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lunedì, 1 Giugno 2020 - 19:18
Calcio Calciomercato Calciomercato, a lezione da Oronzo Canà: fantasia al potere

Calciomercato, a lezione da Oronzo Canà: fantasia al potere

Serie A e calciomercato, che confusione. Le difficoltà economiche potrebbero costringere le società a puntare su giovani promesse e scambi per un mercato all'insegna delle idee e che potrebbe partire più tardi del previsto

Calciomercato, a lezione da Oronzo Canà: fantasia al potere. “È un giro un po’ complicato. Ma lo sa che, attraverso la cessione di Falchetti e Mengoni, noi riusciamo ad avere la metà di Giordano, da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho?”. Un impegno assunto solennemente dal Commendatore Borlotti, presidente della Longobarda, davanti ad un incredulo Oronzo Canà, pronto a dare una svolta alla propria carriera da allenatore e ad esordire in Serie A con una squadra da sogno. Promesse mai mantenute: Falchetti e Mengoni andranno alla Juventus, i vari Platini, Maradona, Zico e Rummenigge rimarranno al loro posto e la “Iena del Tavoliere” sarà costretta a puntare sui gol di Aristoteles, pescato in compagnia dello stravagante Bergonzoni su un campetto brasiliano di periferia, per evitare una catastrofica retrocessione. Tralasciando per un attimo bizona e modulo a farfalla, c’è il rischio che la prossima sessione di calciomercato assomigli, per certi versi, alle farneticanti e sconclusionate trattative dell’Allenatore nel pallone.

Fantasia al potere per fronteggiare una crisi senza precedenti, che ha messo in ginocchio il sistema calcio e i singoli club da un punto di vista economico, gestionale e organizzativo. E se a fermarsi è la terza industria del nostro Paese, con un fatturato complessivo di 4,7 miliardi di euro, ripartire diventa praticamente un obbligo. Quando? Come? Perché? Interrogativi ancora senza una risposta certa e decisioni che potrebbero ripercuotersi logicamente sulle modalità e le date che scandiranno il calciomercato.

Serie A, si riparte il 20 giugno? La palla passa a Spadafora

 “Trattare in modo eguale situazioni giuridiche uguali e in modo diverso situazioni giuridiche differenti”, un valore cardine di ogni democrazia che si rispetti, riconducibile al principio di uguaglianza (formale e sostanziale ndr) declinato dall’articolo 3 della Costituzione italiana. Un ragionamento che non fa una grinza, se non fosse che le istituzioni politiche e le autorità sportive non si sono mai trovate ad affrontare, fino ad ora, una situazione giuridica di questo tipo. Così il Coronavirus ha avuto tempo e modo di insinuarsi nelle nostre case, smascherando lacune normative e lungaggini burocratiche. E i dialoghi tra l’ordinamento statale e quello sportivo sulla ripartenza della Serie A costituiscono l’ennesima riprova delle sopracitate difficoltà.

Un’interlocuzione da sempre burrascosa e sfociata, diciassette anni fa, nella L. 280/2003, che riconosce e garantisce l’autonomia dell’ordinamento sportivo (“La Repubblica riconosce e favorisce l’autonomia dell’ordinamento sportivo nazionale, quale articolazione dell’ordinamento sportivo internazionale facente capo al Comitato Olimpico internazionale”) con l’unica eccezione dei “casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo”. Allenamenti individuali, allenamenti collettivi, playoff/playout, protocolli: la confusione continua a regnare sovrana, mentre in Bundesliga i giochi sono ripresi e, in Ligue 1, si sono messi quantomeno l’anima in pace.

L’ultima ipotesi, in ordine temporale, sarebbe quella di tornare in campo il 20 giugno, una possibilità presa fortemente in considerazione nel corso dell’ultimo consiglio di Lega e che, ora, aspetta soltanto di essere esaminata dall’inflessibile Ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora. In questo modo la stagione si dovrebbe chiudere ad agosto, con il mercato che potrebbe riaprire i battenti soltanto a settembre e avere una durata simile a quello invernale. Un mese per far trionfare le idee, visto che di soldi ce ne saranno ben pochi.

Calciomercato, prestiti e parametri zero: alla ricerca della soluzione migliore

Ibrahimovic
Zlatan Ibrahimovic, giocatore del Milan

Prestiti e parametri zero, da risorsa inestimabile a sgradevole grattacapo. A destare la preoccupazione dei club, in particolare, la deadline del 30 giugno, termine ultimo previsto dai contratti dei giocatori in scadenza e di quelli acquisiti a titolo temporaneo. E, in tal senso, potrebbero ritrovarsi nel calderone elementi non certo trascurabili delle rose del campionato nostrano. A cominciare dalla capolista Juventus, con i senatori Chiellini e Buffon in attesa di conoscere il proprio destino, e dalla rivelazione Lazio, alle prese con le situazioni incerte di capitan Lulic, Cataldi e Parolo. Più intricate le situazioni delle milanesi: in casa Inter bisognerà discutere del futuro di Sensi, Moses, Biraghi, Sanchez (in prestito) e di Padelli, Berni, Borja Valero e Young (in scadenza); sulla sponda rossonera del Naviglio, invece, i riflettori saranno puntati inevitabilmente sulla star indiscussa Zlatan Ibrahimovic, con Biglia, Bonaventura, Kjaer e Saelemaekers a fare da contorno. E cosa ne sarà, ancora, di Smalling, Mkhitaryan, Kalinic, Zappacosta (Roma), di Dalbert, Badelj, Caceres, Kouamé (Fiorentina), di Pasalic e Palomino (Atalanta) o di Mertens e Callejon (Napoli)?

