giovedì, 2 Luglio 2020 - 08:14
Calcio Lazio Lazio, ora o mai più: Inzaghi può entrare nella storia

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Lazio, ora o mai più: Inzaghi può entrare nella storia

L'impressionante stagione della Lazio pre-Covid si è scontrata con la dura realtà chiamata Atalanta. Lo stop di tre mesi si è fatto sentire nella testa e nelle gambe degli uomini di Inzaghi ma il sogno scudetto è ancora vivo. Ci sarà un lieto fine come a Perugia venti anni fa?

Sembra essere passata un’eternità da quando lo scorso 9 marzo il Premier Giuseppe Conte annunciava all’Italia che il paese doveva fermarsi per contrastare l’avanzata del “nemico venuto da Oriente”. Il diffondersi del Covid-19 non solo nelle regioni maggiormente colpite, costrinse il Presidente Conte a dichiarare l’intera Italia zona rossa. Un colpo duro da digerire per tutti noi. Siamo stati fermi e immobili per più di 40 giorni senza poter vedere parenti, amici, familiari. Senza poter andare nei locali o vedere una partita allo stadio. Molti hanno perso il lavoro e moltissimi altri hanno perso persone care.

Lo stop si è reso necessario quando la situazione dei contagi appariva ormai incontrastabile e incontrollabile. Ogni giorno, alle 19:00, ci aspettava il consueto “bollettino” diramato dalla Protezione Civile con dati sempre allarmanti tra nuovi contagi e decessi. La lotta al Covid non è ancora finita ma da poco più di un mese siamo tornati a vivere e la normalità, a poco a poco, sta ritornando a far parte di noi. Tra i gesti e le abitudini quotidiane, è tornato anche il calcio giocato con la Serie A che ha riaperto gli stadi per portare a termine questa stagione che, a prescindere da come andrà a finire, è già di diritto nella storia italiana.

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Fino allo stop forzato il campionato stava vivendo un’appassionante testa a testa tra Juventus e Lazio per la lotta scudetto, con l’Inter di Antonio Conte terza incomoda pronta ad approfittare di ogni minimo passo falso. La squadra biancoceleste allenata da Simone Inzaghi aveva tutte le carte in regole per dare del filo da torcere agli uomini di Maurizio Sarri. La vittoria in campionato all’Olimpico prima e la conferma in Supercoppa Italiana poi, avevano dato alla Lazio una consapevolezza maggiore dei propri mezzi e accresciuto l’autostima di molti giocatori della rosa biancoceleste.

Immobile non ha mai smesso di segnare, MilinkovicSavic sembrava aver fatto quel definitivo salto di qualità diventando uno dei migliori centrocampisti europei, Luis Alberto si stava confermando straordinario uomo assist. Ma era tutto l’insieme che faceva la forza della Lazio. Fino allo stop del campionato, la squadra di Inzaghi era la difesa meno perforata del campionato con soli 21 gol subiti e una striscia di risultati utili consecutivi arrivata a quota 21. Una macchina quasi perfetta quella preparata dal tecnico laziale, un 3-5-2 che sul campo si muoveva a meraviglia, quasi telecomandato da Inzaghi in panchina.

Ad aumentare la pericolosità di questa Lazio c’era anche il sostegno incessante, incrollabile e immancabile del popolo biancoleceste. I tifosi laziali non hanno mai fatto mancare il proprio apporto alla squadra, sostenendola anche nei momenti di difficoltà durante le prime gare di campionato. Un crescendo rossiniano fermato solo dall’avanzare di virus tanto potente quanto subdolo.

Erikkson
Sven Goran Eriksson, ex allenatore della Lazio

Sembrava di assistere ad un sogno per i tifosi della Lazio: record su record infranti, sgretolati, spazzati via uno dopo l’altro. Vittorie storiche come quella contro il Milan che mancava addirittura dal lontano 1989. L’anniversario dei 120 anni dalla fondazione della società che riportava alla memoria il famoso “scudetto sotto la pioggia” quando allo stadio Renato Curi di Perugia il 14 maggio 2000, andava in scena una delle pagine più gloriose della storia della Lazio. Calori che segna l’1-0 per il Perugia contro la Juventus e che significherà scudetto per la Lazio di Sven Goran Eriksson. Sembrava un film già visto ma, come ogni buon film che si rispetti, deve esserci il colpo di scena, la svolta che cambia verso ad una storia che sembra destinata al lieto fine.

