giovedì, 2 Luglio 2020 - 18:17
Calcio Cagliari Cagliari, un successo che parte dal mercato: difesa al top, grazie a...

DIRETTORE RESPONSABILE MAURO PACETTI

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Cagliari, un successo che parte dal mercato: difesa al top, grazie a un Olsen rinato…

 

Cagliari in zona Champions: giusto parlare di miracolo?

Non chiamatelo miracolo. Il Cagliari di Rolando Maran, grazie alla vittoria di Bergamo, si è proiettato al quarto posto e ora può davvero sognare in grande. Una sorpresa? Non proprio. Gli investimenti fatti in estate erano chiaramente orientati a far compiere un salto di qualità alla squadra e, alla fine, le scelte della società sono state ripagate. Ciò che colpisce, per una provinciale, è che il tecnico si trova a disposizione un organico che gli permetterebbe tranquillamente di adottare il turnover, senza perdere in qualità. Un organico ricostruito partendo da un’unica cessione, quella di Barella, che ha poi permesso alla squadra di effettuare un corposo restyling soprattutto a centrocampo.

Cagliari terza difesa del campionato: merito di un centrocampo tutto muscoli e talento…

La squadra cagliaritana è quella che ha tratto maggiori benefici dalla scorsa sessione di calciomercato. I nuovi innesti si sono rivelati subito decisivi, andando tutti una volta almeno a segno, tranne Rog (che la soddisfazione del gol se l’è tolta comunque in Coppa Italia) e Cacciatore. Parlavamo prima della possibilità di fare turnover, una possibilità che diviene ancora più concreta se si parla del reparto centrale. In mediana Maran ha davvero due alternative per ruolo: Rog-Ionita sul centro sinistra, Oliva-Cigarini al centro, Nandez-Castro sul centro destra. L’intelligenza del Cagliari è stata anche quella di confermare in blocco uno “zoccolo duro” che avrebbe consentito a Maran di lavorare su ciò che già conosceva, e poi andare a pescare sul mercato dei profili che potessero “tappare” senza troppi problemi la falla lasciata dalla partenza di Barella. I tre nuovi innesti del centrocampo (Rog, Nandez e Oliva) uniscono in sè qualità e quantità. Ne è una dimostrazione, il gol dello 0-2 segnato proprio da Oliva in quel di Bergamo: progressione di 30-35 metri (corsa e potenza), esterno delizioso a liberare Simeone (classe e lettura del gioco), inserimento per andare al tiro e segnare (senso tattico e intelligenza). La partita contro l’Atalanta ha messo in mostra, più delle altre, la maggior ampiezza dell’organico di Maran quest’anno: 6/11 della formazione titolare non facevano parte della rosa lo scorso anno, a dimostrazione di quanto gli isolani siano stati tra le squadre più rivoluzionate all’inizio di questa stagione.

Si suol dire che i campionati vengano vinti dalle difese: il Cagliari ha effettivamente, quest’anno, una delle migliori difese del campionato, la terza, con appena dieci gol subiti. Sono numeri significativi di un cambio di rotta repentino: negli scorsi cinque anni, infatti, “Casteddu” ha subito in media più di 50 gol a campionato, risultando tra le peggiori tre retroguardie in almeno due occasioni. Tutto merito della difesa, dunque, se si subiscono pochi gol? A ben vedere no. La squadra sarda è tra quelle che concede all’avversario le maggiori possibilità di andare al tiro (sono 169 le conclusioni avversarie, dentro e fuori dallo specchio, in 11 gare). Se la squadra rende tanto dietro è anche per merito del lavoro “sporco” compiuto dai suoi centrocampisti: Rog e Nandez, tanto per fare due nomi, si sono rivelati preziosi in entrambe le fasi, in quanto non solo hanno creato occasioni con una buona quantità di passaggi chiave (8 finora, di cui tre vincenti), ma anche fatto da schermo alla retroguardia con una mole di 170 palloni recuperati in due in appena 11 incontri disputati. Se la squadra di Maran può gestire meglio le energie ed essere costretta a correre di meno (lo scorso anno è risultata terza compagine per chilometri percorsi, quest’anno è diciassettesima), lo deve forse anche alla capacità dei suoi uomini di recuperare il pallon più rapidamente, senza che sia per loro necessario coprire lunghe porzioni di campo.

E della rinascita di Olsen…

Abbiamo parlato della capacità di osare da parte della società isolana: mai azzardo fu più ripagato come quello di Robin Olsen. L’acquisto del portiere svedese è stato il frutto più della malasorte che di reali esigenze tattiche. Arrivato in Sardegna per sostituire l’infortunato Cragno, il classe 1990 sembra aver riacquisito una buona dose di sicurezza nei propri mezzi che gli consentono di essere uno degli estremi difensori più efficienti del nostro torneo (75% di conclusioni neutralizzate da dentro l’area di rigore) e di trasmettere tranquillità ad una difesa a volte un po’ troppo “leggera”. Se eleviamo Olsen a uomo simbolo della rinascita cagliaritana, è perchè lo svedese viene da una stagione che avrebbe devastato chiunque, soprattutto a livello psicologico. Arrivato a Roma con l’onere di sostituire Allison, il miglior portiere al mondo, Olsen ha finito per essere declassato a riserva di Mirante. La Sardegna pare averlo rigenerato, grazie ad un ambiente più tranquillo e che gli sta dando fiducia. Fiducia ripagata con delle prestazioni da vero leader, che permettono agli isolani di concedersi qualche rischio di troppo senza particolari patemi d’animo.

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