SERIE A

News e Calciomercato
mercoledì, 3 Giugno 2020 - 16:59
Calcio Fiorentina Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore

Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore

Compie oggi gli anni Manuel Rui Costa, grande trequartista di Benfica, Fiorentina e Milan. Dagli esordi con la maglia delle Aquile a Lisbona agli anni con la Viola fino ai successi ai rossoneri: uno dei più grandi numeri 10 della storia recente del calcio mondiale

Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore. Possono un tocco delicato al pallone, un assist perfettamente servito oppure un dribbling elegantemente eseguito emozionare più di un goal? Manuel Rui Costa era in grado di cambiare le sorti delle partite solamente con una giocata. A testa alta e con i calzettoni sempre leggermente abbassati, il portoghese partiva palla al piede dando l’impressione di provenire da un altro pianeta: l’attesa spasmodica e adrenalinica del pubblico e dei suoi compagni che precedeva una delle sue solite magie è l’emblema di quello che per anni ha rappresentato per Benfica, FiorentinaMilan. L’archetipo perfetto del fantasista, l’esponente più puro a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio dei 2000 del trequartista alle spalle delle due punte che, nei momenti di maggiore difficoltà, doveva caricare sulle proprie spalle le sorti della sua formazione.

I poeti descrivono mondi lontani e incantati tramite le penna, emozionando e commuovendo grazie a parole, rime e figure retoriche. Rui Costa sortiva lo stesso effetto con i piedi, danzando sul pallone e tra gli avversari con naturalezza disarmante nell’attesa di servire quel pallone agli attaccanti che, quasi sempre, cambiava radicalmente il corso della gara. Una classe sopraffina che non passava di certo inosservata e che, nel giorno del suo 48° compleanno, vale la pena celebrare ancora una volta.

Rui Costa e il suo primo amore: il Benfica

Rui Costa nasce a Lisbona e fin da piccolo dà prova di avere un grande futuro davanti a sé. Le partite a pallone inseguendo un sogno nella Damaia, un umile quartiere della Capitale portoghese, lo portano fino al centro sportivo del Benfica. È esattamente il 13 marzo 1982 e sul campo numero 4 va in scena una selezione per le giovanili delle Aquile. Una situazione che già basterebbe per far tremare le gambe anche al più impavido dei bambini, che assume contorni ancora più definiti data la presenza in qualità di osservatore della più grande leggenda del calcio portoghese: la Pantera Nera Eusebio. Rui Costa ha solo nove anni, ma dimostra già grande padronanza con la palla e ottima tecnica. Dura poco il suo provino, tutti sono convinti: per quanto fatto vedere sul campo, quel giovane deve entrare a tutti i costi nel Benfica.

Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore
Un giovane Manuel Rui Costa ai tempi del Benfica

Il club lusitano sarà il suo primo vero amore e, nonostante l’ancora tenera età, attira le attenzioni dei migliori club d’Europa. Anche durante l’anno in prestito al Fafe, formazione allora militante nella seconda divisione, non delude le aspettative e, dopo essere ritornato alla base prosegue su quella strada che un giorno lo porterà lontano. La grande vetrina che aspettava arriva nel 1991, anno in cui vince da protagonista in casa il mondiale under-20 con il suo Portogallo. Al termine di tre stagioni condite da successi in patria, arriva il momento del grande salto: la Fiorentina, però, pare essere ancora piuttosto lontana.

Rui Costa verso la Fiorentina: la maglia Viola come seconda pelle

Dopo il Benfica, la tappa successiva della carriera di Rui Costa sarebbe dovuta essere la Spagna, destinazione Barcellona. Tutto sembra fatto: l’accordo economico tra le parti è già stato raggiunto e il giovane trequartista pare essere già proiettato verso i blaugrana, dove ad attenderlo con ansia c’è niente meno che Johan Cruijff. Un cambio ai vertici societari nel club di Lisbona, però, rimescola le carte in tavola. L’intesa salta e le Aquile, in piena crisi economica, si accordano con la Fiorentina. A credere per primo nel giocatore sulle rive dell’Arno è Giancarlo Antognoni, altro storico numero 10 della Viola che, in un passaggio di consegne ideale, permette al portoghese di sbarcare in Serie A.

Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore
Manuel Rui Costa con la maglia della Fiorentina

Nel 1994 la vita di Rui Costa cambia per sempre. È l’inizio di una lunga e felice unione che porta il fantasista nell’Olimpo del calcio: decisivo in campo, osannato dai propri tifosi e rispettato dagli avversari. Oltre alle Coppe Italia e alla Supercoppa italiana, del suo periodo a Firenze viene spesso ricordata la sua amicizia con Gabriel Omar Batistuta, che darà grandi soddisfazioni alla piazza sia dentro che fuori dal campo. La Fiorentina lo ama e lui ricambia con estrema umanità. Per vivere a pieno il calore della sua gente, durante le gare è solito parcheggiare la macchina di fronte al Bar Marisa, locale appena fuori dall’impianto sportivo, così da non perdersi nemmeno una briciola dell’affetto dei sostenitori del Franchi dopo il fischio finale. Non si sottrae agli autografi, memore di alcune cocenti delusioni quando ancora giovane faceva il raccattapalle allo Stadio Da Luz: “Ci rimanevo male quando non mi davano l’autografo – racconta un giorno – proprio per questo mi fa molto piacere firmarli, in particolare ai bambini“.