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A marzo il campionato si è fermato per dare spazio ad un qualcosa di maggior valore che è la salute e il benessere di tutti. Un sacrificio enorme quello del popolo italiano ma necessario per tornare ad una vita normale, che abbiamo sempre vissuto. L’incantesimo della Lazio di Inzaghi si spezza improvvisamente. Tutto si ferma e ripartire, adesso, non è facile e pronti via i biancocelesti si sono ritrovati ad affrontare una della squadre più in forma di tutto il campionato: l’Atalanta di Gian Piero Gasperini.

Uno strano scherzo del destino, se vogliamo, perché proprio la gara d’andata segnò un importante spartiacque per la stagione della Lazio. Il rocambolesco 3-3 andato in scena all’Olimpico lo scorso 19 ottobre è stata una delle partite più spettacolari del campionato con i biancocelesti capaci di riprendere l’Atalanta che si era portata in vantaggio di tre gol a fine primo tempo. Il destino ha voluto che questa volta fosse la Dea a prendersi la ribalta con la Lazio che si è vista rimontare da un iniziale vantaggio di due reti per poi perdere la gara 3-2 con il colpo di testa di Palomino. La prima sconfitta dopo 21 risultati utili consecutivi. Niente male no? Invece c’era qualcuno pronto a banchettare appena sentito l’odore del sangue sgorgare dalla ferita aperta della preda.

Simone Inzaghi
Simone Inzaghi, tecnico della Lazio

La sconfitta della Lazio nella prima gara post Covid affrontata dai biancocelesti, è arrivata per molti detrattori come una manna dal cielo. Come se l’insuccesso della “banda Inzaghi” potesse regalare vittorie, lustro e prestigio ad altre società. I tre mesi di stop si sono visti tutti nelle gambe della Lazio che ha patito un inizio scoppiettante con un uno-due che avrebbe messo k.o. anche Ironman. Dopo un primo tempo giocato a ritmo forsennato, la Lazio si è spenta, si è disunita e le assenze di giocatori come Lulic e Lucas Leiva si sono sentite.

I tasti dolenti e i punti a sfavore nel proseguo del campionato sono molti per Inzaghi. Lulic ha finito anzitempo la stagione e rientrerà l’anno prossimo, Leiva è convalescente e il suo rientro è ancora incerto. C’è poi da considerare che si giocherà ogni tre giorni e il vantaggio che la Lazio aveva nei confronti della Juventus di poter giocare una volta a settimana, è svanito nel nulla. Aggiungiamo poi che, salvo clamorose decisioni, le restanti dieci gare che mancano da qui ad agosto si giocheranno senza pubblico sugli spalti. Quel tifo che più di una volta ha dato una spinta decisiva ai biancocelesti, ricaricandoli di energie quando ce ne era bisogno.

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A mettere ancora più pressione ad Inzaghi e a tutti i giocatori della Lazio si sta aggiungendo anche una Juventus che sembra aver ritrovato smalto, bel gioco e brillantezza. i biancocelesti devono provare a vincerle tutte e non sarà un’impresa facile. Il calendario poi non aiuta visto che la Lazio dovrà affrontare ancora Hellas Verona, Milan e Napoli senza dimenticare lo scontro diretto contro la Juventus il prossimo 20 luglio e l’insidiosa trasferta contro il Lecce.

La Lazio però continua a crederci e la vittoria di sabato sera contro la Fiorentina sembra aver lasciato intatto uno dei punti caratteristici della squadra di Inzaghi: crederci sempre e non mollare mai. La sofferta (e discussa) rimonta contro la Viola ha ridato consapevolezza ad un gruppo che dopo la batosta di Bergamo sembrava aver smarrito la via maestra. La dimostrazione la danno anche i giocatori, con Milinkovic-Savic su tutti che, tramite la propria pagina Instagram, ha voluto sottolineare che: “Lazio non molla mai”.

Mancano ancora dieci gare. Dieci partite da vivere tutto d’un fiato e che ci consegneranno il Campione d’Italia più storico da quando esiste la Seria A di calcio. La Lazio ci proverà, certo, anche contro quei detrattori che restano lì, in attesa di consumare quel che resta di un’aquila ferita ma che, da animale fiero quale è, non mollerà tanto facilmente.

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