prima pagina Serie A, la prossima stagione è adesso: cronache di un futuro incerto

Serie A, la prossima stagione è adesso: cronache di un futuro incerto

L'assemblea di Lega Serie A tenutasi nel tardo pomeriggio ci si aspettava sciogliesse alcuni nodi sul futuro della Serie A. Al contrario, le parole del presidente Dal Pino sembrano gettare ombre preoccupanti sul futuro del nostro calcio. Ancora incerti il quando e il come si ripartirà

Ogni cosa a suo tempo. Sembra questo oggi il motto della Lega Serie A che, dopo aver trovato il modo di portare al termine la stagione sportiva 19/20, ora inizia ad attraversare il vasto campo minato che la separa dalla prossima. L’assemblea che si è tenuta nella giornata odierna, presieduta dal presidente Paolo Dal Pino, ha lasciato più dubbi che certezze. Il Vaso di Pandora è stato scoperchiato e dà li adesso vengon fuori tutti i controsensi che prima, forse volutamente, sono stati marginalizzati.

L’ordine del giorno svela problematiche evidenti e carica il prossimo futuro della Serie A di tensioni smisurate. Innanzitutto il fattore stanchezza: riprendere il 12 sembra impossibile per il presidente e questo un po’ si era intuito. Troppo pochi 15 giorni di break tra una stagione e l’altra: al riposo del lockdown ha fatto seguito l’inusuale tour de force estivo e, senza il trapasso rigenerativo delle Canarie, delle Maldive o delle Antille di turno, sarebbe difficile immaginare una ripresa qualitativa come quella che si meritano spettatori e telespettatori.

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Da non trascurare neanche la questione fisica e i Furono Europei 2020, ora riclassificati Euro 2021. Troppe gare in poco tempo, rischio infortuni raddoppiato e nessuna garanzia su chi arriva integro alla prossima estate pallonara. Semplicemente il 12 settembre ripartire non si può: per la data vera bisognerà aspettare. Poi, la questione stadi vuoti. E qui Dal Pino ci prende, perché si fa un po’ fatica a dare senso ai seggiolini vuoti, mentre nei lidi di mare la movida fa il suo corso quasi senza regole e nelle discoteche ci si riassembra alla ricerca dell’amor perduto. La salute prima di tutto, ma la coerenza subito appresso: stabilire un protocollo è il primo pedone da muovere sulla scacchiera, poi riportare la gente a cantare dal vivo e non in 4K la seconda mossa.

Non sta in piedi, del resto, uno stato che applica leggi diverse a universi contestuali, perciò se agli amanti della musica è concesso il diletto preferito, è giusto che lo stesso sia dato a chi riempie la propria spensieratezza mirando quattro calci ad un pallone da un seggiolino colorato. Perché sentire la voce dei giocatori è intrigante, ma sentire l’urlo gonfio di emozione di un tifoso è ancora meglio. Nel rispetto di tutto, delle regole e delle persone, ma soprattutto del virus.

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