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Caso Eriksen, da Puerta ad Astori: quando il campo diventa tragedia

Il malore che ha colpito Christian Eriksen nella sfida tra Danimarca e Finlandia funge da richiamo a tragedie passate, dove giovane vite sono state spezzate mentre inseguivano un sogno

Eriksen (Danimarca)
Eriksen (Danimarca)

Puerta, una tragedia evitabile

La morte non conosce pietà per chi coltiva il seme dell’amore. Neanche di fronte al più puro dei sentimenti riesce a provare compassione. Strappare una giovane vita sportiva, allora, porta con sé una viltà senza confini, specie se quella morte era possibile evitarla. In questo disegno divino rientra Antonio Puerta, il cui nome rimbalzò nelle cronache mondiali per un malore improvviso durante l’incontro tra Siviglia e Getafe nell’agosto 2007.

Nonostante il rapido intervento dei soccorritori, il terzino spagnolo troverà la morte a seguito di un infarto causato da una displasia del ventricolo destro. Un disturbo silente che aveva colto il giocatore già l’anno precedente, rafforzando l’ipotesi che la sua morte sarebbe potuta essere una tragedia evitabile.

Piermario Morosini, ex calciatore del Livorno
Piermario Morosini, ex calciatore del Livorno

Morosini, vittima del destino

Quando il destino nefasto incrocia la tua strada, l’unica arma per combatterlo è il sorriso. Lo stesso sorriso che caratterizzava Piermario Morosini, la cui vita era stata costellata di lutti: a 15 anni perde la madre, poco dopo il padre e nel 2004 perde il fratello disabile. Gli unici punti di riferimento erano la sorella e il calcio, il cui amore lo strapperà alla vita terrena.

Morosini, per l’appunto, terminerà la sua esistenza nell’aprile 2012 all’Adriatico di Pescara vittima di un arresto cardiocircolatorio. Il centrocampista, all’epoca giocatore del Livorno, provò a rialzarsi quasi come un riflesso incondizionato sviluppato dopo tutte le peripezie che la vita gli aveva riservato. Muore a 26 anni, tra lo sgomento e la rabbia di una morte che non ha visto colpevoli.

Davide Astori / Shutterstock.com

Astori, le ombre della solitudine

L’esistenza di un essere umano nella dimensione terrena è soltanto di passaggio. Sta proprio all’essere umano renderla la più indimenticabile possibile. Davide Astori, nel suo piccolo, aveva coronato le aspirazioni di una vita: il lavoro dei sogni e una splendida famiglia. Nulla di più indimenticabile, finché il buio della morte prenderà il meglio di quello che hai seminato.

Astori non sarà vittima indesiderata nel rettangolo di gioco, ma troverà la morte nella sua stanza di hotel poche ore prima della gara contro l’Udinese. Era il 4 marzo del 2018 e tutta Italia – non solo quella calcistica – si fermò per un istante. Lo stesso istante che fu fatale al capitano della Fiorentina, affetto da ardiomiopatia aritmogena biventricolare.

I calciatori della Danimarca attorno ad Eriksen @imagephotoagency
I calciatori della Danimarca attorno ad Eriksen @imagephotoagency

Eriksen, un dramma a lieto fine

Sognare i grandi palcoscenici ed avere la famiglia al tuo fianco, pronta a sostenerti soprattutto nei momenti più difficili. La stagione di Christian Eriksen era stata costellata da diversi momenti da dimenticare, eppure la Danimarca scommette sul suo talento per Euro 2021. I danesi vengono da un importante momento di crescita e il numero 10 sarà il loro spirito guida.

A dover guidare Eriksen, questa volta, saranno proprio i compagni al ’43 minuto della sfida con la Finlandia: il fantasista dell’Inter insegue il pallone con lo sguardo, per poi stramazzare al suolo. Immediati i soccorsi di Simon Kjaer, che chiama i compagni a raccolta per formare una muraglia umana a protezione dell’amico. Attimi di terrore, mentre il filo della morte penzola davanti gli occhi. A differenza delle altre storie, Eriksen troverà l’appiglio per sfuggire ad un destino nefasto, ma il campo su cui vivono il proprio sogno continua a trasformarsi nel teatro della tragedia.

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