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mercoledì, 3 Giugno 2020 - 19:13
Calcio Genoa Il giorno in cui il Genoa disse no a Lewandowski

Il giorno in cui il Genoa disse no a Lewandowski

Il fatto risale a quasi dieci anni fa, ma il sapore di rimpianto non deve aver abbandonato facilmente il presidente dei rossoblu. Storia di una delle più grandi intuizioni di mercato, che lascia, però, l'amaro in bocca: cosa sarebbe successo se...?

Il giorno in cui il Genoa disse no a Lewandowski. La teoria delle sliding doors è una di quelle che si sposa meglio con il mondo del calcio. La storia di questo sport è fatta di scelte, in campo e fuori, le cui conseguenze hanno condotto a gioie e dolori. Nello specifico, la carriera di un calciatore è frutto di decisioni relative alla sua destinazione imminente, ma anche da parte di chi – alla fine – tale scelta può assecondarla o meno. Il caso di Robert Lewandowski è abbastanza emblematico. L’attaccante del Bayern Monaco è attualmente uno dei più forti al mondo nel suo ruolo, il che rende il suo ingaggio cosa complicata. Nel 2010, però, il gigante polacco che fa ammattire le difese di tutta Europa era poco più che una giovane promessa e si affacciava timidamente sul calcio che conta.

Genoa, intuizioni e dietrofront. Così sfuma il colpo Lewandowski

Diciotto reti in 24 gare di campionato, a 21 anni, più due in 4 apparizioni di Europa League. Robert Lewandowski, edizione Lech Poznan, si presentava così ai dirigenti del Genoa che lo avevano messo nel mirino. La cifra del suo ingaggio si aggirava intorno ai 4,5 milioni di euro, il che rendeva il suo arrivo sotto la Lanterna molto più che una suggestione di mercato.

Nel mese di marzo 2010, il Grifone già lavorava per affiancare una punta di peso a Rodrigo Palacio. Ebbene, l’allora d.s. Stefano Capozucca e il figlio del presidente Enrico Preziosi, Fabrizio, erano riusciti a condurre Lewandowski fino a Genova, dove aveva addirittura superato le visite mediche.

Poi, il clamoroso dietrofront. Il ragazzo era riuscito addirittura a conoscere di persona alcuni compagni ed assistere in tribuna ad un Derby della Lanterna, contro la Sampdoria. Il Genoa sarebbe stato l’ideale trampolino di lancio per il calcio che conta, ma il presidente rossoblu aveva qualcosa da ridire. I dubbi di Enrico Preziosi sul fisico di Lewandowski fecero saltare mesi di trattativa e, forse, uno degli acquisti più clamorosi della storia del club.

Al netto di ciò che possiamo ammirare oggi, è tutt’altro che scontato che la carriera di Robert Lewandowski sarebbe potuta decollare in maniera identica a come la conosciamo. Il Genoa ripiegò su Luca Toni, l’attaccante divenne sposo del Borussia Dortmund: il resto è noto ai più.

Il mancato sodalizio in questione, però, rimane uno dei più grandi rimpianti dei tifosi genoani, che hanno parzialmente assaporato il freddo glaciale dei gol polacchi con il recente arrivo di Krzysztof Piatek. Stessa nazionalità, caratura diversa e tanto ancora da scoprire. A testimonianza che, talvolta, bisognerebbe fidarsi maggiormente dell’intuito in un ambito, quello del calciomercato, sempre più simile ad una partita a scacchi.

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