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Calciomercato ieri, oggi e domani: da Herrera a Maradona passando per Oronzo Canà

I colpi più importanti, le curiosità e i retroscena: la storia del calciomercato ieri, oggi e domani dalle origini fino ai giorni nostri, da Herrera a Maradona e Oronzo Canà

Calciomercato
Calciomercato

Tutti quanti viviamo il calciomercato con una certa curiosità, nell’attesa che arrivi il colpo che possa spostare gli equilibri, lo scambio a sorpresa in grado di accontentare tutti e avere così una nuova storia da raccontare. Le finestre di calciomercato sono fatte per farci sognare, aspettando che arrivi il calciatore giusto per la nostra squadra del cuore e che il nostro idolo decida di prolungare il suo contratto per diventare una bandiera nel corso degli anni. Tutto quello che accade affinché si concretizzi il trasferimento di un giocatore da un club all’altro è un insieme di fattori, di dialoghi e di particolari intrecci che rendono unica ogni trattativa.

C’è il trasferimento che si concretizza al termine di molteplici settimane di lavoro, il blitz che accade all’improvviso, l’intuizione che stravolge i piani e la trattativa che salta per un dettaglio quando tutto sembrava ormai in discesa. Ecco perché, in una maniera assolutamente particolare, siamo attratti dal calciomercato, dalle varie dietrologie e dalle infinite possibilità che possono verificarsi. Ai giorni nostri siamo abituati a sentir parlare di procuratori, di agenti, di email, direttori sportivi, messaggi, indizi social, ma nel corso degli anni l’arte del calciomercato è cambiata in maniera quasi camaleontica, adattandosi alle esigenze, alle usanze e alle tecnologie di ogni epoca.

Principe Raimondo Lanza di Trabia
Principe Raimondo Lanza di Trabia

La nascita del Calciomercato

Dalla Lira all’Euro, il calciomercato ha attraversato diverse fasi sia per quanto concerne le tempistiche che per quanto riguarda i modi con cui si è sviluppato. Il primissimo trasferimento ante litteram della storia del calcio italiano risale al 1910, quando la Doria e il Genoa si accordano per scambiarsi il calciatore Emilio Santamaria per 1500 lire. La nascita ufficiale del calciomercato risale invece agli anni ’50, quando il Principe palermitano Raimondo Lanza di Trabia, con l’ambizione di portare il suo Palermo ai massimi livelli del calcio italiano, decide di mettere in pratica le sue idee rivoluzionarie e di far valere il suo potere economico. Raimondo Lanza di Trabia inizia a frequentare il lussuoso albergo Gallia di Milano, con l’intento di dialogare con i vertici degli altri club per ingaggiarne i calciatori. Grazie a lui, negli anni si diffonde tra i presidenti l’abitudine di darsi appuntamento proprio al Gallia per discutere circa potenziali trattative e trovare un accordo.

Trattative tra gentiluomini all'Hotel Gallia di Milano
Trattative tra gentiluomini all’Hotel Gallia di Milano

Col lievitare delle trattative e con la crescita del calcio italiano, arrivano i cosiddetti mediatori, paragonabili agli attuali agenti, ma non riconosciuti ufficialmente dalla Federcalcio Italiana. I mediatori propongono i loro assistiti alle varie squadre, cercando di stringere legami e di entrare nei vari contesti calcistici. Arrivano colpi di calciomercato sempre più importanti, che attirano l’attenzione di un numero crescente di appassionati e scrivono la storia del giornalismo sportivo, tanto da occupare anche le prime pagine dei giornali. Ci si accorge così giorno dopo giorno che anche il mercato fa vendere e può generare un business.

Hotel Gallia di Milano
Cartolina dell’Hotel Gallia di Milano

L’ascesa del calcio italiano

Molte personalità facoltose decidono di entrare nel mondo del calcio per avere un ritorno di immagine, soprattutto per dare prestigio alla propria famiglia. La famiglia Agnelli si avvicina alla Juventus, il petroliere Angelo Moratti compra l’Inter, un grande editore come Andrea Rizzoli sceglie il Milan, mentre il sindaco di Napoli Achille Lauro diventa il proprietario della società partenopea. Quest’ultimo entra nel mondo del calcio anche per avere un ritorno da un punto di vista elettorale, anticipando quello che ha fatto anche Silvio Berlusconi col Milan anni dopo.

