venerdì, 3 Luglio 2020 - 21:26
Calcio Roma Roma, tre anni fa l'addio di Totti: dimenticare è impossibile

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Roma, tre anni fa l’addio di Totti: dimenticare è impossibile

Tre anni fa l'ultimo saluto di Francesco Totti alla Roma e ai suoi tifosi. Un addio al calcio corredato da una splendida lettera d'amore, testimonianza del legame indissolubile tra l'ex capitano giallorosso e la sua gente

Roma, 28 Maggio 2017. Il capitano della Roma, Francesco Totti dice addio al calcio. Lo ricordano bene quel giorno i migliaia di tifosi presenti allo Stadio Olimpico. Il triplice fischio del direttore di gara e l’attesa per i saluti di fine stagione a tutta la squadra, come consuetudine. Ma il momento più importante non è ancora arrivato. Si prepara Francesco, è pronto per il giro di campo, l’ultimo della sua carriera.

Con lui tutta la famiglia, moglie e tre figli. Ha bisogno del loro sostegno. Iniziano a camminare e le telecamere scorgono le prime lacrime tra gli spalti. Anche Totti le vede. Piange anche lui: sa cosa sta lasciando, anche se non è ancora pronto a farlo. “Sto bene, perché smettere?” aveva confessato qualche mese prima, ma quelle parole non hanno potuto impedire di separarlo dalla sua maglia, dal suo stadio, dall’amore incondizionato per il calcio, per la sua gente.

Roma-Totti, una lunga storia d’amore: una lettera per dire addio

Totti
Francesco Totti, ex capitano della Roma

Dopo aver lasciato andare le lacrime, dopo essersi preso quell’interminabile scroscio di applausi, l’ultimo da giocatore della Roma, Francesco Totti ha voluto dire grazie, nonostante tutto. In una lunga lettera a cuore aperto ha cercato di abbattere, ancora una volta, quelle distanze tra tifosi e giocatori.

Ha voluto mettere a nudo la sua riconoscenza verso chi lo ha sempre sostenuto e le sue fragilità di uomo, come nelle più belle storie d’amore: “Mi piace pensare che la mia carriera diventi per voi una favola da raccontare. Ora è finita veramente. Mi levo la maglia per l’ultima volta. La piego per bene anche se non sono pronto a dire basta e forse non lo sarò mai. Concedetemi un po’ di paura. Questa volta sono io che ho bisogno di voi e del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato. Con il vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a buttarmi in una nuova avventura. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso, che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato ventotto anni di amore. Vi amo”. Chi ama il calcio, quello vero, chi sa abbattere le barriere e andare oltre i colori, quel giorno lo ricorderà per sempre.

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