Carlo Nervo, ex giocatore del Bologna
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Carlo Nervo in ESCLUSIVA: “Bologna, in Europa con Mihajlovic ma serve un Signori. Sogno di tornare nel calcio…”

Bandiera del Bologna, con 13 anni da protagonista sulla sua fascia destra, Carlo Nervo è intervenuto ai nostri microfoni per ripercorrere la sua carriera: da un piccolo paesino come Solagna, fino alla Nazionale, tra gioie e dolori, emozioni condivise con campioni del calibro di Roberto Baggio, Beppe Signori e Igor Kolyvanov. Un mondo del calcio adesso lontano, ma con il sogno un giorno, chissà, di poter tornare

Carlo Nervo, bandiera del Bologna mai ammainata

Una vita passata a consumare il prato del lato destro del Dall’Ara, una corsa veloce e continua verso nuovi e sempre più alti obiettivi. Carlo Nervo è uno dei calciatori simbolo della storia del Bologna, una bandiera da 417 apparizioni in 13 anni che lo fanno il terzo più presente di sempre nella storia dei felsinei dietro soltanto a Bulgarelli e Roversi. Un’ala destra veloce ed elettrica in grado di segnare gol pesanti, primi fra tutti i due siglati allo Sporting Lisbona tra andata e ritorno nella Coppa Uefa 1998/1999. Nervo ha affidato la sua vita al calcio salvo poi abbandonare questo mondo definitivamente con il ritiro dall’attività agonistica. Ciò che Nervo non ha però mai abbandonato è la passione per il Bologna, quei colori rossoblù ancora amati fedelmente, insieme ai quali da un piccolo paesino di 2000 anime è giunto fino alla Nazionale.

Ha mosso i primi passi da bambino nel Solagna, squadra del suo paese di origine, per poi passare a Bassano, dove è nato, chiudendo il giro in Veneto vestendo la maglia del Cittadella. Tutto questo fino ai 21 anni. C’è un momento preciso di quegli anni in cui ha capito che sarebbe potuto diventare un calciatore professionista?

Il calcio è una passione nata fin da piccolo. Provengo da un paesino dove c’era solo il calcio, nessun altro sport. Ho avuto allenatori che mi hanno fatto amare questo mondo, poi ci vuole sacrificio, lavoro, voglia di arrivare“.

Il salto nei professionisti è arrivato puntuale al Mantova nel 1992, con il quale al primo anno ha subito ottenuto la promozione dall’allora C2 alla C1. Fu il primo gradino della sua personale scalata verso la Serie A. Era una squadra molto ambiziosa, sembravate proiettati verso il nuovo salto in Serie B fino ad un calo nel finale. A campionato chiuso un’indagine riscontrò delle irregolarità nelle pratiche dell’iscrizione. Una stagione veramente particolare, una montagna russa di emozioni. Tra l’altro fu la prima stagione con i 3 punti a partita e con l’inserimento di play-off e play-out. Come fu agli occhi di un ragazzo di appena 22 anni?

Purtroppo fu una situazione imbarazzante per colpa della società. Per mesi non ci furono garantiti gli stipendi. Arrivammo a fine anno scarichi, privi di energie. Finimmo il campionato per secondi, avevamo 15 punti di vantaggio sul Como quarto in classifica. Puntavamo fin dall’inizio alla promozione diretta ma quello fu il primo anno in cui introdussero i play-off, così giocammo proprio con il Como. Purtroppo arrivammo al finale di stagione completamente svuotati e non riuscimmo ad andare in B“.

Pur concludendosi con un risultato deludente i due anni di Mantova furono decisivi per la sua carriera. É vero che fu notato direttamente dal presidente Gazzoni? Immagino sia stato un grande orgoglio, quanto ha voluto dire la sua figura per lei?

La cosa strana della stagione di Mantova è stata proprio questa. Affrontai il Bologna due volte e in entrambe le partite offrii ottime prestazioni. Il Presidente Gazzoni si accorse di me e mandò Oriali ad indagare. Per me Gazzoni è stato un secondo padre, una persona d’altri tempi, elegante. Gli 11 anni passati a Bologna mi hanno legato fortemente a lui e anche dopo il calcio siamo rimasti in contatto, per me la sua figura ha sempre significato famiglia. Senza dubbio una delle persone più importanti della mia vita“.

Carlo Nervo, ex giocatore del Bologna
Carlo Nervo, ex giocatore del Bologna

A Bologna ha vissuto 13 anni ricchi di emozioni, dal 1994 al 2007, intervallati soltanto da una piccola parentesi al Catanzaro. Cosa significa per lei essere una bandiera dei felsinei? Cosa le ha lasciato quest’esperienza che ha difatti segnato la sua vita calcistica e non solo?