La gestione dei club diventa sempre più complessa e iniziano a diffondersi le figure dei grandi manager che, al fianco dei presidenti, prendevano decisioni delicate circa i progetti futuri e l’acquisto di potenziali futuri campioni. Il primo vero manager fu Italo Allodi, ispiratore del Grande Mantova, che negli anni ’50 fu soprannominato “il piccolo Brasile“. Il presidente dell’Inter Angelo Moratti decide di ingaggiarlo nel 1959 per aiutarlo nell’impresa di creare la squadra più forte in assoluto: nasce così La Grande Inter, grazie ad acquisti mirati come quello della Roccia Tarcisio Burgnich e soprattutto l’arrivo di Helenio Herrera, il primo allenatore fuori dagli schemi.

Il Mago Helenio Herrera
Il Mago Helenio Herrera

Grazie all’argentino Herrera, soprannominato Il Mago, anche gli allenatori iniziano a prendersi le prime pagine dei giornali, soprattutto grazie ad affermazioni e provocazioni che contribuivano alla vendita delle copie. Il suo stipendio elevato, commisurato agli straordinari trionfi conseguiti, contribuisce di conseguenza anche all’aumento in proporzione degli stipendi anche degli altri allenatori.

Le location del calciomercato

Dopo la nascita della sessione di calciomercato estiva, si opta anche per l’introduzione di un’altra finestra a ottobre, che corrisponde al mercato di riparazione spostato poi al mese di gennaio per uniformarsi alla finestre di mercato europee. Verso la fine degli anni ’60, cambia la location del calciomercato. Il direttore del Gallia invita i presidenti a non presentarsi più in albergo, perché anno dopo anno il continuo afflusso di giornalisti e tifosi interessati alle trattative contribuiva a creare importanti disagi agli operatori della stessa struttura. Il calciomercato, da evento riservato a una élite di gentiluomini diventa un fenomeno di massa. Di fatto, il Gallia non è più la sede del calciomercato italiano, che diventa lhotel Hilton.

Hotel Hilton, Milano
Hotel Hilton, Milano

Successivamente, le varie location continuarono a cambiare: da Milanofiori al Forte Crest a San Donato, passando per una desueta location sul lago di Como negli anni ’80, l’unica sede non meneghina di sempre. Nella incantevole cornice di Villa Erba a Cernobbio, appunto vicino al lago di Como, il calciomercato italiano prendeva vita, anche se la sua posizione geografica ha reso gli spostamenti molto difficili e lunghi a causa della importante distanza dall’aeroporto. Le successive location sono sempre circoscritte al territorio del centro di Milano, fino ad arrivare all’attuale sede allo Sheraton, che confina con il bellissimo stadio Giuseppe Meazza.

Villa Erba a Cernobbio, sul lago di Como
Villa Erba a Cernobbio, sul lago di Como

L’arte del fare calciomercato

Fino alla più recente metà degli anni ’90 l’intero modo di vivere il calciomercato era molto differente da quello a cui siamo abituati ai giorni nostri. Nell’hotel che ospitava il cuore pulsante del calciomercato, i direttori sportivi e i vertici erano organizzati in dei veri e propri box, uno spazio allestito ad hoc per lavorare alle varie trattative. I giornalisti, una volta accreditati, potevano passare tra i vari box per carpire informazioni importanti, notizie ed aggiornamenti. Era un’epoca così vicina, eppure al tempo stesso così lontana rispetto ad ora, in cui i veri scoop arrivavano nella notte, quando nei ristoranti i presidenti, i dirigenti e i giornalisti si ritrovavano a tavola insieme per cenare e rilassarsi.

Come scrisse il celebre poeta romano Orazio “Che cosa non rivela l’ebbrezza? Essa mostra le cose nascoste“. Ed è così che il famoso proverbio In Vino Veritas prendeva forma tra i tavoli ricchi di cibo e bevande dei ristoranti milanesi nel cuore della notte. Tra una chiacchiera, uno scherzo e un buon pasto, il contatto diretto portava spesso ad una sorta di fuga di informazioni, una confidenza amichevole fatta in nome del dio Bacco. Era un modo di lavorare e di rapportarsi l’un l’altro completamente diverso rispetto ad ora.

Ristorante Giannino, Milano
Ristorante Giannino, Milano

Oggi una trattativa nasce, si sviluppa e si conclude in una maniera più in linea con le usanze dei giorni nostri e con le tecnologie a disposizione. La notizia può arrivare direttamente sullo smartphone grazie ad un messaggio, le fonti possono essere molteplici e gli intermediari di ogni discorso sono più numerosi. Oltre ai presidenti, ai direttori sportivi e al calciatore oggetto della trattativa, adesso sono coinvolti anche i procuratori, eventuali mediatori, altri agenti FIFA e a volte anche i parenti in prima persona. Si è quindi più spesso di fronte a notizie contraddittorie: ad esempio, se l’agente può magari spingere per la conclusione di una trattativa, i direttori sportivi invece tendono a smentire e a non rivelare alcuna informazione fino alla firma nero su bianco.

