Calcio Champions League La Champions League del Covid la vince la Germania: la Francia guarda...

La Champions League del Covid la vince la Germania: la Francia guarda e piange

Una Champions League restituita alla Germania: la Francia non adatta, non abbastanza forte; i Campioni di Parigi non bastano, Neymar piange...e fa bene

Una Champions League anonima guardando quelle tribune gremite di sogni e speranze che hanno lasciato fuori tutti i veri amanti del calcio, specialmente quello europeo e, guarda caso, l’edizione più anomala del trofeo la vince la squadra “più normale” di tutta la competizione. Sarebbe stato un sogno, un miraggio, pensare ad una Francia vincitrice in Europa, loro che in mezzo alle grandi sono solo abituate a guardare, da fin troppi anni. Non ci sono riusciti nemmeno quando il calcio ha provato a restituire purezza e, quanto emerso in campo questa sera, dimostra che l’Europa si vince con gioco di squadra e gruppo organizzato.

Coman, mattatore finale Champions League
Coman, attaccante del Bayern Monaco

In Francia, a Parigi, si pensa troppo ai campioni, troppo ad investimenti che non restituiscono gloria, si pensa troppo alla fama dei protagonisti e non si prova a dare valore agli obiettivi. Parigi spegne l’Italia delle speranze ai quarti, superando grazie a ceri improvvisi ed improvvisati l’Atalanta delle meraviglie e riceve, proprio nel finale, la giusta ricompensa; e la ottiene contro i campionissimi capaci di buttare fuori a calci gli extraterresti di Barcellona, quelli che “tengono” (come direbbero a Napoli) un certo Leo Messi; quelli che da secoli detengono la fascetta degli imbattibili. Figuriamoci se, anche con la falsità del calcio da Covid, Parigi poteva pensare di superare gli invincibili. Monaco vince e lo merita tutto.

Coman regala l’Europa: la Francia guarda e piange

L’ironia – e ci sta tutta – regala la bellezza europea dei veri campioni alla marcatura dell'”italiano” sbarcato in Germania: quel Coman che da fronte Juventus ancora ricordano con una certa amarezza; ma se serve un prodigio a restituire vendetta all’italiana capace di “battere” sul campo la finalista della Coppa Campioni da Covid ecco che quel goal ha dato certo tanta enfasi anche all’Italia poco coinvolta, ma spettatrice. Vince la Germania, la Francia guarda e piange. Giustissimo.

Robert Lewandowski del Bayern Monaco
Robert Lewandowski, attaccante del Bayern Monaco (@imagephotoagency)

Gufare (in gergo italiano) il calcio poco efficace non è roba da italiani, noi che per cultura raccontiamo lo sport più bello del mondo con l’enfasi che in tutto il pianeta ci invidiano. Piuttosto ci piace disquisire di racconti e di fiabe a lieto fine – come quella di Monaco stasera – che parlino di sport, di bellezza sul campo, di chi merita e di chi piange alla fine, con la speranza di vedere, magari, una certa reazione negli anni a venire. Noi che siamo inquisiti da secoli di errata comunicazione, di eccessiva ploriferazione di ambientazione ed enfasi calcistica, noi che abbiamo guardato una finale giustamente corrotta – e vinta – dai mostri di Monaco, contro i chiacchieroni di Parigi (quelli che cadono per forza, quelli che vincono anche senza merito).

Coman, PSG-Bayern Monaco
PSG-Bayern Monaco, gol di Coman in finale di Champions League

E quando il calcio “impuro” restituisce chiarezza ecco che i vari Neymar, Mbappè e compagnia bella non bastano per fermare un ciclone capace di dominare per tutti i ’90 minuti, da padroni e da reduci dell’Europa, coma la storia del Bayern comporta. Il PSG, la favola che non si realizza, la storia che sul campo cede a chi l’Europa sa come dominarla; il Bayern che non solo grazie ai Campioni di cui dispone riesce a generare quel calcio capace di conquistare l’Europa: il PSG pronto a fare i conti dei premi per la finale raggiunta. La Champions si vince con orgoglio, con forza, con passione e disponibilità, quella che, questa sera, i VIP di Parigi hanno dimostrato di non possedere. I bambini, i sognatori che desiderano il calcio possono sperare: c’è ancora chi vuole essere campione, Monaco insegna.

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