in

Covid-19, follia Nazionali: era davvero necessario?

Italia-Estonia
Italia-Estonia

Cosa hanno in comune un aereo senza ali, un pittore senza pennello, un casinò senza fiches o un aperitivo senza stuzzichini? La loro inutilità. Come può essere considerato inutile o addirittura incoerente dividere l’Italia in fasce colorate, abbassare (forse definitivamente) le saracinesche della stragrande maggioranza delle attività commerciali e, al tempo stesso, mandare allegramente i calciatori di ogni etnia e campionato a spasso per il mondo con le proprie nazionali. Come se nulla fosse. Mentre gli ospedali soffocano e la politica arranca tra un DPCM ed un altro, allo Stadio Franchi di Firenze si gioca Italia-Estonia.

Una partita da dentro o fuori, vivere o morire, vincere o cadere nell’oblio. Cosa c’è in palio? Un biglietto omaggio per visitare le Gallerie degli Uffizi. No, sono chiuse per Covid-19. E allora, solo per i vincitori, cena gratis a base di Chianti e bistecca alla fiorentina. E la chiusura dei ristoranti e il coprifuoco dove li metti? Quindi ci sarà sicuramente una qualificazione o un trofeo in palio. Macché, con l’Estonia? Non scherziamo.

Con tutto il rispetto per gli estoni perché, ironia a parte, un ragionamento del genere sarebbe stato fatto anche se l’Italia, per una semplice amichevole, avesse affrontato il Brasile di Pelé, l’Argentina di Maradona o l’Olanda di Van Basten. Ci sarebbe stato più pathos, è vero, ma senza pubblico e con un virus che corre più veloce di un pallone, nessun tifoso si sarebbe di certo opposto ad un rinvio o ad una cancellazione di un qualsiasi evento in programma.

Ma l’assennatezza, si sa, è diventata merce rara in un mondo in cui Angela da Mondello spopola con il suo “Non ce n’è Coviddi” e il giornalismo sembra morire ad ogni sua ospitata televisiva. Quindi chi se ne frega, palla al centro e che Italia-Estonia cominci. Con Alberigo Evani a dirigere le operazioni dalla panchina e con un undici titolare sperimentale e infarcito di riserve, come se alla fine neanche alla Nazionale fregasse più di tanto. E il valore tecnico complessivo di un avversario modesto permette a Grifo di prendersi la scena con una doppietta, a Soriano di diventare mattatore a centrocampo, a Gagliardini di impostare con estrema tranquillità e sicurezza da regista, a Orsolini di fare due su due in Nazionale e a Bernardeschi di sentirsi ancora vivo nonostante l’esilio juventino. La partita scivola via fino al fischio finale liberatorio di Rade Obrenovic: i punti ranking arrivano, la sensazione di navigare tra le contraddizioni, però, rimane.

LEGGI ANCHE  Tanti Auguri mister Mancini! Un vincente in campo come in panchina
Federico Bernardeschi, Italia
Federico Bernardeschi (Juventus)

Covid-19, le nazionali portano contagi: il caso Vida

“L’Italia, da questo punto di vista, non sta facendo una bella figura internazionale. Avere pressione da altre federazioni in un momento in cui dovremmo dare un segnale di partecipazione non è positivo. Siamo l’unica federazione in Europa che ha problemi del genere”, queste le parole pronunciate dal Presidente della FIGC Gabriele Gravina in risposta alla mancata autorizzazione da parte di alcune Asl di rompere le singole bolle e permettere ai giocatori di raggiungere le rispettive nazionali.

LEGGI ANCHE  Cagliari, Simeone positivo al Covid-19

La domanda, però, sorge spontanea: “Non sarebbe stato più proficuo trovare un accordo comune a tutte le federazioni, piuttosto che lamentarsi di una mancata uniformazione?”. Francia-Finlandia, Italia-Estonia, Portogallo-Andorra, Slovenia-Azerbaigian e tutte le altre partite in programma, era davvero indispensabile giocarle? La risposta è scontata, soprattutto in considerazione del pericolo di nuovi focolai e infortuni che potrebbero compromettere una stagione complicata, iniziata senza un’adeguata preparazione, ingolfata di impegni e che dovrebbe portare, la prossima estate, ad un Europeo che non può più essere rimandato.

LEGGI ANCHE  Inter, Brozovic negativo: in campo contro il Sassuolo?

Come se già non fosse abbastanza deprimente, per gli allenatori di club, cimentarsi in salti tripli carpiati o in improbabili avvitamenti per riuscire a mettere in campo undici giocatori in fila (il Palermo di Boscaglia ne aveva a disposizione addirittura dodici nel derby contro il Catania ndr) e, per le società, affrontare a viso aperto una depressione economica senza precedenti e pregare tutti i santi affinché i propri tesserati ritornino sani e salvi dagli angoli più sperduti e remoti del globo. Una follia.

Come quella andata in scena tra il primo e il secondo tempo di Turchia-Croazia, con Domagoj Vida costretto ad uscire anzitempo dal campo dopo aver appurato di essere positivo al Covid. E il caso Vida è ciò che, in fin dei conti, merita chi governa a livello centrale e periferico un mondo, quello del calcio, ricco di contraddizioni e di questo passo destinato all’autodistruzione. Ma chi se ne frega…Buona Nazionale a tutti!

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Vota Articolo

576 points
Upvote Downvote
Eriksen (Danimarca)

Nuovo scambio Milan-Inter: Eriksen non può più aspettare

Leo M

Antepost Liga, pronostico gratuito di Betadvisor.com