Calcio Inter Inter, perdere così fa male: ma non tutto è da buttare

Inter, perdere così fa male: ma non tutto è da buttare

L'Inter è arrivata a un passo dalla gloria, ma ancora una volta il Siviglia è riuscito a portare a casa l'Europa League. Molti i meriti degli andalusi, altrettanti i demeriti dei nerazzurri. Zhang può comunque consolarsi: molti calciatori hanno dimostrato di poter calcare palcoscenici prestigiosi

Perdere una finale è sempre una grande delusione: perderla partendo da una situazione di vantaggio è ancor più frustrante. L’Inter di Antonio Conte è uscita sconfitta in una finale contro un avversario cinico e abituato a questi palcoscenici: il Siviglia di Julen Lopetegui. Grandi meriti vanno agli andalusi per la conquista della sesta Europa League, ma proviamo ad analizzare gli errori dei nerazzurri. Dove iniziano i meriti degli spagnoli e dove finiscono i demeriti dell’Inter?

Inter, cosa non ha funzionato: problemi di testa o di gambe?

Antonio Conte dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell’Inter

Una finale è una partita a sé, unica, speciale. E come dice Antonio Conte, “ci si ricorda soltanto di chi vince”: e in questo caso, purtroppo per il popolo nerazzurro, non è l’Inter. Nella notte di Colonia, il rigore di Romelu Lukaku – che ha eguagliato il record di 34 gol di Ronaldo – sembrava aver spianato la strada ai nerazzurri, che però non avevano fatto i conti con la grinta e la determinazione del Siviglia. Infatti, gli andalusi, dopo lo svantaggio iniziale, non si sono persi d’animo e hanno iniziato a macinare gioco, come sono abituati a fare. L’1-1 di Luuk De Jong è frutto di un’azione corale, insistita, nella quale il Siviglia ha girato palla da una parte all’altra del campo e ha trovato il gol del pareggio su un traversone arrivato dalla fascia destra. Ecco, le fasce. Punto

di forza durante tutta la stagione dell’Inter, che mai come ieri sono andate in tilt di fronte al gioco spumeggiante degli spagnoli. I due esterni Suso e Lucas Ocampos sono stati l’arma in più del Siviglia: con grande personalità, sono riusciti quasi sempre a scardinare la retroguardia nerazzurra, mettendola più volte in difficoltà. D’Ambrosio e Young hanno sofferto le continue avanzate degli esterni avversari. Conte aveva preparato la gara cercando di vincere i duelli sulle fasce, ma gli uomini di Lopetegui sono stati più abili sulle corsie esterne.

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Calciomercato Siviglia: il Boca Juniors corteggia Ever Banega

Siviglia, la classe dell’ex Banega ha annientato l’Inter

Un’altra delle chiavi tattiche del match è stata senza dubbio il centrocampo: e anche qui, l’Inter ha più di un rimpianto. Ever Banega, il grande ex della finale, è stato senza dubbio l’uomo che ha cambiato le sorti della gara. Ordinato, pulito, preciso nei passaggi e dotato di grande visione di gioco: il numero 10 argentino ha stravinto il duello con il suo ex compagno Marcelo Brozovic.

Durante la sua ultima gara da giocatore del Siviglia, Banega ha mostrato tutto il suo talento e la sua abilità nei calci piazzati. L’Inter, che si è goduta le geometrie del classe 1988 soltanto per una stagione, magari avrebbe potuto dare un’altra chance all’argentino. E chissà se con un Banega in più, la storia sarebbe cambiata. La grinta e i polmoni di Nicolò Barella e il lavoro d’interdizione di Roberto Gagliardini non sono stati sufficienti a ribaltare le sorti del match. Inoltre, l’esperienza di Fernando è risultata decisiva in fase difensiva: l’ex Porto ha costruito una vera e propria diga a ridosso dei due centrali.

Inter-Siviglia: la gara a due facce di Lukaku e Diego Carlos

Lukaku, attaccante dell'Inter
Lukaku, attaccante dell’Inter

Le finali non si giocano, si vincono“: recita il detto. Sono partite decise spesso da episodi, che in un attimo possono capovolgere i destini di giocatori e tifosi. E in questo senso, gli assoluti protagonisti della gara sono stati Romelu Lukaku e il difensore Diego Carlos.

