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Johan Cruijff: il Profeta del Gol della rivoluzione del calcio totale

Ribelle e visionario: semplicemente Johan Cruijff. Sia da giocatore con le maglie di Ajax e Barcellona che come allenatore, il Profeta del Gol ha vinto e ci ha lasciato in eredità concetti non solo di calcio che, a quattro anni esatti dalla sua scomparsa, ancora oggi risultano preziosi e attuali

Johan Cruijff: il Profeta del Gol della rivoluzione del calcio totale. Ci sono persone che hanno compiuto grandi gesta, ma in pochi possono davvero vantare azioni che hanno cambiato per sempre il corso della storia. Politici, artisti, scienziati o studiosi, donne e uomini che tramite la loro brillantezza e il loro coraggio sono stati in grado di rovesciare il proprio destino e quello di coloro che li circondavano. Uno di questi eroi senza tempo aveva la palla tra i piedi e sulle proprie spalle, per la maggior parte della sua vita, ha portato una maglia con il numero 14: il suo nome era Johan Cruijff. Un rivoluzionario, un visionario, un fenomeno oppure lo specchio di una società che stava cambiando? Il Profeta del Gol era senza dubbio tutto questo e molto altro ancora. “In un certo senso, probabilmente, sono immortale” disse l’ex campione dell’Ajax, del Barcellona e della Nazionale olandese. Una frase che, a quattro anni esatti dalla sua scomparsa, non può che far riflettere e che appare sempre più vera ogni secondo che passa se osserviamo quello che ci ha lasciato.

La ventata d’aria fresca portata dai Lancieri, a cavallo tra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70, ha assunto con il tempo le proporzioni di un’uragano. La stagione del calcio totale, totaalvoetbal come chiamato in olandese, è stata la miccia che ha anticipato quello che oggi definiamo come il calcio moderno nel senso più generale del termine. All’interno di una squadra universale Cruijff era senza dubbio la stella più brillante, l’elemento che incarnava meglio tutti i concetti avanguardisti dell’allenatore Rinus Michles: era potente ma allo stesso tempo elegante, era in grado di battere gli avversari in velocità con ottimi dribbling oppure di aiutare la squadra in difesa e non era inscrivibile in nessun ruolo preordinato. Al di là di tutto, sia da giocatore che da tecnico, ha sempre seguito la sua strada e ha portato avanti le sue idee con forza e determinazione, nonostante sapesse fossero in controtendenza, perché come sottolineò un giorno è “meglio perdere con le proprie idee che con quelle di un altro“.

Johan Cruijff nella leggenda: dall’Ajax al Barcellona nel segno del calcio totale

La parabola di Cruijff è e sarà per sempre legata all’Ajax, formazione con la quale entra in contatto fin dai primi anni della sua vita. La sua famiglia vive vicino al vecchio impianto della società, lo Stadion De Meer, e sua madre, dopo la scomparsa del padre, ha l’occasione di lavorare per il club come donna delle pulizie e commessa al bar dello stadio. Ancora bambino, Johan si fa notare subito tra le vie delle strade del suo quartiere, dove ama giocare insieme ai suoi coetanei sognando un giorno di diventare un grande calciatore. All’età di 10 anni arriva la sua grande occasione: entra nelle giovanili dei Lancieri e, dopo grandi successi tra le fila delle giovanili, a 17 anni fa il suo esordio in prima squadra. Nell’ambiente dell’Ajax è già conosciuto e molto chiacchierato. Tutti sono infatti consapevoli di avere di fronte un futuro campione e il campo dà subito precise risposte in tal senso. La svolta della carriera di Cruijff giunge però nel 1965, quando dopo risultati altalenanti in panchina arriva Michels che, a differenza del suo predecessore Vic Buckingham, mette in atto una filosofia tattica decisamente più ambiziosa: inizia così il glorioso periodo del calcio totale, che porterà negli anni quella squadra a vincere sia in patria che in campo internazionale.

