Calcio Inter Inter, Lukaku croce e delizia. Con quella strana "allergia"

Inter, Lukaku croce e delizia. Con quella strana “allergia”

Romelu Lukaku si è preso l'Inter a suon di gol e prepotenza fisica. L'attaccante belga ha avuto un impatto devastante con il campionato italiano. Basteranno le ottime prestazioni offerte in questa prima stagione in Serie A ad aiutare gli uomini di Antonio Conte ad arrivare in fondo all'Europa League?

Viaggio nel tempo, 8 agosto 2019, Milano. Alle 16.30 circa fa il suo ingresso alla Pinetina di Appiano Gentile l’acquisto più costoso della storia dell’Internazionale, Romelu Lukaku. Il belga arriva in Italia dopo una trattativa estenuante, rallentata e resa complicata anche dall’immancabile interferenza bianconera, e si fa carico sin da subito di responsabilità importanti, una dietro l’altra. La prima: l’investitura di Antonio Conte, sceso in terra ostile qualche mese prima per dare lustro a una delle sue più grandi rivali di sempre, ma con la forza e la serietà del professionista che si è sempre dichiarato essere. La seconda, quella maglia numero 9 strappata con i denti ai 124 gol di Mauro Icardi, la cui memoria è subito sopraffatta dal sorriso a 36 denti del bomber di Anversa con trascorsi in Premier League.

Che il belga avesse le spalle larghe, si sapeva. Che fosse giocatore attorno a cui costruire un club, invece, ce lo spiega e dimostra Antonio Conte, che gli affida le chiavi del reparto e la tutela personale di fronte alla stampa quando le prestazioni non son brillanti come ci si attende. Ma ci mette del suo anche Lukaku, che ha un feeling con il gol decisamente sviluppato, e sin da subito schiva i siluri di chi lo scredita e cancella i rimpianti di chi quella 9 la vedeva bene solo sul ragazzo di Rosario, Argentina.

E poi i record, anche loro uno dietro l’altro. Al primo anno in Serie A, con 23 timbrate è il miglior straniero interista di sempre dopo Nyers – 26 alla prima a strisce nerazzurre – e Ronaldo il Fenomeno, non proprio uno qualsiasi, che all’esordio ne fece 25. Per non parlare del record assoluto dei gol in trasferta, di cui ha alzato a 13 un’asticella ferma troppo tempo a 12, per colpa di un ucraino biondo che di nome fa Andriy e di cognome fa Shevchenko. E ieri, col trentesimo gol stagionale, anche la soddisfazione di aver superato MI9 per il miglior score in singola stagione, seppur con 48 presenze, che l’ex capitano in una sola annata ha totalizzato solo al secondo anno all’Inter, quando però aveva solo 22 anni.

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Romelu Lukaku, attaccante dell’Inter

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È tutto bello sino a qui. Poi c’è il lato oscuro della Luna, le statistiche che non t’aspetti alla luce di tutta la gran roba vista sino a qui. Si perché Romelu Lukaku è Dr. Jekyll e Mr. Hyde, ma non deve la sua trasformazione ad un infuso potente di sostanze proibite ma al calibro delle avversarie. Facciamo ordine. Lukaku contro le prime tre forze del campionato di Serie A – Juventus, Atalanta e Lazio – in 6 match disputati quasi tutti per intero (520 minuti in campo sui 540 complessivi) ha realizzato 0 reti e per larghi tratti non ha imposto quel dominio che percepisci quando le sfide sono “meno pesanti”. La statistica peggiora se si guarda alla Champions League, dove in due match col Borussia Dortmund e uno contro il Barcellona, Lukaku ha messo a referto una sola rete – anche con un pizzico di fortuna – e molti errori che potevano valere un ottavo di finale.

Come detto, non c’è statistica di valore se l’analisi è svuotata del suo valore “atmosferico”. Non sembra sussistere una sindrome da partite di cartello: RL9 ha marcato il tabellino in entrambi i derby, messo a segno 2 reti di bellezza indubitabile al San Paolo contro il Napoli, e anche di recente contro la Roma ha messo dentro un rigore con la sua decisa e invidiabile freddezza. Ma ci sono dati che spaventano. Anche quando la maglia era quella rossa dei Red DevilsBig Rom rivelava una difficoltà generalizzata a far la differenza contro le squadre capofila.

Nel calcio non sempre due indizi fanno una prova. Come può del resto qualche opaca prestazione cancellare la mostruosità, l’immarcabilità e l’imprevedibilità che il belga quasi sempre mette in scena, forse sorprendendo anche il più ossessivo dei suo estimatori? Semplicemente non può. Del resto, se ciò fosse solo un dettaglio da migliorare, e fosse questo, segneremmo solo l’ulteriore step di crescita che Romelu deve fare per diventare l’atomica nerazzurra, il giocatore che da solo ti fa saltare i fossati che dividono i campioni dai fenomeni e i fenomeni dai vincenti. E questo è ciò che logicamente siam portati a pensare. Forse tutti.

Se al contrario, quell’irrinunciabile idiosincrasia a cui Lukaku si aggrappa quando il match si fa importante non fosse passeggera ma addirittura una manifesta malattia, allora il problema sarebbe più grosso del previsto. Perché nel bene e nel male, a Milano nerazzurra è Lukaku a cantar Messa.

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