Rui Costa è del Milan: nuovi successi a San Siro

Il trasferimento al Milan per Rui Costa è traumatico e ha risvolti a tratti drammatici. Come trovare la forza di abbandonare la città che ti ha adottato, salutando la squadra di cui sei stato anche capitano? La Fiorentina non naviga in buone acque a livello finanziario e, nel 2001, l’addio si consuma per la cifra record di 85 miliardi di lire. La separazione fa male, il calciatore non riesce a trattenere la commozione una volta appresa la decisione di venderlo da parte della società, che l’anno precedente aveva già fatto lo stesso con Batistuta. Il Parma ci prova, la Lazio sembra essere in vantaggio, ma alla fine è il Milan ad avere l’ultima parola, grazie all’instancabile lavoro di Adriano Galliani. Gli anni in rossonero del campione lo consacrano ancora una volta a livello europeo: vince tutto quello che si può vincere e, alle spalle di Shevchenko e Inzaghi, è devastante. Il numero 10 che da anni porta orgoglioso sulle spalle gli appartiene, gli calza davvero a pennello come sempre dimostrato nel corso della sua carriera.

Rui Costa, il poeta del calcio con Fiorentina e Milan nel cuore
Manuel Rui Costa durante gli anni al Milan

Tra il 2004 e il 2005 arrivano anche però quelle che, probabilmente, sono le stagione più dure per lui. Il Portogallo perde infatti in finale l’Europeo casalingo contro la Grecia, partita che segnerà una delle favole più romantiche del calcio degli ultimi anni, mentre solamente pochi mesi dopo il Milan subisce la clamorosa rimonta che consegna a Istanbul la Champions League al Liverpool. Nel 2006 Rui Costa decide di tornare a casa, al Benfica, dove dopo altri due anni di magie appende definitivamente gli scarpini al chiodo per iniziare una nuova vita da dirigente, mettendo il punto su un’avventura da antologia durata quasi venti anni.

Rui Costa, Il Maestro emblema del numero 10

Rui Costa è semplicemente uno dei migliori trequartisti che il calcio europeo abbia visto negli ultimi decenni, un calciatore in grado di unire perfettamente l’estro della giocata creativa e spettacolare alla sostanza e alla concretezza. Non amava fare la foca, compiendo grandi numeri fini a sé stessi, ma aveva la capacità di scegliere da un ampia gamma di soluzioni altamente stilistiche per risultare sempre puntuale ed efficace. Ogni tunnel, ogni tocco di palla e ogni movimento era sempre effettuato con un obiettivo fissato nella mente: andare in rete, il più delle volte grazie ad assist illuminanti per i propri compagni disegnati con geometrie che per molti erano possibili solo in forma teorica.

Un vero numero 10 per ruolo, ma non il classico esempio di genio e sregolatezza che troppo spesso viene accostato ai grandi del calcio. Non solo per indimenticabili giocate, Rui Costa era infatti in grado di distinguersi per umiltà e fedeltà alle maglie che ha indossato, dal Benfica al Milan passando per la Fiorentina. Durante gli anni della sua carriera amava leggere romanzi e opere teatrali, quasi come per recuperare quanto perso per via dell’abbandono degli studi quando ancora era un ragazzo. Anche per questo, non solo per la sua grande visione in campo, viene chiamato ancora oggi Il Maestro.

Era in grado di trasmettere quanto appreso grazie all’esperienza ai suoi colleghi più giovani, altro tratto che legittima ancora di più il suo celebre soprannome. Negli anni ai rossoneri prese sotto la sua ala protettiva Kakà, instaurando un rapporto che, per stessa ammissione del lusitano, era “come tra professore e alunno“. Un modello da imitare come persona, oltre che per caratteristiche sul rettangolo verde. “Comportarsi in campo e nella vita sempre correttamente, avendo anzitutto rispetto per il prossimo. E poi affrontare il calcio con serietà e tenacia“, rispose quando gli domandarono che consigli si sentisse di dare agli aspiranti campioni del futuro: semplicemente Manuel Rui Costa.

LEGGI ANCHE

LA PRIMA PAGINA

ULTIME NOTIZIE

Feedelissimo – sito che pubblicizza gratuitamente i nostri contenuti.

Seguici su Facebook

Aiutaci a crescere!