Mi rende orgoglioso, sono fortemente legato alla città anche se non ci ho mai abitato. La porto sempre con me, parlo di Bologna ogni giorno della settimana. Ci ho vissuto momenti bellissimi“.

Durante la lunga esperienza con il Bologna ha condiviso lo spogliatoio con campioni come Kolyvanov, Roberto Baggio, Giuseppe Signori. Di quale tra di loro ha il ricordo più bello? Chi l’ha colpita maggiormente tanto in allenamento quanto in partita?

Il Presidente Gazzoni fu molto influente e riuscì a portare molti campioni con la C maiuscola a Bologna. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa e ho cercato di rubare quanto più possibile come è giusto fare di fronte a talenti simili. Sono stati tutti campionissimi, con grande umiltà e umanità. Come ho sempre detto il più forte con cui ho giocato, per me, è stato Kolyvanov, nonostante a differenza degli altri abbia avuto minore fama internazionale. Calciava benissimo tanto di destro quanto di sinistro, così bene che ancora oggi mi chiedo quale fosse il suo piede preferito. Roberto Baggio era straordinario, un grande campione in tutto. Con Beppe Signori ho avuto un ottimo rapporto davvero. Baggio è rimasto a Bologna una stagione, mentre con Signori ho condiviso lo spogliatoio per sei anni. Era un vero killer dell’area, non gli ho mai visto sbagliare un gol nemmeno in allenamento. Segnava in tutti i modi possibili“.

Beppe Signori, ex attaccante di Lazio e Bologna
Beppe Signori, ex attaccante di Lazio e Bologna

La prima stagione con il Bologna fu in Serie C, ed arrivò subito la promozione in Serie B sotto la guida di quello che è stato uno dei suoi mentori principali: Renzo Ulivieri. Nel 1998 a prendere le redini della squadra fu Carlo Mazzone, con il quale vinse Coppa Intertoto ed arrivò in semifinale di Coppa Uefa, L’anno successivo fu poi sostituito da Francesco Guidolin, tecnico del Bologna fino al 2003. Tre allenatori sicuramente molto diversi fra loro, qual è il suo personale ricordo di ognuno di loro?

Sono tre allenatori con un carattere molto diverso, se fossi diventato un tecnico avrei voluto rubare qualcosa a tutti loro. Ulivieri è quello che mi ha dato qualcosa in più, mi ha insegnato tantissimo, mi ha insegnato a stare in campo. Mazzone è stato forse meno tecnico ma più vicino emozionalmente, come un padre di famiglia. Guidolin era già un grande allenatore, con idee molto simili a quelle del calcio moderno. I suoi principi mi piacevano moltissimo, voleva un calcio aggressivo, pressing alto. Vedeva il calcio allora come lo vedono la maggior parte dei tecnici oggi. Era un tecnico avanti con i tempi, con idee moderne“.

La stagione ’98/’99 con Carlo Mazzone fu un’annata a due facce: la gioia della vittoria in Coppa Intertoto e la delusione dell’eliminazione dalle semifinali di Coppa Uefa e Coppa Italia. Cosa mancò in quel doppio confronto con il Marsiglia? Fu più viva la rabbia per non essere arrivati alla finale o la consapevolezza di aver raggiunto un risultato storico per il club?

Purtroppo non riuscimmo ad arrivare in fondo né in Coppa Uefa né in Coppa Italia veramente per poco. Meritavamo di ottenere almeno uno dei due obiettivi che fosse l’uno o l’altro. La rosa non era lunghissima ed era difficile giocare su tre fronti. Contro il Marsiglia c’era tanta tensione, subimmo un gol che non c’era e poi finì anche male nel finale, un vero peccato. Sicuramente resta tanta delusione per aver mancato l’obiettivo“.

Carlo Nervo, ex giocatore del Bologna
Carlo Nervo, ex giocatore del Bologna

Al termine della stagione 2004/05, nel frattempo era tornato Carlo Mazzione, diventò reale tutto d’un colpo l’incubo retrocessione. Immagino fu un duro colpo, qual è il suo ricordo di quella terribile annata?

Sinceramente devo riprendermi ancora oggi dalla retrocessione di quell’anno. Eravamo una grande squadra certo non da Serie B, non meritavamo di retrocedere. Non riuscimmo mai a fare quel punto che ci mancava per salvarci. Ogni settimana era sempre la stessa storia: “Dobbiamo fare un punto”, e puntualmente non ci riuscivamo. Ogni domenica rimandavamo e la stagione terminò malissimo. Fu una delusione talmente grande a livello personale che la mia carriera di lì scese verso il basso“.