Johan Cruijff: il Profeta del Gol della rivoluzione del calcio totale
Johan Cruijff ai tempi dell’Ajax

Uno stile di gioco travolgente e spiazzante per l’epoca, dove la sfrontatezza si fonde alla perfezione con l’efficacia e la capacità di raggiungere i propri obiettivi. In tutto questo, la stella di Cruijff brilla sempre più e grazie alle sue prodezze gli olandesi salgono sul tetto d’Europa anche con l’arrivo in panchina di Stefan Kovacs, che prosegue con profitto quanto iniziato negli anni precedenti. Nel 1973 il Real Madrid prova a mettere sotto contratto il campione della squadra di Amsterdam ma la volontà dello stesso giocatore ha la meglio: lui vuole solo il Barcellona. In Catalogna abbandona la sua classica maglia numero 14 in favore della 9, ma la musica non cambia: con ancora una volta Michels volta in panchina, i blaugrana riescono a tornare al vertice del calcio spagnolo e il Pelé Bianco, come soprannominato da Gianni Brera, si consacra come uno dei giocatori migliori della storia. Dopo un lungo girovagare tra Stati Uniti e Spagna fa ritorno in Olanda, dove prima all’Ajax e poi ai rivali del Feyenoord fa ancora in tempo a scrivere nuove pagine di calcio e a conoscere da vicino alcuni giocatori che, qualche anno più tardi, porteranno avanti in parte il suo testimone al Milan sotto la guida di Arrigo Sacchi: Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard. Con la maglia dell’Olanda, invece, gli manca solo la vittoria del Mondiale, sfiorata per un soffio nel torneo del 1974 a causa della sconfitta in finale contro la Germania Ovest.

L’immortalità di Johan Cruijff, l’uomo che ha cambiato il calcio

Indubbiamente tra i campioni più forti della storia del pallone, Johan Cruijff è stato quello che ha rivoluzionato in maniera più netta questo sport e molto di ciò che oggi è il calcio lo dobbiamo a lui. Non solo da giocatore ma anche come allenatore, l’olandese ha piantato il suo seme che ha poi permesso anni dopo a molti altri di germogliare, chiedere per conferma a Pep Guardiola. Il Barcellona grazie a lui ha costruito l’identità che ancora oggi è il suo marchio di fabbrica e lo stesso si può dire dell’Ajax. Il calcio totale ha fatto vedere la luce a concetti che oggi diamo per assodati: pressing alto, sovrapposizioni in attacco da parte dei terzini, inserimenti dei centrocampisti. Dettami quasi scientifici, con l’ossessione maniacale per lo spazio e per i tempi di gioco, che però non sarebbero nulla senza una componente di creatività, di estro e, perché no, di lucida follia. “Alla radice di tutto c’è che i ragazzini si devono divertire giocando a calcio” e così come i più giovani anche i professionisti, visto che “la creatività non fa a pugni con la disciplina“.

Johan Cruijff: il Profeta del Gol della rivoluzione del calcio totale
Johan Cruijff con la maglia del Barcellona

Johan Cruijff ha insegnato ad una generazione intera a credere nelle proprie idee, per quanto strane o bizzarre potessero sembrare. Sarebbe però poco accurato ridurre un così grande campione ad un semplice visionario: l’ex Ajax era un esteta del calcio, che però sapeva coniugare sapientemente bellezza e sostanza. Ci ha insegnato che le idee, soprattutto quelle più audaci, sono la base della nostra vita e del cambiamento. “Non ha mai pensato di aver sbagliato a non dare retta ai consigli di qualcuno?“, gli chiesero un giorno. La risposta spiazzò tutti: “E perché, a chi avrei dovuto dare retta?“. Pensieri e concetti che travalicano i confini dello sport e che ancora oggi sono applicabili a tutti i campi dell’agire umano. Ed ecco dunque che sì, Johan Cruijff è sicuramente immortale.