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Calciopoli, parla Moggi: “Quella Juventus era il mio capolavoro. Mai chiesto a nessuno di vincere la partita”

Luciano Moggi, dal 1994 al 2006 amministratore delegato della Juventus, è tornato a parlare del processo Calciopoli, che lo vide accusato di diversi reati, fra i quali l’associazione a delinquere

Serie A, Moggi contro Cellino
Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus

A più di quindici anni dallo scandalo che ha segnato il punto più basso nella storia del calcio italiano, Luciano Moggi, amministratore delegato della Juventus dal 1994 fino al 2006 – anno dello scoppio del caso Calciopoli – è tornato a parlare della vicenda nel corso di un documentario presentato dalla piattaforma d’intrattenimento Netflix, dal titolo The dark side of the sport.

“Ho perseguito l’obiettivo del calcio, che era la mia passione”, ha esordito l’ex dirigente bianconero,Il calcio in realtà è uno sport puro, è uno sport dove vince chi gioca meglio: se abbiamo vinto sette campionati, che credo sia una cosa importante, evidentemente i giocatori che abbiamo comprato, da Zidane a Nedved e Cannavaro erano quelli giusti. Noi non abbiamo mai chiesto a nessuno di vincere la partita: la vincevamo con le nostre forze. Poi è come se fossi stato in cima a un albero e tutti fossero pronti da sotto a sparare”. 

Le prime intercettazioni vennero pubblicate nel maggio del 2006, e di lì a poco tempo lo scandalo travolse l’intero sistema calcio. Questo il ricordo di Luciano Moggi relativamente a quei giorni tanto movimentati: “I primi dieci giorni sono stati tremendi. Televisioni, radio e giornali ripetevano costantemente ‘scandalo nel calcio eccetera’, ma io non mi sono mai approfittato di niente e di nessuno. Essere tacciato da ladro mi ha fatto male. Devo dire che mi sentivo abbastanza abbattuto. Avevo vergogna pure a passeggiare per le strade: era come se mi fosse caduta addosso non una tegola, ma un’intera casa”. L’ex membro della Triade ha poi proseguito: Quella squadra era il mio capolavoro e in quel momento lì ho pensato a tante cose: è importante che lo dica, anche al suicidio, ma la religione mi ha insegnato che la vita è fatta di tanti momenti, belli e brutti, e bisogna andare avanti, combattendo anche quelli brutti. Nel momento più brutto ho sentito una forza interiore dentro di me che mi diceva ‘devi combattere, devi dimostrare al mondo che ciò che è stato detto e fatto sono finzioni'”

Dopo aver rassegnato le dimissioni il 14 maggio del 2006, Luciano Moggi venne convocato dagli inquirenti per un’udienza preliminare. Questo il suo ricordo al riguardo: “Volevo capire cosa avevo fatto, perché non avevo idea di cosa potessero imputarmi: io parlavo con i designatori, ma parlavo come parlavano tutti, cercavamo di tutelarci. Sono per la giustizia, sono per un mondo per bene, ma devo dire che leggendo quella scritta, ‘la legge è uguale per tutti’, ho avuto dei dubbi, perché se fosse stato scandalo questo era lo scandalo generale del calcio, a 360°, non a venti gradi: non riguardava solo me”. ha detto Moggi, riferendosi al coinvolgimento di altri esponenti del mondo del calcio nella vicenda: “Non è vero che era il sistema Moggi a condizionare il calcio, ma il sistema generale: anche le altre squadre parlavano con gli arbitri e il designatore, ma questo è stato tolto completamente dalla circolazione da parte dei P.M. ed è venuto fuori solo il piccolo pezzo dei 360°: quello della Juventus”.

La sentenza di primo grado, pronunciata dalla Corte di Napoli l’8 novembre 2011, dichiarò Luciano Moggi colpevole del reato di promozione della associazione a delinquere, condannandolo alla pena di 5 anni e quattro mesi di reclusione, poi ridotti a 2 anni e 4 mesi dalla sentenza di secondo grado (17 dicembre 2013). Il 24 marzo 2015, la Corte di cassazione ha annullato le condanne precedentemente stabilite per quanto riguarda l’oggetto di associazione a delinquere per Moggi, senza possibilità di ulteriore appello per sopraggiunta prescrizione dei reati contestati: alla fine, l’ex dirigente della Vecchia Signora non scontò neppure un giorno in carcere. “Ho dimostrato che anche io non ho fatto niente: se nessuna partita è stata alterata, se tutti gli arbitri sono stati assolti, qual era il danno che era stato arrecato al calcio? Quelli che hanno condotto il processo di calciopoli passeranno da un giudice diverso, non sarà una prova d’appello ma sarà determinate: Gesù Cristo, è lui il giudice supremo”.