Carlo Zampa | Roma, ci pensa Edin Dzeko: ecco come uscire da dieci anni di lockdown

La Roma si goda pure il successo contro la Sampdoria, ma deve tornare stabilmente alla cultura della vittoria, alla fame ossessiva che ti spinge a dare in campo sino all’ultima goccia di sudore. I tifosi sono stanchi di discorsi programmatici che non portano a nulla e del dirigente di turno che resta solo progetto e plusvalenza. Peres, Ibanez e Pastore messi in campo dal primo minuto fanno rimpiangere la fase 1 e il lockdown. Toccante il minuto di raccoglimento in ricordo delle vittime del Covid-19

Siamo nelle mani di Fonseca, uomo solo al comando, al netto di quelli che sono e saranno i suoi errori. Oddio, non è che in questi dieci anni di gestione americana le sorti della Magica siano state affidate a professionisti diversi dall’allenatore di turno, che dopo essere stato accolto trionfalmente veniva puntualmente giubilato come il principale responsabile dei mancati risultati. Ma è un concetto che vale di più in questa stagione falsata dalla pandemia e che si deve concludere solo per gli interessi economici delle società.

Le scelte che dovrà fare l’allenatore, condizionato dalla compressione del calendario e dallo stato fisico dei suoi ragazzi, risulteranno probabilmente decisivi ai fini del risultato. I calciatori sono importanti, si sa, possono determinare l’andamento della gara con le loro giocate e la loro tecnica, ma per la politica di autogestione della Roma tanti grandi giocatori sono stati ceduti e hanno trovato gloria da altre parti, lasciando il cerino acceso nelle mani dell’allenatore. Senza per questo sollevarli dalle responsabilità ben precise che anche loro hanno avuto per non aver ottenuto successi assolutamente alla portata in tutto questo tempo.

Edin Dzeko
Edin Dzeko, attaccante della Roma, autore della doppietta vincente contro la Sampdoria

Abbiamo dovuto anche ascoltare Manolas che si rallegrava di aver finalmente vinto col Napoli il suo primo trofeo dopo sei anni, senza aver peraltro giocato la finale di Coppa Italia. In ogni caso per me la colpa principale è della società, non tanto per la mancanza nella Romadel dolore della sconfitta”, come diceva Walter Sabatini, quanto perché si è dimenticata la cultura della vittoria, quella fame ossessiva che ti spinge a dare in campo più del 100% delle tue possibilità. Mai nell’ultimo decennio ho sentito pronunciare il verbo “vincere nei discorsi programmatici fatti dal dirigente di turno, ma solo progetto, plusvalenza, raggiungimento di un posto per la Champions League o fantomatiche trasformazioni di una principessa in regina.

In questo contesto si è conclusa la prima giornata della ripresa del campionato Covid-19, almeno per quello che mi riguarda nell’indifferenza assoluta. A dire il vero quando ho visto contro la Sampdoria messi in campo dall’inizio Peres, Ibanez e Pastore ho rimpianto la fase 1 e il lockdown, ma queste sono le ansie del tifoso che prendono ogni tanto il sopravvento. Meno male che ci ha pensato Dzeko a ridarmi serenità, perché è vero che sono partite finte, ma non sopporto di veder perdere la Roma nemmeno a subbuteo.

Pierino Prati
Pierino Prati, ex attaccante di Milan e Roma, scomparso all’età di 73 anni

Sarei tanto curioso di sapere i reali indici di ascolto di ogni gara e quanto veramente la gente si appassioni a questo wrestling-football. L’unica cosa che apprezzo e che ritengo vera e sincera è il minuto di raccoglimento che viene osservato prima delle gare in ricordo delle persone morte per Covid-19. E’ stato bello ieri sera vedere esposti in tribuna Tevere tutti gli stemmi storici della Roma e soprattutto lo striscione in ricordo di Pierino Prati, che ci ha lasciato lunedì scorso all’età di 73 anni. La società Roma avrà tanti difetti, ma non quello della mancanza di sensibilità e di umanità, come ha ampiamente dimostrato a tutti i livelli nella pandemia. Viva il calcio vero, quello della gente, dei tifosi.. il calcio che verrà, speriamo.

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