venerdì, 3 Luglio 2020 - 23:02
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Serie A, senza ripresa a rischio la permanenza dei big

Questo pomeriggio andrà in scena l'incontro decisivo tra i rappresentanti del mondo del pallone e quelli del Governo per decidere le sorti della Serie A. Due le strade possibili e una metterebbe in crisi il calcio italiano

La Serie A ed il mondo del calcio sono in fibrillazione, in attesa di una risposta dall’incontro di oggi tra FIGCGoverno in programma alle 18:30. In ballo c’è il futuro del campionato, ma anche la sorte di molti club nostrani. Che siano piccole realtà o società strutturate in modo da suscitare invidia anche ai giganti della Borsa, le squadre dovranno comunque programmare in tempi brevi il loro futuro. Sul tavolo un piano A ed uno B, che dipendono da come le autorità giudicheranno consona un’eventuale ripresa del campionato.

La prima ipotesi dipende dal via libera dal Governo. In questo caso la stagione si concluderà anche senza pubblico, con la possibilità di recuperare introiti dai diritti tv e dagli sponsor. In tal senso, come vi avevamo anticipato in esclusiva, la Serie A potrebbe ripartire il 20 giugno. Sicuramente ci sarebbero perdite, che però sarebbero contenute e tamponate. Quindi nessun guadagno sulla pelle degli atleti come paventato dagli “odiatori” del mondo del pallone.

Serie A, ecco il piano B: niente ripresa e stagione finita

Cosa succederebbe invece in caso di stop definitivo ai campionati? Per prima cosa la perdita raddoppierebbe di colpo: da 300 milioni si salirebbe fino a 740. I club più piccoli potrebbero andare in difficoltà e richiedere iniezioni di capitale da parte dei soci, mentre quelli più grandi dovrebbero ripianare le perdite con gli utili realizzati nella prima parte di stagione.

Ma l’impatto peggiore verrebbe dal calciomercato. Con le casse vuote, infatti, l’Italia potrebbe essere di nuovo terra di conquista per i club stranieri, specie per Liga e Premier, che vorrebbero ricominciare al più presto. A quel punto sarebbe difficile trattenere i vari CR7, Dybala, Milik, Donnarumma e Lukaku, ancora di più se gli venisse chiesto di dare una sforbiciata ai loro ingaggi. Le squadre poi che andrebbero in Europa potrebbero partire dai preliminari, come affermato dal presidente Ceferin che, invece, preferirebbe avere risultati sportivi e non d’ufficio.

E con i dati di KPMG che evidenziano come il nostro campionato stia provando a ridurre il divario economico e competitivo con le altre leghe, finire ora significherebbe anche avere prospettive nere per il Ranking UEFA. Il rischio concreto è di perdere competitività e di conseguenza i guadagni e i vantaggi nei sorteggi acquisti in questi ultimi 10 anni.

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