Carlo Zampa | Manchester City giocherà la Champions: “Una multarella e passa la paura”

Il Tas di Losanna ha annullato la sentenza di esclusione del Manchester City dalle Coppe per due anni. I Citizens se la sono cavata con una multa, a testimonianza del fatto che il mondo pallonaro privilegia i club con maggior potere finanziario

L’Uefa non ha preso molto bene la decisione del TAS di Losanna, che ha annullato la sentenza di condanna del Manchester City all’esclusione per due anni dalle Coppe Europee e ad una multa di 30 mln di euro per violazione delle norme sul Fair Play Finanziario. Alla fine la società inglese dovrà pagare soltanto 10 mln di euro di multa, una cosa da nulla rispetto all’enorme danno che avrebbe subìto nel caso in cui fosse stato invece confermato il blocco.

L’inchiesta, va ricordato, prese il via a novembre 2018 dopo le rivelazioni del quotidiano tedesco Der Spiegel su presunte irregolarità nei contratti di sponsorizzazione con società che l’Uefa, tramite il suo Organo di Controllo Finanziario dei Club (CFCB), riconduceva alla proprietà dei Citizens. Da lì la sentenza di condanna nel febbraio del 2020, annullata lunedì 13 luglio dal tribunale svizzero. E’ la solita storia che riguarda l’alchimia finanziaria di tante società calcistiche che cercano il modo migliore per aggirare le rigide norme sul FPF e continuare a sovvenzionarsi, mantenendo uno standard di alto livello.

Neymar e Mbappè
Neymar e Mbappè, attaccante del Psg (foto by imagephotoagency)

Anche il PSG finì sotto i riflettori dell’Uefa dopo l’ingaggio faraonico di Neymar e Mbappè da 400 mln di euro, ma l’Uefa non riuscì ad arrivare a dama ufficialmente per un vizio di forma, un errore procedurale che riguardava la richiesta dell’Uefa presentata oltre i termini consentiti. Anche nella sentenza del TAS che riguarda il Manchester c’è un aspetto che non va sottovalutato, ossia il fatto che buona parte delle presunte violazioni della società inglese sono cadute in prescrizione. Il che non vuol dire che non siano state commesse, se accertate, ma che non si è potuto procedere per verificarlo.

Questo chiama in causa l’Uefa che ha l’obbligo di esercitare un controllo costante, minuzioso e tempestivo sui bilanci di tutti per essere credibile agli occhi delle società che partecipano alle competizioni europee. C’è invece sempre la sensazione, o la certezza, che quelle che hanno maggiore potere finanziario e politico contino più delle altre. Avrei voluto vedere se ci sarebbe stata uguale sentenza qualora le stesse violazioni del Manchester o del PSG fossero state commesse da una normale società di un paese non di primo piano. Non è complottismo, ma realtà dei fatti, così come non siamo soltanto noi italiani ad essere furbi o a cercare escamotage di ogni tipo per ottenere il risultato, come le plusvalenze esagerate realizzate con scambi di giocatori giovani.

Non siamo puritani o verginelle, tutt’altro, ma gli altri non sono meglio di noi, anzi e lo dimostra anche il comportamento tenuto durante la pandemia dagli altri paesi europei. Noi abbiamo la nomina, ma anche gli altri fanno i fatti. Va bene tutto pur di continuare a far girare la giostra del mondo pallonaro, anzi il nostro Superman Gravina, dopo i crolli di ascolto delle partite post-lockdown, adesso spinge per far riaprire gli stadi prima della fine del campionato. Tanto ormai è tutto finito e non c’è più l’emergenza, vero?

Lorenzo Insigne
Lorenzo Insigne, capitano del Napoli

Un’ultima riflessione su quello che è successo prima di JuventusAtalanta, con l’insulto del team manager dei bergamaschi (“vai via, terrone di merda”) ad un tifoso napoletano che li aveva provocati senza alcuna cattiveria. Per me le scuse postume non valgono nulla e sono state fatte solo perché la scena è stata ripresa con un cellulare e divulgata via web, altrimenti non sarebbe stata nemmeno posta all’attenzione dell’opinione pubblica. Il problema è che purtroppo quella frase rispecchia la mentalità della stragrande maggioranza della gente del nord, a cui va tutta la mia solidarietà per quello che hanno dovuto subire e pagare in termini di vite umane col Covid.

Basti pensare a Vittorio Feltri, direttore di Libero, e alla sua convinzione che la gente del nord sia superiore a quella del sud. Nel 2020 siamo ancora a questo punto di arretratezza culturale e umana. E il bergamasco Feltri nel suo editoriale di lunedì 13 si è lamentato di come l’Atalanta povera sia stata derubata dalla ricca Juventus nella sfida di Torino. A parte che il potere dei bianconeri è noto a tutti, specialmente a noi romanisti, ma perché Feltri ancora ospita nelle pagine del suo giornale una persona come Luciano Moggi, che ha sconquassato il calcio italiano con le sue malefatte, tanto da essere stato radiato? Un po’ di coerenza e di buon senso ogni tanto non guasterebbe.

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