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Coin of Champions, Alessandro Nesta: la partita perfetta

Alessandro Nesta, Ambassador di Coin of Champions, raccontato attraverso la partita più iconica della propria carriera

Alessandro Nesta (Milan)
Alessandro Nesta (Milan)

Coin of Champions, il progetto rivelazione di Cesare Florio che punta alla rivoluzione. Così è, COC si è proiettato nel mondo delle criptovalute in piena estate 2021 con l’obiettivo di porre una piccola, ma al contempo enorme, modifica nel settore cripto. Un progetto che fa della beneficienza il proprio punto cardine per mirare alla fine delle speculazioni entro il mercato in cui opera. Questo fenomeno, quello speculativo, si sta diffondendo in maniera sempre più rapida e preoccupante nell’ambito dei token che, senza progetti innovativi come COC, rischierebbe la totale invasione da ciò. Ad accorgersi che qualcosa stesse rapidamente mutando sono stati i Globe Soccer Awards. Evento di fama mondiale andato in scena a Dubai nel dicembre dell’anno appena trascorso. I Globe Soccer infatti, hanno voluto fare di COC uno degli sponsor di maggior spicco del proprio evento, andando a collocarlo tra i Platinum Sponsor.

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Si diceva di come Coin of Champions strizzasse l’occhio alla beneficenza facendo, nel mentre, da ampio slancio per centri di socialità meno abbienti. L’innovativo token firmato Florio infatti, riserverà il 20% dei proventi ad ambiti esterni al mercato delle criptovalute. Di questa percentuale, la prima metà sarà destinata ad ONLUS nazionali ed internazionali. La restante parte sarà invece destinata, come detto, verso ambienti sociali meno fortunati. Mediante l’acquisizione e la riqualificazione di impianti e centri sportivi, infatti, COC mira ad avvicinare sempre più giovani ad ambienti legati allo sport. Non solo investimenti in un mercato di per sé rivoluzionario, bensì anche un’idea destinata a ribaltare completamente le zone connesse a questo mondo.

Nesta-Milan
Alessandro Nesta, in scivolata con la maglia del Milan

Coin of Champions, l’entrata in scivolata di Alessandro Nesta

Coin of Champions e non solo cripto verrebbe da dire. La parte innovativa, se non dovesse bastare quella esplicata poche righe al di sopra, risulta essere proprio quella degli Ambassadors. Figure legate all’ambiente calcistico attuale e non solo. Da leggende del calcio della fine dello scorso millennio a campioni che hanno animato gli stadi, europei e non solo, nell’ultimo ventennio. Tra gli Ambassadors rientrano, oltre al leggendario Alessandro Nesta, figure del calibro di Christian ‘Bobo’ Vieri, Filippo Inzaghi e Ronaldinho, per citarne alcuni. Il ruolo di queste figure iconiche del mondo del pallone è quello di condividere, attraverso i propri profili social, il rivoluzionario progetto di Cesare Florio. L’esperienza riguardo il tema delle blockchain sicuramente non è molta, in ambito sportivo e non solo, ecco che la brillante idea di inserire Ambassadors dal profilo di fama mondiale aiuterà sempre più chi è esterno a questo mondo ad avvicinarsi.

Si parlava di Ambassadors e si parlava di Alessandro Nesta. Il leggendario difensore centrale di Lazio e Milan, oltre che della Nazionale, è stato uno dei primi esponenti del mondo del calcio a legarsi al progetto Coin of Champions. La sua adesione a COC, come verificabile dai profili social del numero 13, risale alla data del 6 agosto 2021. ‘Sandro’, nel post sotto riportato, invita tutti a collaborare al progetto COC, al quale è infatti possibile iscriversi direttamente dal sito ufficiale. Dal 6 agosto però, non sono occorsi altri post riguardanti questo tema. Tuttavia, l’aura di un campione iconico ed immortale come Nesta è destinata ad attrarre il grande pubblico, con o senza ripetuti post promemoria. In campo, come in questo ambito, basta un’entrata pulita, decisa, elegante a marcare un match perfetto o, in questo caso, la promozione di un progetto di così grande e, come già ripetuto, rivoluzionario nel mondo delle blockchain.