E se la Serie A dovesse ripartire davvero il 20 giugno e il campionato proseguire conseguentemente oltre il 30, che strategia adottare per districare la matassa? In caso di scadenza del contratto, le soluzioni più accreditate consisterebbero in un semplice rinnovo per un anno o più, in una proroga fino al termine del campionato in corso o in uno svincolo, che però non permetterebbe al giocatore in questione di accasarsi subito presso un’altra squadra. Un’eventualità, quest’ultima, che andrebbe evidentemente ad alterare la regolarità e la validità del campionato stesso, visto che le singole compagini si ripresenterebbero ai nastri di partenza senza giocatori con i quali hanno affrontato la prima parte del torneo. Prendendo in considerazione, invece, la fine di un prestito, le società coinvolte dovrebbero riuscire a trovare un accordo con i club detentori del cartellino per prolungare di un altro paio di mesi la permanenza dei calciatori interessati. Scusateci se di risposte certe non ne abbiamo, ma di questi tempi la certezza sembra essere diventata un bene di lusso difficilmente reperibile. Come, d’altronde, guanti, mascherine e disinfettante.

Giovani leve e valorizzazione della cantera: come ti sconfiggo la crisi

Esposito
Sebastiano Esposito, attaccante dell’Inter

Tabula rasa e ripartire da zero. Un’opportunità per dare un colpo di spugna al passato, ricostruire le fondamenta di una società allo sbando e di un sistema sportivo alla deriva e ritornare ai fasti di un tempo, quando le altre federazioni guardavano alla Serie A con invidia e i campioni di tutto il mondo facevano la fila per approdare nel nostro campionato. Riscoprire il piacere di sedersi sulle tribune impolverate e fatiscenti di un campetto di periferia per pescare dal cilindro un talento sconosciuto, piuttosto che concludere affari milionari, comodamente dalla propria scrivania di palissandro, per fenomeni mediatici e promesse mai mantenute. Sfuma Socrates, arriva Aristoteles che, a ritmo di samba, convince Oronzo Canà a puntare su di lui per salvare la Longobarda dallo spauracchio retrocessione. Dal Maracanà a Oronzo Canà il passo è breve: la “Perla Nera”, simbolo di un modo di fare calcio puro e genuino.

Non solo improbabili scommesse, la mancanza di liquidità potrebbe condurre le società ad una svolta epocale: investimenti massicci sul settore giovanile e valorizzazione della cantera, da tempo relegata al ruolo di fonte di guadagni e plusvalenze più o meno attendibili. Un mercato “fai da te” alla portata di tutti, come ampiamente dimostrato dall’Atalanta, esempio virtuoso per eccellenza, che ha costruito i suoi recenti successi proprio attraverso una pianificazione attenta ed efficace, studiata nei minimi particolari. E un’affermazione in prima squadra dei talenti caserecci (da Sebastiano Esposito a Daniel Maldini, da Alessio Riccardi a Lorenzo Pirola, da Lorenzo Piccolo ad Alessandro Cerbara) potrebbe mettere in moto un sistema virtuoso per i club e, soprattutto, per la crescita della nazionale italiana. Ora più che mai è tempo di rischiare e investire sul futuro.

Calciomercato, fantasia al potere: idee e scambi per non rimanere a bocca asciutta

Borlotti e Oronzo Canà
Borlotti e Oronzo Canà, personaggio di Allenatore nel Pallone

Dove non arrivano i soldi, arrivano le idee: potrebbe essere questa la sintesi del calciomercato che ci aspetta. Per intenderci, niente affari alla Mbappè (180 milioni), Neymar (222 milioni), Van Dijk (84 milioni), Coutinho (160 milioni) o Dembélé (145 milioni). E, con un doppio lucchetto a chiudere ermeticamente il salvadanaio dei risparmi, toccherà ai direttori sportivi ingegnarsi per trovare la chiave di volta e accontentare, così, le esigenti pretese dei propri allenatori. Un mercato all’insegna della fantomatica lampadina che si accende nei fumetti al cospetto di un’idea brillante. Priorità a scambi e operazioni concepite e progettate nei minimi dettagli per evitare che il rosso vermiglio dei bilanci si trasformi, alla fine dell’estate, in un più acceso rosso scarlatto.

Sia chiaro, niente espedienti e strategie alla Borlotti, che immaginiamo girovagare ancora lungo i corridoi dell’Hotel Milano Fiori alla ricerca (vana) di pezzi pregiati da portare alla corte di un Oronzo Canà nelle vesti del credulone. Al contrario, più operazioni alla Eto’o-Ibrahimovic, chiaro esempio di come si possa vincere ogni cosa e stare attenti alle esigenze di bilancio anche vendendo il miglior giocatore della rosa. E, quindi, i 111 milioni di euro della clausola rescissoria di Lautaro Martinez, al momento proibitivi per tutti, potrebbero trasformarsi in una succulenta opportunità per inserire nella trattativa giocatori del calibro di Griezmann, Vidal o Rakitic. Per Pogba alla Juventus niente capriole o tripli salti carpiati da 180 milioni di euro, meglio ingolosire il Manchester United con i cartellini di Douglas Costa e Rabiot. Allo stesso modo, in casa Roma, scarti come Karsdorp e Cristante potrebbero rappresentare una risorsa per portare all’ombra del Colosseo Hysaj e Mandragora. E se per ottenere la comproprietà di Maradona bisognerà cedere Falchetti e Mengoni, scambiarli per i tre quarti di Gentile e i sette ottavi di Collovati più la metà di Mike Bongiorno, permettendo a Berlusconi di aggiudicarsi i campionati del mondo in esclusiva, poco importa. The show must go on.

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