Carlo Zampa | Scudetto Covid-19 alla Juventus: festa poco rispettosa, Boniek insegna

La Juventus supera la Sampdoria e si aggiudica lo scudetto Covid-19. Tuttavia, la festa dei giocatori bianconeri sul rettangolo verde di gioco, anzichè negli spogliatoi, è apparsa poco rispettosa. Sarebbe stato meglio un atteggiamento diverso, più consono al momento drammatico che stiamo vivendo e all’insegna della morigeratezza e del decoro

Assegnato lo scudetto Covid-19 con due giornate d’anticipo in questo finale di stagione farsa. Naturalmente ad aggiudicarselo è stata la solita Juventus che ha ulteriormente migliorato il record italiano, vincendo per la nona volta consecutiva il campionato. A dire il vero non tutti lo davano per scontato, specialmente Lotito che, dopo aver fatto di tutto e di più per far terminare la stagione, attraverso il suo fedele portavoce Diaconale ci faceva sapere che la vittoria della sua squadra sarebbe stata la naturale, inevitabile ed inequivocabile conseguenza della superiorità da loro espressa sul campo fin dall’inizio.

Claudio Lotito
Claudio Lotito, presidente della Lazio

Il finale è stato invece diverso, facendoli rientrare nei ranghi di una più prudente e meno spocchiosa realtà, malgrado il buon lavoro svolto. La cosa che mi ha infastidito è aver visto i festeggiamenti in campo degli juventini alla fine della gara con la Sampdoria, che li ha laureati Campioni d’Italia. Festeggiamenti sicuramente sobri rispetto al normale, ci mancherebbe altro, ma a mio parere andavano evitati totalmente in campo, riservandoli nel chiuso dello spogliatoio e magari privatamente a Vinovo al riparo da telecamere e stampa.

Non faccio fatica comunque ad immaginare che qualunque altra squadra, nelle stesse condizioni, avrebbe fatto quello che hanno fatto i bianconeri e forse anche di più in alcuni casi e con certi personaggi, ma non bisogna dimenticare tutto ciò che ha causato lo stop del campionato e ciò che ancora dobbiamo affrontare in questa realtà vissuta a metà. Il rispetto delle persone scomparse e del dolore di tanti nostri concittadini che hanno perso parenti e amici o di quelli che stanno pagando duramente in termini economici le conseguenze del lockdown avrebbe dovuto imporre un atteggiamento diverso, più consono al momento drammatico che stiamo vivendo e all’insegna della morigeratezza e del decoro. Questo sarebbe dovuto essere il dogma per qualsiasi squadra che avesse vinto il campionato.

Mi rendo conto che sono un utopista, ma almeno la gente, i tifosi in questa circostanza hanno dimostrato di avere più buonsenso evitando feste o assembramenti in Italia. Oddio Torino, città per la gran parte granata, per le celebrazioni degli scudetti bianconeri a piazza San Carlo non è l’esempio più calzante, dal momento che vivono sempre nel distanziamento sociale e la stessa Sky ha finalmente tolto quelle orribili e finte manifestazioni di gioia ad ogni gol di uno sparuto numero di tifosi dal divano di casa.

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La Juventus festeggia il trentaseiesimo scudetto (foto by @imagephotoagency)

Probabilmente sbaglio io a meravigliarmi ancora, perché non va dimenticato che la Juventus festeggiò la conquista della Coppa dei Campioni nel maggio del 1985 nello stadio Heysel di Bruxelles contro il Liverpool, malgrado i 39 morti causati dalla furia degli hooligans. In quella circostanza il solo Boniek rinunciò al premio stabilito per la vittoria, destinando i 100 milioni di lire pattuiti alle vittime della strage. Altra gente e altro spessore umano. Per non parlare del fatto che ancor oggi la società bianconera si vanta, nel suo sito e nel suo stadio, di aver vinto 38 scudetti, compresi i due che la giustizia sportiva gli ha revocato per aver imbrogliato, condannandola anche alla retrocessione.

Se ci fosse una Federazione degna di questo nome non ammetterebbe una cosa del genere e dovrebbe imporre il rispetto delle regole, quantomeno impedendo alla Nazionale italiana di giocare in quello stadio fintanto che non vengano tolti gli scudetti revocati. Non come fece l’allora presidente federale Tavecchio nel 2015, in occasione di un’amichevole contro l’Inghilterra, che li fece coprire con un telo. Una presa in giro, ma nel nostro Paese tutto passa e si dimentica, perché non si ha memoria e gli interessi prevalgono troppo spesso sulla dignità e la correttezza.

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