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Sinisa Mihajlovic, allenatore del Bologna

Bologna, Mihajlovic si racconta: “Quando ti ammali ti cade il mondo addosso”

12 mesi difficili per il serbo che ha dovuto combattere contro il Covid e contro la leucemia. La malattia ci ha mostrato un lato diverso dell’allenatore del Bologna, più fragile e delicato rispetto invece a quello più grintoso esibito nella sua lunga carriera, da giocatore prima e poi da allenatore.

Durante l’intervista racconta proprio il periodo della sua convalescenza: “Ammalarsi non è una colpa. Succede e basta e ti senti cadere il mondo addosso. Cerchi di reagire e ognuno cerca di farlo a modo suo. Non mi sento un eroe ma come uno che, quando parlava, cercava di farsi coraggio perché aveva paura. Pensavo solo a darmi forza nell’unico modo che conosco“.

Chi non ce la fa non è certo un perdente. Si tratta sempre di una malattia e non esiste una ricetta grazie alla quale uno poi guarisce. Tu puoi sentirti anche un guerriero ma senza dottori nessuno può andare avanti. Bisogna però non perdere la voglia di vivere. La malattia mi ha reso in un certo senso un uomo migliore: riesco a godermi meglio ogni momento e cerco di valorizzare quello che ho, in particolare i miei affetti“.

Il serbo racconta poi della falsa identità affibbiata nel periodo al Sant’Orsola: “All’ospedale mi avevano dato il nome di Cgikjltfr Drnovsk, 69enne senza fissa dimora, per non attirare curiosi ed evitare che potessero infastidire gli altri malati. Dopo i primi due mesi di chemio però dimostravo molto di più di 69 anni“. L’allenatore del Bologna parla poi dei casi di razzismo: “Mi chiamava zingaro e pensavano che questo fosse un insulto. Ovviamente io ci ho messo del mio. Facevo quello tosto e quando sbaglio cerco di prendermi le mie responsabilità. Tra le cose che non rifarei sicuramente ci sta la vicenda con Vieira quando l’ho insultato e colpito. Però nessuno ha parlato di razzismo quando lui si è riferito a me chiamandomi zingaro“.

Un’intervista che ci riporta un Sinisa a 360 gradi. Non solo il campione che ha vinto tanto nella propria carriera ma anche l’uomo. Ma il carattere da vincente e da combattente  non lo ha mai abbandonato neanche nel momento più critico.

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