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Calciomercato, da Lautaro a Calhanoglu: richieste e rinnovi nell’era del sacrificio

Lautaro Martinez, attaccante dell'Inter
Lautaro Martinez, attaccante dell'Inter

“La seconda ondata della pandemia richiede a tutti i Governi che prendano decisioni difficili e chiedano ai propri cittadini sacrifici importanti”, parola del Premier Giuseppe Conte. Sacrifici forse insostenibili per noi gente comune. Per chi si alza la mattina e sa di non poter contare su uno stipendio fisso, per chi con lo sguardo nel vuoto è costretto a guardare mentre il futuro diventa vago e sfuggevole o ancora per chi semplicemente vede sotto di sé il baratro e spera di non dovercisi buttare. La vita appesa ad un filo come un castello di carte costruito con sacrificio, sudore ed impegno, pronto a cadere rovinosamente al minimo soffio di vento. Chiudi le finestre, lo metti al riparo e lo proteggi, eviti di porlo su superfici irregolari, pur sapendo che tutte le misure di sicurezza conosciute e conoscibili potrebbero non bastare.

Il virus è un nemico insidioso, invisibile, bastardo che vola veloce da un sistema immunitario ad un altro, ma che ha soprattutto il potere nascosto di creare panico, confusione e incertezza. Lo si vede dalle strutture sanitarie sature, dai repentini cambi di strategia della politica o, perché no, anche dai volti nostalgici di due innamorati che abitano in comuni diversi. Ci vengono richiesti sacrifici, senso civico e responsabilità sociale, valori che diventano retorici e superflui se non condivisi da tutti perché, forse, l’aspetto più rilevante del Covid è che ci rende uguali più di una giustizia macchinosa o di una legislazione lacunosa. Dalla politica allo sport, in fin dei conti indossiamo tutti una mascherina.

Calciomercato, spese insostenibili e rinnovi faraonici: diamoci un taglio!

Da un Giuseppe all’altro, dalle parole di Conte a quelle di Marotta: “Il sistema calcio è a rischio default, gli introiti dei club sono crollati mentre i costi della forza lavoro no. Servono soluzioni univoche”. Un appello che assomiglia tanto ad un grido disperato, ma che rischia di rimanere irresponsabilmente inascoltato. Nell’era del sacrificio non sono più ammessi rinnovi faraonici e spese insostenibili, lo richiede la tanto decantata responsabilità sociale e forse, prima di ogni altra cosa, il buon senso. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”, un principio sempre attuale e contemporaneo come pochi quello esposto da Tancredi Falconeri ne Il Gattopardo.

Insomma cambiare tutto per non cambiare niente e tenersi stretti benefici e privilegi anche di fronte ad una crisi senza precedenti. Una crisi che ha coinvolto anche il mondo del pallone che, aldilà di proclami e dichiarazioni di facciata, continua ad apparire come un’isola felice sperduta nell’oceano, al riparo dai forti venti che spirano incessantemente in ogni altra parte del globo. Come se i suoi abitanti vivessero in una sorta di Grande Fratello, ignari di tutto quello che accade aldilà dei confini della loro isola felice. Un’immagine che stride con la realtà e con il rischio di fallimento preannunciato da Marotta.

Gianluigi Donnarumma e Hakan Calhanoglu, portiere e centrocampista del Milan @imagephotoagency
Gianluigi Donnarumma e Hakan Calhanoglu, portiere e centrocampista del Milan @imagephotoagency

Rischio al quale non sembrano badare, ad esempio, gli agenti di Calhanoglu, Lautaro Martinez o Donnarumma. La richiesta di Gordon Stipic, agente del trequartista turco, è da mani nei capelli: 7,5 milioni a stagione o niente rinnovo con il Milan. Messi o Cristiano Ronaldo? No, Hakan Calhanoglu. E se la risposta dei rossoneri dovesse essere “Arrivederci e grazie” non ci sarebbe da stupirsi: Stefano Pioli perderebbe un elemento prezioso del suo scacchiere tattico, ma la dignità del club rimarrebbe perfettamente intatta.

Stessa richiesta di ingaggio per Lautaro Martinez, di poco più alta quella avanzata da Mino Raiola per Donnarumma (8 milioni di euro). In Italia come in Europa, dove ad esempio la permanenza di Alaba al Bayern Monaco anche dopo la scadenza dell’accordo attualmente in vigore è legata a doppio filo al soddisfacimento della richiesta dell’austriaco di un ingaggio da 15 milioni di euro a stagione. Motivo per cui, fin quando anche un solo club rimarrà ostaggio delle richieste folli e sconsiderate di calciatori e procuratori, la resistenza e il percorso di cambiamento intrapreso da alcuni costituirà una semplice goccia nell’oceano. Per dirla alla Marotta servono decisioni univoche condivise da tutte le federazioni, che si tratti di salary cap o di un limite alla decenza. In fin dei conti tutti abbiamo una mascherina, ma non tutti siamo costretti ad indossarla.

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