Pronti-via e il bomber belga semina il centrale brasiliano, che lo stende in area di rigore. Dal dischetto, Big Rom è glaciale e porta in vantaggio i nerazzurri. La prima frazione di gioco è un’altalena di emozioni, che alla fine termina con il risultato di 2-2. Diego Carlos è sicuramente il peggiore in campo, almeno fino a quel momento: ma il calcio non è una scienza esatta e basta un attimo per stravolgere l’esito di un’intera stagione. Lo sliding door del match avviene al minuto 67. Lukaku parte dietro il centrocampo, e dopo una cavalcata inarrestabile, a tu per tu con Bonou, si lascia ipnotizzare dall’estremo difensore marocchino. “Gol sbagliato, gol subito“: i detti, ancora una volta, non sbagliano mai. Passano pochi minuti e il Dio del calcio decide di intervenire. Sugli sviluppi del calcio di punizione battuto dal solito Banega, la palla carambola su Diego Carlos, che si coordina in una rovesciata non perfetta, destinata sul fondo. Lukaku si trova lì e da due passi spinge il pallone nella porta sbagliata. Quella deviazione cambierà l’esito della finale a favore del Siviglia, che alla fine porterà a casa la sua sesta Europa League. A Lukaku non resta che rimpiangere quell’occasione: con quel gol, avrebbe potuto impreziosire con un trofeo la sua prima incredibile stagione a tinte nerazzurre.

 

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Bastoni e De Vrij, decisivi nell’ultimo turno in casa Inter

Inter, perdere aiuta a crescere: le basi da cui ripartire

Dalle sconfitte s’impara di più: il Siviglia si è dimostrato un avversario tosto e noi dobbiamo superare tutto questo“. Queste le parole di Samir Handanovic, capitano dell’Inter, alla sua prima finale europea in carriera. Il portiere sloveno non ha di certo vissuto la sua miglior serata, ma rimane comunque una garanzia per il futuro prossimo del club del gruppo Suning. Per perdere una finale, bisogna arrivare a giocarla: l’Inter e Antonio Conte, in questo senso, hanno molti meriti. Nonostante la comprensibile amarezza, i nerazzurri possono ripartire da basi solide, da calciatori che, nonostante la scarsa esperienza internazionale, hanno dimostrato tutto il proprio valore. Uno su tutti: Nicolò Barella. Un motorino inesauribile, un centrocampista moderno, tecnico e aggressivo nello stesso tempo. Arrivato dal Cagliari la scorsa estate, Barella è diventato un pilastro del centrocampo nerazzurro e – probabilmente – anche della Nazionale di Roberto Mancini.

Così come Alessandro Bastoni. Il difensore classe 1999 ha dimostrato, anche ieri sera, classe e personalità da vendere. E’ partito in sordina e, partita dopo partita, è riuscito a soffiare il posto da titolare a Milan Skriniar, non certo l’ultimo arrivato.

E poi c’è Stefan De Vrij, il ministro della difesa: sempre calmo, elegante, serafico. L’ultimo dei difensori e il primo dei centrocampisti. L’abitudine ad alti livelli non manca di certo a Christian Eriksen, entrato soltanto nel finale. Il trequartista danese non ha avuto un facile ambientamento e spera di riscattarsi durante la prossima stagione: il suo talento non è mai stato in discussione. Così come l’esperienza di Diego Godin: il Flaco, autore del momentaneo 2-2, è un’icona del calcio mondiale per carisma e personalità. Nonostante le difficoltà iniziali e lo scarso minutaggio, il capitano della Nazionale Uruguaiana si è imposto nelle gerarchie di Conte, che non ha più rinunciato all’ex Atletico Madrid.

Inter, il compleanno amaro di Lautaro: il Barça sullo sfondo

Europa League, Siviglia cannibale: nuova rivoluzione in casa Inter?
Lautaro Martinez, attaccante dell’Inter (foto by @imagephotoagency)

Ultimo, ma non per importanza, ovviamente, Lautaro Martinez: il Toro non è riuscito a brillare contro la rocciosa retroguardia andalusa. Servito piuttosto raramente, non ha lavorato molto spalle alla porta, come ci ha abituati a fare. La deludente prova del numero 10 argentino è stata una delle chiavi del match: da una parte demerito di Lautaro, dall’altra l’ottima lettura di Lopetegui, che è riuscito a offuscare il talento del Toro. Una seconda parte di stagione travagliata per Lautaro Martinez, che proprio oggi festeggia 23 anni.

Dopo lo stop causato dalla pandemia, l’attaccante dell’Albiceleste ha messo a segno soltanto tre gol in Serie A e due in Europa League, entrambi nella semifinale contro lo Shakhtar. Le sirene provenienti dalla Spagna hanno condizionato l’umore e il rendimento del Toro, che non è riuscito più a incantare, come aveva fatto nella prima parte di stagione. Ma i 21 gol stagionali sono comunque un ottimo bottino che fa ben sperare in ottica futura – Barcellona permettendo.

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