Calcio Lazio Lazio, che succede? Disastro post-Covid e fiducia da ritrovare

Lazio, che succede? Disastro post-Covid e fiducia da ritrovare

La Lazio pre e post Covid sembrano essere due squadre opposte. Dalla ripresa del campionato dopo i tre mesi di stop, la squadra di Inzaghi sembra aver perso smalto e brillantezza. Riuscirà il tecnico biancoceleste a ritrovare il bandolo della matassa e far ripartire la sua Lazio?

La stagione della Lazio era iniziata un po’ in sordina. La sconfitta in esterna sul campo della SPAL aveva lasciato presagire ad una stagione in pieno anonimato: lotta per l’Europa League con qualche colpaccio di tanto in tanto. Invece la squadra di Inzaghi si è compattata, ha trovato gioco e continuità di rendimento nei suoi interpreti migliori.

Luis Alberto era tornato quello ammirato due stagioni prima con la qualificazione in Champions League sfumata all’ultimo calcio d’angolo contro l’Inter, MilinkovicSavic finalmente maturato e diventato un tuttocampista di spessore europeo. In avanti il solito Immobile a segnare con Correa e Caicedo a farsi trovare pronti. In difesa la crescita di Acerbi ha dato maggiore sicurezza a tutto il reparto con un Luiz Felipe migliorato gara dopo gara.

La sliding door della stagione è stata la gara contro l’Atalanta quando gli uomini di Inzaghi, hanno saputo reagire ai tre schiaffi presi a fine primo tempo e agguantare un pareggio insperato. Di lì in poi la Lazio ha cominciato a saper fare una sola cosa: vincere. Da quel pareggio sono stati ben 11 i successivi consecutivi della squadra di Inzaghi culminati con i successi in rimonta contro Inter e Juventus.

Nel mezzo una Supercoppa Italiana stravinta contro i bianconeri di mister Sarri a mettere la ciliegina sulla torta ad un 2019 e un inizio 2020 strepitoso. Squadra imbattuta e sogno scudetto lì ad un passo. Chi sarebbe stato in grado di fermare questa avanzata?

Luis Alberto
Luis Alberto abbraccia Milinkovic durante Lazio-Juventus

Lazio, il Covid e il sogno (quasi infranto). Cosa è successo alla macchina perfetta?

A febbraio, poi, arriva l’inaspettato, il colpo di scena che non ti aspetti. C’è un virus che sta circolando in Cina ma le autorità rassicurano tutti “non c’è pericolo che arrivi in Italia”. Invece è arrivato, forte, prepotente e incisivo come un pugno del miglior Mike Tyson. Ci ha messo k.o. e costretti a casa per più di due mesi fermando qualsiasi attività, calcio compreso.

Priorità alla salute e rispetto per le numerose vittime del Covid e delle loro famiglie. Fermarsi era l’unica cosa possibile e, con molta sofferenza, lo abbiamo fatto e ne stiamo venendo fuori. Abbiamo ricominciato a vivere, uscire, tornare a lavoro e ad affollare bar e ristoranti. E’ tornato anche il calcio dopo una serie di batti e ribatti tra Lega Calcio e il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora. Alla fine il 20 giugno tutto è ricominciato e la Serie A è tornata negli stadi, anche se a porte chiuse per le limitazioni e il divieto di assembramenti ancora vigenti.

La Lazio e il presidente Lotito in primis, non vedevano l’ora di ricominciare e riprendere da dove avevano lasciato. C’era un sogno da inseguire ed lì, a portata di mano, vicinissimo, un sogno chiamato scudetto. Quel sogno, però, comincia un po’ a scappare fin da subito. La Lazio affronta l’Atalanta in quel di Bergamo, città simbolo di questa pandemia e si fa rimontare l’iniziale vantaggio di due reti finendo per perdere e incassare la prima sconfitta dopo 22 risultati utili consecutivi tra vittorie e pareggi. Sembra essere solo un piccolo passo falso tanto che i biancocelesti (pur soffrendo) agguantano due successi in rimonta prima contro la Fiorentina in casa e poi contro il Torino in trasferta.

“E’ tornata la Lazio!” grida qualcuno. “Scudetto? Ci siamo anche noi” grida qualcun’altro. Ma c’è qualcosa che non va, lo si intuisce e Inzaghi lo sa bene. La squadra si vince ma lo fa con molta fatica, quasi arrancando e andando avanti per forza d’inerzia e di volontà. Non è la stessa Lazio e le vittorie, si sa, nascondono “la polvere sotto il tappeto”.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi, allenatore della Lazio

Lazio, il disastro è completo: due sconfitte e troppi gol subiti. Ora anche la Champions è a rischio

Arriva la gara contro il Milan all’Olimpico che può dire molto sulle reali possibilità della Lazio di tenere il passo della Juventus. La squadra è incerottata: Caicedo e Immobile sono fuori per squalifica per via delle ammonizioni rimediate contro il Torino nel turno precedente, Correa è l’unico attaccante di ruolo ma le sue condizioni non sono buone, a centrocampo l’unico in forma sembra essere Marco Parolo che, però, non gioca quattro partite consecutive da qualche anno.

