoi dire qualcosa in più sui personaggi?

Gigi Radice è stato un allenatore stupendo, lavorava molto bene con i giovani era veramente una persona splendida c’è poco da aggiungere. Con il Trap abbiamo fatto 5 anni bellissimi, meravigliosi, era un vincente senza ombra di dubbio, ha trascinato l’Inter a vincere uno scudetto dei record, una Coppa Uefa dopo tanti anni che non la vinceva, una Supercoppa Italiana e con lui siamo sempre stati competitivi. Ha fatto un lavoro meraviglioso con l’Inter. Anche con lui ho vissuto bei ricordi, indimenticabili”.

Giovanni Trapattoni ai tempi dell'Inter @Image Sport
Giovanni Trapattoni ai tempi dell’Inter @Image Sport

Qual è stato nel corso della tua carriera l’attaccante più difficile da marcare e Il compagno più forte con cui hai giocato?

“L’avversario più difficile da marcare era Marco Van Basten perché era forte fisicamente, bravo tecnicamente, cattivo agonisticamente, davvero uno degli attaccanti più completi che ho affrontato nella mia carriera. Il compagno più forte con cui ho giocato è senza dubbio Lothar Matthaus, era assolutamente un leader e un vincente. C’è poco da discutere e nient’altro da aggiungere, bastava vederlo giocare”.

Qual è il ricordo più brutto e quello più bello della tua carriera?

“La carriera di un calciatore ovviamente è fatta di vittorie, ma anche di sconfitte pesanti e brutte da digerire. Se devo ricordare un brutto episodio è quello di non vincere il Mondiale del 1990, dov’ero anche capitano e dove giocavamo benissimo. Quella è sicuramente una ferita ancora aperta che mai si rimarginerà. Per quanto riguarda la vittoria più bella sicuramente il Mondiale nel 1982 in Spagna insieme allo scudetto vinto con l’Inter nel 1989 sono da annoverare”.

A proposito del Mondiale 1982, ci racconti qualcosa in più sulla magnifica cavalcata e su “Pablito” Rossi, protagonista indiscusso di quella spedizione?

Paolo Rossi è stato un compagno eccezionale, solare, aveva sempre il sorriso pronto, una parola dolce per tutti ed è stato un grandissimo campione, decisivo per quella vittoria. Quella cavalcata fu splendida, straordinaria, bellissima, era una squadra formata da grandissimi campioni, ma soprattutto da grandissimi uomini capitanati da un grandissimo allenatore come Enzo Bearzot, un personaggio esemplare prima di essere un grande allenatore”.

Giuseppe Bergomi, ex calciatore dell'Inter e della Nazionale italiana @Image Sport
Giuseppe Bergomi, ex calciatore dell’Inter e della Nazionale italiana @Image Sport

Enzo Bearzot, ci puoi dire qualcosa in più sul personaggio?

“Era un personaggio che non sapeva solo di calcio, molto colto, preparato in tutto e per tutto. Sapeva scegliere gli uomini giusti per ogni battaglia, sapeva fare gruppo ed andava contro tutto e tutti per difendere le sue scelte ed i propri ragazzi. Era veramente una persona squisita”.

A proposito l’Italia si appresta a giocare l’Europeo a giugno. Secondo te Roberto Mancini può arrivare a vincerlo?

“Se possa vincerlo sinceramente non lo so, però sicuramente può essere protagonista. Roberto sta facendo un grandissimo lavoro, gli dobbiamo fare solo i complimenti: ha creato un gruppo molto forte, molto omogeneo, coeso, ha fatto un giusto mix tra giovani e giocatori esperti, ha dato una bella identità di gioco alla squadra azzurra, quindi io penso che possa fare un bel cammino”.

In quale giocatore si rivede lo “Zio” Beppe Bergomi?

“Il calcio è cambiato parecchio, è quindi molto complicato fare dei paragoni con i giocatori di oggi, però se posso fare un nome ti dico Milan Skriniar che è un giocatore che in una difesa a 3 fa la differenza. Io facevo quel tipo di ruolo diciamo, anche se realizzavo qualche goal in più ed ero più bravo in marcatura. Comunque questo è solo un giocatore che si avvicina un po’ alle mie caratteristiche, sono passati molti anni da quando giocavo io per fare dei paragoni”.

Milan Skriniar, difensore dell'Inter @imagephotoagency
Milan Skriniar, difensore dell’Inter @imagephotoagency

Quali differenze ci sono tra i difensori di oggi e quelli della tua generazione?

“Oggi secondo me è più difficile fare il difensore. Ci sono tante variabili, gli allenatori hanno richieste diverse, magari noi eravamo più bravi, più attenti sulla marcatura, ma meno abili nell’impostazione dal basso, mentre adesso questa cosa si richiede moltissimo. Comunque, tendenzialmente anche i difensori di oggi sono molto bravi”.

Se ci fossero i difensori di un tempo, gli attaccanti di oggi continuerebbero a segnare una grande quantità di goal?

“Le regole sono cambiate e sono state portate verso un calcio sempre più offensivo. Difficile dirlo, io sono sicuro che i difensori di un tempo si sarebbero adattati al calcio dei nostri giorni ed avrebbero fatto anche loro una bella figura, però sono paragoni molto difficili da fare perché il calcio di oggi è diverso, è più offensivo rispetto a quello di anni fa. Io dico che anche i difensori del nostro tempo nel calcio di oggi avrebbero avuto tantissime difficoltà”.

A zona o ad uomo: secondo te quale tipologia di marcatura è più efficace?

Penso che ormai questa cosa sia superata, nel senso che difendi ad uomo nella zona. Ad esempio l’Atalanta di Gian Piero Gasperini si mette uno contro uno con gli attaccanti avversari e non ha paura, non vuole copertura, mentre altri allenatori difendono in un’altra maniera. Penso che la cosa più importante sia essere chiari e dire ai tuoi difensori quello che realmente vuoi, una volta che hai scelto quello va bene tutto”.

Cos’è mancato a Guardiola per vincere la Champions League quest’anno?

Ha trovato semplicemente una squadra più forte, perché il Chelsea di Tuchel ha avuto tantissime motivazioni, aveva determinazione da vendere ed era messo in campo benissimo. I Blues hanno giocato un po’ all’italiana secondo me, con la difesa a 3 belli coperti per poi ripartire in contropiede con i giocatori forti che hanno, Havertz su tutti. Hanno saputo sfruttare le proprie qualità, anche se Pep per me resta l’allenatore più forte del mondo, quello più bravo, più innovativo, quello che rimarrà di più nella storia del calcio assolutamente. Sono certo che riuscirà a vincerla nei prossimi anni”.

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