Carlo Zampa | Serie A, incubo Coronavirus: nuova stagione a rischio

Con la vittoria della Champions League da parte del Bayern Monaco cala il sipario sulla stagione 2019-2020. La prossima è alle porte, ma visto l'aumento dei casi di contagio da Covid-19, non sarà facile ripartire

Con la vittoria della sesta Champions League da parte del Bayern si chiude ufficialmente la stagione calcistica 2019/2020, che sarà ricordata come la più difficile dal dopoguerra ad oggi e che dovrebbe essere contrassegnata con un asterisco a futura memoria. La formula della final eight adottata gioco forza per le coppe ha riscosso apprezzamenti da una parte della critica e dei protagonisti, ma va sempre considerato il contesto in cui si è svolta e fino a che non si tornerà alla normalità, prima fra tutte la presenza dei tifosi allo stadio senza contingentamento o condizionamento, non si potrà prendere una decisione in grado di conciliare spettacolo ed interessi economici.

La prossima stagione è alle porte, anzi in Francia è iniziata con non pochi problemi da risolvere, visto il diffondersi del virus che ha già costretto la federazione francese a rinviare la prima partita tra Marsiglia e St. Etienne. Ormai non passa giorno in cui non ci sia notizia di un calciatore di questa o quell’altra squadra che risulti positivo al test per il
Covid-19. Ma siamo così certi che il campionato italiano potrà ripartire il 19 settembre come stabilito dalla Lega?

Dal Pino
Dal Pino, presidente della Lega Serie A

E’ vero che manca poco meno di un mese, ma se la tendenza all’aumento dei contagi continuasse purtroppo ad essere quella di questi giorni, il rischio di un rinvio o di una partenza a singhiozzo non sarebbe così assurdo da ipotizzare. So bene che le emergenze del nostro Paese sono altre, a cominciare dalla scuola e dalla chiusura di aziende e attività commerciali che comporterà la perdita di migliaia di posti di lavoro, ma tutto il sistema calcio, che è la più importante delle cose futili, fa sentire il suo peso economico con un fatturato di 4,7 miliardi di euro, che lo pone tra le dieci principali industrie italiane.

Un altro lockdown non potrà esserci, come annunciato dal Ministro della Salute Speranza, perché significherebbe la fine del nostro Paese che andrebbe incontro al fallimento certo, così come non si arriverà alla chiusura del campionato di calcio per lo stesso motivo, ma al massimo al rinvio di qualche partita se le condizioni medico-sanitarie dovessero essere critiche. Bisogna fare di necessità virtù e affidarsi al senso di responsabilità di ognuno di noi senza abbassare la guardia, pensando che tutto sia finito o che l’emergenza sia ormai passata. Ecco questa cosa non mi fa star molto tranquillo, perché la tendenza alla sottovalutazione o addirittura alla negazione della situazione sanitaria appare ancora evidente. Magari mi sarei aspettato una maggiore “attenzione e sensibilità” da parte dei calciatori che, malgrado la pandemia, potevano fare le loro vacanze privilegiate in tutta sicurezza, evitando partitelle o frivolezze varie.

Per le società di calcio non sarà facile organizzare la prossima stagione in termini di abbonamenti o vendita dei biglietti. Si aspettano direttive dalle autorità sanitarie e politiche, ma di certo stadi pieni saranno ancora un ricordo lontano. Le ipotesi saranno due: o aprire la campagna abbonamenti facendo però rispettare un minimo distanziamento sociale oppure vendere i biglietti di partita in partita. Il problema principale riguarderà i settori popolari, come la curva sud, che ogni anno esaurisce i posti disponibili con gli abbonamenti. Al momento questa evenienza non è più attuabile, quindi non rimarrebbe che trovare la soluzione migliore per inserirli nei distinti o nella curva nord, fermo restando che quando si tornerà alla normalità ognuno dovrà avere la possibilità di tornare ad occupare il suo posto storico. L’importante comunque è uscire da quest’incubo.

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