 

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Coin of Champions, Alessandro Nesta: icona immortale

Alessandro Nesta, un nome ed un cognome scolpiti nella leggenda, nella storia del calcio. Non bastano i dati anagrafici a ricomporre una storia che ha illuminato le difese e spento gli attacchi d’Europa e del mondo. Lo step successivo non può che essere quello del numero 13, presto divenuta una cifra ricorrente sulle spalle dei difensori centrali. Basti pensare ad Alessio Romagnoli, il cui idolo dichiarato è l’ex capitano della Lazio, Mattia Caldara, sino al compianto Davide Astori. Numero, il 13, riesumato dall’olimpo dei più grandi per apporlo sulle maglie di chi, inevitabilmente, cerca di ripercorre il cammino di un grandissimo di questo sport.

Per concludere l’identikit, non si può che citare l’eleganza: elemento inconfondibile che ne ha segnato la carriera. L’eleganza di chi, anche dinanzi ad entrate da fiato sospeso, in bilico tra la rete avversaria ed il rigore concesso, mai ha sbagliato e sempre si è rialzato con il pallone tra i piedi, sistemata ai capelli, e via a guidare il reparto, come nulla fosse successo, come se, ciò che di leggendario compieva ogni domenica, fosse ordinaria amministrazione.

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Alessandro Nesta nella finale di Istanbul 2005

Coin of Champions, Tempesta e partita perfette: Capitolo 1

Potrà suonare come malgradita ironia il citare la seguente partita, ma così non è, perché prima di un trionfo immortale, destinato a restare negli annali, è stato necessario un tonfo roboante, giunto per riecheggiare nella mente dei tifosi rossoneri per 2 anni. Istanbul 2005 come trailer di Atene 2007, come antipasto del pasto-vendetta più gradito nella storia del Milan. Sembra scontato ricordare come andò quel match in terra turca, specie per chi ha il cuore striato di rosso e di nero. Maldini, Crespo, Crespo, un colpo dopo l’altro nell’arco di 44 minuti proiettano la squadra guidata da Ancelotti, resta ancora da capire se mentalmente oltre che virtualmente, ad alzare la coppa.

Al rientro in campo è Waterloo rossonera. 3 gol dei reds come 3 pugnalate, il Milan è in ginocchio. Ai rigori il compito di ufficializzare un verdetto che, come nei peggiori incubi, sembrava già scritto. Il Liverpool è campione. La partita perfetta sino al duplice fischio arbitrale si è disgregata dinanzi al liver bird, simbolo degli avversari, divenuto fenice, rinata dalle ceneri di 45 minuti d’inferno. Nel primo atto della sfida tra i due club leggendari, malgrado tutto, c’è ben poco da appuntare ai meneghini, usciti sconfitti per via di 10 minuti di caos in cui sono usciti mentalmente dal campo. La partita è parsa perfetta, fatto salvo il risultato, fu grande match rossonero.

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Alessandro Nesta nella finale di Champions League ad Atene nel 2007

Coin of Champions, dopo Istanbul c’è sempre Atene…

Due anni. Settecentoventotto giorni. Diciassettemilaquattrocentoventisette ore. Un milione e quarantottomilatrecentoventi minuti. Elenco lungo, lunghissimo. Lungo come il tempo che Nesta, il Milan e i milanisti hanno vissuto col cuore infranto. Lungo come quei 16 minuti intercorsi tra il gol di Gerrard e quello di Alonso. 2 anni vissuti sgranando ogni singolo granello, di piombo non di sabbia, della clessidra dall’interminabile durata di 16 minuti. Quei 16 minuti che divisero il Milan e il suo settimo trionfo nell’Europa di grandi, Nesta e la sua seconda imposizione europea.

 

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Da Istanbul ad Atene, è il 23 maggio 2007. Stavolta bastano 90 minuti, niente rigori. È doppietta di Inzaghi. È 2-1 Milan. È settima Champions. È terzo trionfo europeo per Alessandro Nesta. La squadra di Ancelotti si impone malgrado un match di livello decisamente inferiore a quello disputato in Turchia. Dalla partita perfetta di “Tempesta Perfetta” e compagni ad una partita di minor tono. Dalla più grande sconfitta della vita di ogni presente, sponda rossonera, alla vendetta del Diavolo.

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Se la grandezza di un giocatore del calibro di Alessandro Nesta non può essere narrata, così deve essere anche per la sua migliore partita. 90 minuti non bastano.  Ne servono minimo 210 più rigori, servono almeno due finali della competizione più importante al mondo per ricordare a quel mondo stesso cosa ha simboleggiato per il calcio la sua Tempesta Perfetta. Serve tutto questo per imprimere nella memoria di ognuno che dopo Istanbul c’è sempre Atene, ma dopo Alessandro Nesta non c’è più nulla.