Diego Armando Maradona al Napoli
Diego Armando Maradona al Napoli

Il trasferimento di Maradona al Napoli

Uno dei trasferimenti più importanti della storia del calcio italiano è senza dubbio quello di Diego Armando Maradona al Napoli, concretizzatosi al termine di una infinita trattativa ricca di colpi di scena. Le frontiere italiane, chiuse dopo la sconfitta degli azzurri ai Mondiali in Inghilterra del 1966, riaprirono finalmente nel 1980. Nel 1984 il Napoli del presidente Corrado Ferlaino progettò in grande per tornare ai vertici della Serie A dopo alcune annate molto deludenti. Il simbolo della rinascita designato dal presidente fu Hugo Sanchez, attaccante messicano del Real Madrid, mentre il direttore sportivo Antonio Iuliano si mise al lavoro per ingaggiare un centrocampista dai cosiddetti piedi buoni tra Cerezo e Socrates.

In quello stesso anno, accadde che l’Avellino organizza un’amichevole col Barcellona per poter portare in Italia, seppure per una partita, lo spettacolo offerto palla al piede da Maradona. Uno dei mediatori ed organizzatori della partita amichevole informò il ds Pierpaolo Marino che il fuoriclasse argentino non si sarebbe presentato alla partita a causa di un litigo con il presidente blaugrana Nunez.

Secondo quanto riportato dal noto giornalista Ciro Venerato, Marino decise di chiamare la Juventus per offrire Maradona, dati i buoni rapporti tra la Vecchia Signora e l’Avellino. L’allora presidente Giampiero Boniperti si rifiutò di ingaggiare Maradona, ritenendolo non compatibile con il celebre Stile Juve a causa dei suoi atteggiamenti extracalcistici. In secondo luogo, Maradona venne proposto al presidente della Sampdoria Paolo Mantovani, che però non poteva effettuare un investimento così importante in quanto era già concentrato sul blindare i suoi talenti Gianluca Vialli e Roberto Mancini.

E così Pierpaolo Marino contattò il Napoli, proponendo l’acquisto di Maradona. Il direttore sportivo Iuliano aveva di fatto bloccato l’acquisto di Socrates ma, ironia della sorte, la Fiorentina lo soffiò al club partenopeo con un blitz. Privato del brasiliano, il Napoli scelse Maradona. Da quel momento partì una infinita trattativa con il Barcellona, che terminò solo nell’ultimo giorno utile della sessione di calciomercato di quell’anno. Molti inviati si trasferirono a Barcellona per raccontare giorno per giorno gli sviluppi della trattativa, con Maradona che rilasciava costanti dichiarazioni per forzare la sua cessione.

Non avendo ancora concretamente la firma di Maradona, il presidente Ferlaino si presentò in sede di calciomercato con una busta chiusa e depositò un contratto bianco in extremis. Arrivato successivamente il contratto con tanto di firme di Nunez e Maradona, il presidente Ferlaino sostituì il giorno seguente il foglio bianco nella sua busta con il contratto vero e proprio. Quel colpo di calciomercato ha cambiato la storia del calcio italiano: lungo tutto lo stivale i tifosi poterono ammirare le giocate di uno dei calciatori più forti di sempre. Il ricordo che El Pibe de oro ha lasciato nel cuore degli argentini e dei napoletani è indelebile, tanto che lo Stadio San Paolo è stato rinominato Stadio Diego Armando Maradona in suo onore, con tanto di statua celebrativa.

La statua celebrativa di Maradona
La statua celebrativa di Maradona

Gli acquisti che hanno fatto la storia

Oltre a Diego Maradona al Napoli, sono molteplici gli acquisti che hanno contribuito a portare lustro alla nostra Serie A. Per quanto riguarda il calciomercato dell’Inter, ovviamente è impossibile non fare i nomi di Ronaldo Il Fenomeno, ma anche quelli di Zlatan Ibrahimovic e Romelu Lukaku. Quest’ultimo rappresenta oggi il secondo acquisto più costoso nella storia del calcio italiano.

Il calciomercato della Juventus invece ha visto numerosi fuoriclasse su tutti, ma forse quelli che hanno avuto maggior impatto sia mediatico che sul campo sono essenzialmente due, ovvero quelli di Zidedine Zidane e Cristiano Ronaldo, rispettivamente al sesto e al primo posto dei colpi nostrani più costosi di sempre.