Una retrocessione che non ha fatto abbandonare Nervo dalla sua amata Bologna, con la quale giocherà per altre due stagioni prima del ritiro dal professionismo. Grazie agli anni in rossoblù è poi arrivato anche in Nazionale, con 6 presenze nel 2002 sotto la gestione Trapattoni, ai 31 anni. Non è certo il primo né l’ultimo, basti pensare oggi ad esempio a Francesco Caputo, che giunge a vestire la maglia azzurra dopo aver superato i 30 anni. Sicuramente un’emozione unica a qualsiasi età, ma si è mai chiesto il perché non sia arrivato prima questo momento?

Purtroppo nel 1998, quando la convocazione era nell’aria, mi feci male. Altrimenti credo che sarei potuto arrivarci anche prima. Era una Nazionale ricchissima di campioni, non era affatto facile riuscire ad entrarci. Adesso dopo qualche partita buona riesci ad entrare nel giro ma prima non era così. Sono veramente orgoglioso di essere partito da un paesino come Solagna ed essere arrivato fino a vestire la maglia dell’Italia. Un sogno diventato realtà grazie alle mie capacità personali e alla perseveranza“.

Sinisa Mihajlovic, allenatore del Bologna @Image Sport
Sinisa Mihajlovic, allenatore del Bologna @Image Sport

Passando all’attualità, al presente della Serie A, immagino segua sempre con grande passione il Bologna. Cosa pensa del lavoro di Mihajlovic? Potrebbe tornare di nuovo in Europa come accaduto al suo Bologna?

Certo, seguo sempre il Bologna. Innanzitutto voglio fare i complimenti al Presidente Saputo. Ha avuto un programma chiaro fin dall’inizio, un progetto a lungo termine ben definito. Ha preso una società dalle macerie, appena tornata in Serie A, e ha ricostruito dalle fondamenta. Adesso la base c’è e si deve continuare su questo percorso. Mihajlovic mi piace molto, mi piace il suo calcio. Vorrei che fosse ancora lui l’allenatore del Bologna della prossima stagione, ha una squadra molto giovane e che può crescere. Io credo che ci siano le possibilità di tornare in Europa, può entrare nelle prime 6 se prosegue su questa linea. Il difficile poi sarebbe riconfermarsi. Il Bologna di oggi mi diverte molto, mi piace vederlo giocare. Mi piace la mentalità che c’è adesso, il voler pressare alto, attaccare l’avversario nella sua metà campo. Al Bologna oggi manca soltanto un finalizzatore. Ecco, ci vorrebbe proprio un Beppe Signori, un attaccante con il gol nel sangue come lui. Basta vedere l’ultima gara con la Roma, di cross ne sono arrivati tanti, ma nessuno in grado di trasformarli in rete. Peccato perché era stata fatta una grande partita, ma devi segnare quando crei così tanto“.

Per i giovani di oggi, che non ti hanno visto giocare, chi era Carlo Nervo in campo? C’è oggi qualcuno a cui assomiglia, nel Bologna magari, oppure in Serie A o in generale nel calcio?

Il calcio è cambiato molto dai miei tempi, c’è un’altra mentalità e un’altra preparazione. Oggi si punta tantissimo sul fisico. Facevo dal terzino all’ala, tutta la fascia, era un altro calcio“.

Soriano, giocatore del Bologna
Soriano, giocatore del Bologna @Image Sport

Un’esperienza anche in politica, dalla fascia destra alla fascia da sindaco, del suo paesino, Solagna. Terminata l’avventura comunale è passato ai mobili ed oggi è imprenditore. Cosa ha portato con sé del mondo del calcio in queste esperienze?

Mi sono portato dietro moltissime cose dal mondo del calcio. Il calcio è uno sport di squadra ed anche all’interno di un’azienda, ad esempio, giochi di squadra. Ci sono ruoli, si deve creare un’alchimia, un senso di appartenenza“.

Come detto, adesso è un imprenditore e si occupa della vendita di mobili, ha una sua azienda. Ha chiuso definitivamente con il mondo del calcio? Pensa mai di tornare?

Sogno di tornare nel mondo del calcio. Chiaro che mi manca molto dopo aver giocato per così tanti anni, è stata la mia vita. Mi manca vivere lo spogliatoio, mi manca l’adrenalina che si respira prima e durante la partita, mi manca lo stadio gremito dai tifosi. Vedremo in futuro, chissà…“.

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