Carlo Zampa EDITORIALE | Roma, sfatato il tabù Juventus Stadium: addio Rocchi, a mai più rivederti

La Juventus si aggiudica un campionato finto, la Roma batte i Campioni d'Italia per la prima volta nel nuovo impianto. Il direttore di gara della sfida dello Juventus Stadium, il signor Gianluca Rocchi, appende il fischietto al chiodo, ma è impossibile dimenticare gli errori arbitrali di Juventus-Roma del 2014

EDITORIALE CARLO ZAMPA – Cala finalmente il sipario sulla stagione 2019-2020, un campionato finto che non può essere giudicato per come si è sviluppato e si è concluso. La speranza è che possa essere un unicum, senza possibilità di replica soprattutto per le motivazioni che lo hanno causato, ma il timore che tra poco più di un mese, quando inizierà la nuova stagione, ci saranno ancora tanti problemi da risolvere, primo fra tutti quello della sicurezza degli spettatori che andranno allo stadio, è purtroppo reale. Una soluzione verrà sicuramente trovata per salvare l’azienda calcio, dopo lo squallido teatrino che è stato messo in scena nel post lockdown pur di finire il campionato.

A vedere i numeri fino al blocco e quelli dopo la riapertura, il risultato è praticamente lo stesso. Chi era prima è rimasta tale fino alla fine, chi era in zona Champions ha mantenuto la posizione, così come chi era in ottica Europa League e in zona retrocessione, dove il solo Lecce si è arreso all’ultima giornata. Mi viene da sorridere quando leggo le pagelle di fine stagione fatte dai quotidiani per dare i voti alle squadre o ai singoli giocatori in base ai risultati ottenuti, come se fosse stata una stagione regolare. Ma che senso ha dopo quello che è accaduto e che ha profondamente inciso sullo sviluppo delle partite oltre che sulla vita e la quotidianità di ognuno di noi? Nessuno, ma evidentemente in questo circo mediatico una pagliacciata in più o in meno non fa alcuna differenza.

Diego Perotti
Diego Perotti, centrocampista della Roma (foto by @imagephotoagency)

Va registrata comunque, pur nella sua totale inutilità, la vittoria della Roma a casa della Juventus, non fosse altro perché è la prima volta in assoluto che riesce a fare punti contro i bianconeri da quando hanno il nuovo stadio. La prima squadra che è riuscita ad espugnare lo Juventus Stadium è stata la Roma di Alberto De Rossi l’8 marzo del 2012, in occasione della gara di andata della finale della Primavera TIM Cup, vinta poi dai giallorossi. Da quel momento la prima squadra ha inanellato solo sconfitte allo Stadium fino a sabato scorso. Il risultato non vale nulla, ma almeno si è interrotta quella serie negativa, che somigliava molto ad una maledizione. In ogni caso per la Roma e i romanisti vincere a Torino contro la Juventus è sempre una bella soddisfazione. Cosa che purtroppo non ho avuto io da telecronista in questi ultimi dieci anni.

I bianconeri sono i rivali storici della Roma e le battaglie fatte negli anni dai presidenti Dino Viola e Franco Sensi hanno orgogliosamente rappresentato il popolo giallorosso nella differenza filosofica tra due modi di intendere il calcio. Il cambio di rotta nella gestione politico/sportiva degli americani nella Roma non ha avuto alcun effetto, se non allargare ancor di più nell’animo dei tifosi giallorossi il solco che ci separa dai bianconeri. E non potrebbe essere altrimenti, se non si vuole calpestare la propria storia e infangare il proprio passato. Basta pensare alla partita dell’ottobre del 2014 persa dalla Roma a Torino per 3 a 2 per capire cosa rappresenta la Juve per i romanisti. Solo il proprietario Pallotta, per la sua ignoranza calcistica della storia romanista, cercò di minimizzare e di non dare troppo peso al sopruso che subimmo. Se ne accorse invece Garcia, che fu espulso per aver fatto polemicamente il gesto del violino al direttore di gara, che era l’ineffabile Rocchi.

Già proprio lui, quello che ha arbitrato quest’ultimo Juve–Roma, prima di appendere il fischietto al chiodo e che è stato festeggiato sul campo alla fine della gara dai protagonisti. Tanti peana e applausi della stampa ad un arbitro considerato, da loro, tra i migliori al mondo. Sarà, ma io non ho la memoria corta e non dimentico le vicende di Calciopoli con le intercettazioni tra Mazzini, vicepresidente della Federcalcio, e Lotito, condannati in primo grado e prescritti in appello, sulla designazione di Rocchi per Chievo–Lazio. E soprattutto non potrò mai dimenticare quel Juve–Roma del 2014. Chi lo fa è complice. Addio Rocchi, a mai più rivederti.

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