Cristiano Ronaldo alla Juventus
Cristiano Ronaldo alla Juventus

Se si parla di acquisti onerosi, per il calciomercato del Milan il primo nome che viene in mente è quello di Kakà, al decimo posto in questa speciale classifica. Il brasiliano non è stato l’unico fuoriclasse a vestire la maglia rossonera: Andriy Shevchenko, Ruud Gullit e Marco Van Basten sono solo alcuni dei tantissimi nomi che hanno fatto sognare migliaia di tifosi del Diavolo.

Il calciomercato della Fiorentina è stato invece profondamente segnato da due episodi in particolare: l’arrivo di Gabriel Omar Batistuta nel 1991 e il trasferimento di Roberto Baggio alla Juventus l’anno prima, nel 1990, con feroci proteste da parte dei tifosi viola.

Per quanto riguarda il mercato in generale, il trasferimento più costoso di sempre è quello del campione brasiliano Neymar, passando nell’estate dal Barcellona al Paris Saint-Germain per 222 milioni di euro. Un colpo che ha fatto la storia, rompendo il muro ideale dei 200 milioni per l’acquisto di un singolo cartellino, orchestrato con pazienza e maestria da uno dei più importanti agenti del panorama internazionale: Pini Zahavi, candidato come miglior agente dell’anno ai Globe Soccer Awards 2021.

Pini Zahavi coi vertici del PSG
Pini Zahavi coi vertici del PSG

La sentenza Bosman

Celebre anche la vicenda che vide coinvolto il calciatore belga Jean-Marc Bosman, giocatore del RFC Liegi: nonostante il suo contratto col club fosse scaduto, il giocatore non poteva trasferirsi in un’altra squadra a causa del mancato accordo economico con gli altri club suoi potenziali acquirenti. Bosman decise così di rivolgersi alla Corte dei Diritti Europea, che nel 1995 approvò una nuova norma secondo cui i calciatori dell’Unione Europea potevano trasferirsi gratuitamente da un club all’altro alla scadenza di un contratto. In più, se il contratto in vigore tra un giocatore e un club ha una durata residua di sei mesi, il calciatore in questione può firmare una sorta di precontratto con la sua società futura. Questa norma, nominata poi Sentenza Bosman, ha cambiato per sempre la storia del calciomercato.

Jean Marc Bosman
Jean-Marc Bosman

Dalla comproprietà al diritto di recompra

Il 2014 è un anno importante per la storia del calciomercato, che vede definitivamente il tramonto delle cosiddette comproprietà. Era usanza, in passato, suddividere a metà tra due club i diritti economici del cartellino di un calciatore, facendo mantenere però i diritti sportivi soltanto a uno dei due. La Serie A utilizzava le contropartite a partire dagli ’70, ovvero da quando la Juventus cedette un giovane Paolo Rossi al Vicenza con questa singolare formula. Il futuro dell’eroe del terzo Mondiale vinto dall’Italia venne deciso alle famose buste.

Quando le due società detentrici del cartellino di un giocatore non trovavano un accordo per il riscatto dell’intero cartellino, dopo due anni dall’inizio della compartecipazione si arrivava appunto alle buste, ovvero una sorta di asta in cui chi proponeva l’offerta più alta si assicurava le prestazioni del calciatore. Negli ’80, nonostante l’abolizione, le comproprietà diventarono una pratica abbastanza comune nelle trattative, tanto che il celebre film L’allenatore nel Pallone la situazione venne perfettamente descritta dall’iconica frase del presidente della Longobarda Borlotti a Oronzo Canà: “Ma lo sa che noi attraverso le cessioni di Falchetti e Mengoni riusciamo ad avere la metà di Giordano? Da girare all’Udinese per un quarto di Zico e tre quarti di Edinho“.

Negli anni ’90 le compartecipazioni furono nuovamente introdotte nei regolamenti federali, con la successiva abolizione definitiva proprio nel 2014. Con la fine delle comproprietà, è l’alba del diritto di recompra, un termine spagnolo che indica la facoltà del venditore di riservarsi il diritto di recuperare il cartellino di un calciatore precedentemente venduto, previo un ulteriore pagamento. È nella forma un concetto molto simile al prestito con diritto di riscatto e contro-riscatto, ma con la sostanziale differenza che la cessione a titolo definitivo garantisce un ricavo superiore e una plusvalenza importante da inserire nel bilancio societario, cosa che un prestito non prevede. Il metodo di recompra, proprio come la comproprietà, non viene visto di buon occhio dai vertici federali, in quanto viene spesso usato per le trattative dei giovani calciatori in modo da generare plusvalenze.