Le premesse non sono buone e si vede subito: i biancocelesti, dopo un avvio promettente, si spengono e finiscono subito la benzina. Correa è stanco e infortunato, Lucas Leiva è stato costretto a scendere in campo nonostante non fosse ancora pronto e si consuma lo psicodramma. Calhanoglu e Ibrahimovic mettono fine alle sofferenze della Lazio siglando i due gol con cui il Milan va in vantaggio a fine primo tempo. La ripresa viene giocata solo per onore di cronaca e il gol di Rebic spegne definitivamente tutto.

E’ un crollo su tutta la linea ma non tutto è perduto. Il campionato con partite così ravvicinate, offre subito alla Lazio la via del riscatto e il Lecce sembra essere l’avversario ideale. Pronti, via e la Lazio passa in vantaggio dopo aver preso un grosso spavento per un gol annullato a Mancosu per un tocco di mano ad inizio azione. Il gol (fortunoso) di Caicedo sembra spianare la strada ai biancocelesti ma sembra avere l’effetto contrario.

Il Lecce si getta in avanti, ci crede e trova il pareggio con Babacar lasciato tutto solo in area di colpire di testa e battere Strakosha. Ci sarebbe anche l’opportunità del raddoppio se non fosse che Mancosu spara alto un rigore calciato davvero male. Poi il dramma si consuma, ancora. Lucioni di testa si mangia Acerbi e sigla il gol del definitivo 2-1. La Lazio ci prova ad agguantare quantomeno il pareggio ma un po’ la sfortuna un po’ un Gabriel in grande spolvero, negano il pari alla “banda Inzaghi”.

Ciro Immobile, attaccante della Lazio (foto by imagephotoagency)

Lazio, scudetto game over? I numeri sono impietosi e non fanno ben sperare

Cosa è successo alla squadra ammirata nella prima parte di stagione che sapeva solo vincere e divertire? Cosa si è inceppato di questo ingranaggio quasi perfetto? Le motivazioni dietro questo crollo (fisico e mentale) sono molte. In primis una preparazione fisica al rientro in campo dopo tre mesi di stop inadeguata. La squadra fatica a livello fisico, annaspa e non regge un ritmo partita che le altre squadre sembrano aver trovato. Secondo: pochi ricambi. La rosa della Lazio è corta, cortissima e gli infortuni in rapida successione non hanno di certo aiutato Inzaghi.

Dall’inizio della ripresa del campionato il tecnico biancoceleste non ha potuto fare affidamento su Lulic, Lucas Leiva, Luiz Felipe e Marusic. Una vera e propria ecatombe che ha costretto la Lazio a puntare sugli stessi uomini per queste cinque partite. Parolo schierato sempre da titolare e spesso tenuto in campo fino al novantesimo e oltre, Milinkovic e Correa costretti a giocare con piccoli infortuni che ne hanno peggiorato le condizioni. Luis Alberto messo in mezzo al campo a giostrare nel deserto più totale. Lukaku (Jordan) e Jony che si sono alternati sulla fascia sinistra senza convincere mai appieno.

Dal sogno scudetto alla difesa del posto in Champions League il passo è stato breve. Le due sconfitte consecutive con Milan e Lecce aggiunte a quella contro l’Atalanta, hanno messo gli uomini di Inzaghi in una posizione molto scomoda. Il divario con la Juventus si è ampliato e i sette punti di distacco appaiono, al momento, incolmabili. Dietro c’è da guardarsi da un’Atalanta che sembra aver preso proprio il posto dei biancocelesti e vince da nove partite consecutive.

Calciomercato Lazio, non solo Luis Alberto: anche Immobile rinnova
Luis Alberto e Ciro Immobile, centrocampista e attaccante della Lazio

La Lazio ora dovrà reinventarsi e il classico 3-5-2, marchio di fabbrica di Inzaghi, dovrebbe essere messo in discussione per far spazio a schemi tattici diversi che consentano una maggiore fluidità di gioco. I numeri della ripresa, poi, sono impietosi: dai 38 gol presi prima della sosta con la miglior difesa del campionato, nelle ultime cinque la Lazio ne ha incassati già 10 a fronte di 8 segnati. L’ambiente ora più che mai dovrà compattarsi e centrare l’obiettivo minimo che è e rimane la qualificazione alla prossima Champions League.

Inzaghi dovrà inventarsi qualcosa ma con gli uomini contati e molti di questi che hanno piccoli problemi fisici, non sarà per nulla facile. Trovare le motivazioni e le energie quando queste non ci sono più è un compito molto arduo. Le soluzioni sono poche, le forze ancora di meno ma l’aquila è un animale fiero e orgoglioso e non si piegherà tanto facilmente.

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