Hasse Jeppson
Hasse Jeppson

Curiosità varie: i colpi di calciomercato più strani

Uno degli colpi di calciomercato del Napoli più importanti negli anni ’50 fu il trasferimento dello svedese Hasse Jeppson acquistato dall’Atalanta per la cifra di 105 milioni di lire. A causa di questa enorme somma pagata dal Napoli nel 1952, i tifosi partenopei lo hanno ribattezzato ‘O Banco ‘e Napule, per sottolineare che il suo cartellino valesse quanto l’intero capitale dell’istituto di credito cittadino. Da lì poi divennero di uso comune i detti “Mannaggia Jeppson” e “Gesù, è cadut ‘O Banco ‘e Napule“, quest’ultimo ideato in seguito a una caduta di Jeppson dopo un brutale intervento di un avversario.

Il calcio norvegese registra un singolare tipo di trasferimento nel 2002: protagonista di questa vicenda fu il calciatore Kenneth Kristensen, attaccante del Vindbjart. La società che decise di ingaggiarlo fu il Flekkeroy Idrettslag, una squadra dell’omonima isola norvegese. La trattativa si rivelò sin da subito complicata, dato che il Vindbjart non voleva privarsi del suo centravanti e per farlo chiedeva una importante somma di denaro. Alla fine, dopo un infinito tira e molla, l’accordo per la cessione fu trovato sulla base di una formula fuori dal comune: 75 chili di gamberetti. Una quantità enorme di crostacei, ma non difficile da procurare per la società acquirente, che basava sulla pesca quasi interamente la sua economia. Consegnati i gamberetti, il giocatore si trasferì senza problemi.

Kenneth Kristensen, acquistato per 75 chili di gamberetti
Kenneth Kristensen, acquistato per 75 chili di gamberetti

Un trasferimento che ha fatto la storia del calcio inglese riguarda senza ombra di dubbio Ali Dia, un aspirante calciatore con alcune esperienze nei campionati dilettantistici. Un giorno, un suo amico riuscì a procurarsi il numero del tecnico dell’allora tecnico del Southampton Graeme Souness e lo chiamò fingendosi George Weah, raccomandando il suo cugino senegalese. Incredibilmente, il tentativo andò in porto e Ali Dia si ritrovò a 31 anni in Premier League e il 23 novembre 1996 riuscì anche ad esordire in campo. La prestazione di Ali Dia venne definita come i “53 minuti più comici della storia del calcio inglese“.

Per quanto riguarda il calcio italiano è passato alla storia il mancato trasferimento di Falcao dalla Roma all’Inter, stoppato da Giulio Andreotti nel 1983. Un colpo di scena soprattutto per i tempi e i modi con cui si è verificato e anche per quanto ha modificato anche la percezione del calciomercato della Roma in quella stagione.

Una trattativa andata a buon fine terminata con un epilogo al cardiopalma fu invece quella che portò Diego Milito dal Saragozza al Genoa, acquistato grazie ad un foglio di carta accartocciato lanciato con forza Federico Pastorello, vincitore del premio Best Agent of the Year ai Globe Soccer Awards 2021, nel box dell’ufficio a pochi secondi dalla fine della sessione di calciomercato del 2009.

Federico Pastorello e il famoso lancio del contratto di Milito
Federico Pastorello e il famoso lancio del contratto di Milito

Quello di Milito si rivelò un colpo che ha caratterizzato il calciomercato del Genoa in maniera netta dettato probabilmente dal destino: il primo fondamentale passo verso qualcosa di molto più grande. L’anno successivo, dopo aver condotto i rossoblu in Europa League, il Principe Milito divenne Re nella notte di Madrid, consegnando il triplete all’Inter.

Dal calciomercato dell’Atalanta fino a quello del Venezia, dalla Serie A fino ai campionati dilettantistici, dai primi scambi scolpiti nella storia fino alle trattative multimilionarie di adesso, dai box negli hotel agli indizi social, dalle cene al ristorante fino ai messaggio sullo smartphone, la storia delle trattative in Italia e nel mondo è così ricca e variegata. Colmo di sfumature e pieno di colpi di scena, il calciomercato ieri, oggi e domani ha un unico filo conduttore che non manca mai: la passione dei tifosi, che senza sosta continuano a sognare il grande colpo per la propria squadra del cuore. È una passione genuina che nasce dal profondo del cuore, data dalla curiosità tipica dei bambini di conoscere qualcosa di nuovo e anche dalla speranza di un futuro migliore verso il prossimo colpo ad effetto.