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Cristiano Del Grosso in ESCLUSIVA: “Italia tra le prime 4, Inzaghi farà bene all’Inter. E sull’Atalanta…”

L’ex Atalanta e Cagliari Del Grosso si racconta in esclusiva ai nostri microfoni, con un occhio all’attualità del calcio ed uno ai ricordi della sua carriera

Cristiano Del Grosso
Cristiano Del Grosso, terzino del Pescara

Cristiano Del Grosso sta vivendo una seconda giovinezza con la maglia della Casertana. Nella sua carriera si contano tantissime esperienze in giro per l’Italia, tra cui quella al Siena con allenatori Marco Giampaolo prima ed Antonio Conte poi e quella al Cagliari ed all’Atalanta. Una carriera raccontata ai nostri microfoni in un’intervista tra passato, presente e futuro.

Del Grosso in ESCLUSIVA “L’Italia all’Europeo arriverà tra le prime 4”

Sei d’accordo con le convocazioni del commissario tecnico dell’Italia Mancini per il prossimo Europeo o avresti convocato altri giocatori, in primis Kean?

“Io penso che i giocatori sono quelli. Alla fine si, Kean avrebbe anche meritato, però credo che il commissario tecnico Roberto Mancini abbia diramato una lista giusta e tirato su una squadra molto competitiva. Non mi sento di dire o di scartare qualcuno al posto di qualcun altro assolutamente”.

A proposito di Italia secondo te può vincere l’Europeo?

“Si, secondo me ci può provare quest’anno. Sicuramente saremo nelle migliori 4, questo io l’ho già detto da un bel po’ di tempo, se non le migliori 3, ma ce la possiamo giocare con qualsiasi squadra”.

Avresti dato un’ulteriore chance a Pirlo di dimostrare il suo valore o sei d’accordo sul fatto che la Juventus abbia ripreso Massimiliano Allegri?

Pirlo ha fatto un percorso chiaramente importante e difficile, ha avuto la fiducia della società la scorsa stagione. Devo dire che, nonostante le tantissime difficoltà, ha fatto un finale di stagione molto importante quindi gliene va dato merito, poi chance o non chance non sta a me giudicare. Quello che ti posso dire con certezza è che la Juventus con Allegri vorrebbe riconsolidare una realtà che già aveva in mano, quest’anno non è andata così, ma non per colpa di Pirlo assolutamente. Ci sono tante dinamiche da valutare, anche se con Max si va sul sicuro, però si deve fare qualcosa sul mercato di riparazione”

Ritieni che Simone Inzaghi sia il profilo giusto per sostituire Antonio Conte all’Inter?

Conte è difficile da sostituire per qualsiasi allenatore sempre, ma non perché gli altri non siano capaci, ma perché carismaticamente, caratterialmente se ne possono contare veramente sul palmo di una mano forti come lui. Inzaghi ha tutte le qualità e le carte in regola per dimostrare il suo valore tecnico, umano e gestionale all’interno dello spogliatoio. E’ normale che ha un’Inter appena campione d’Italia, un’Inter molto vogliosa di fare bene, un’Inter che vorrà sicuramente confermarsi e quindi gli spetterà un bel lavoro, però Simone ha dimostrato che ci sa fare ed è uno dei top d’Italia”.

La situazione finanziaria dell’Inter non è delle migliori e c’è la necessità di finire il mercato in attivo. Se dovessi rinunciare per forza a qualcuno a chi rinunceresti?

Non è solo ed esclusivamente l’Inter in difficoltà, partiamo da questo presupposto, ma lo è tutto il calcio in generale. La squadra nerazzurra vuole comunque mettere sul mercato qualcuno per fare cassa, ci sta, sono dinamiche di società. Io non so quale giocatore potrebbe sacrificare, però insomma tutti sono importanti e tutti hanno un valore assoluto, hanno fatto un cammino splendido nella passata stagione, hanno vinto anche un trofeo importante come il campionato, quindi io non cederei nessuno sinceramente”.

Parlaci della tua avventura alla Casertana. Quali sono i prossimi obiettivi della squadra?

La mia avventura alla Casertana spero che continui, perché mi sono trovato davvero benissimo, c’è una società sana, delle persone e degli uomini seri, professionisti ed insieme possiamo fare almeno un altro anno importante. Spero che quanto prima possiamo trovare un accordo dato che è in scadenza il 30 di giugno e quindi vediamo come andrà a finire, però comunque ti devo dire che mi sono trovato davvero benissimo qua”.

Facciamo un passo indietro. Nella tua carriera sei stato allenato da Marco Giampaolo, secondo te cosa gli è mancato per fare bene al Milan? Pensi che sia il profilo giusto per sostituire De Zerbi al Sassuolo?

Marco Giampaolo per il Sassuolo è il profilo giusto, ha delle idee chiare, ha un’identità ben definita, credo che quindi la squadra neroverde sia una realtà dove lui potrebbe fare davvero bene. Per quanto riguarda l’esperienza al Milan, molto probabilmente gli è mancata un po’ di fiducia nel momento in cui le cose andavano male con delle sconfitte, lui è un allenatore che ha bisogno chiaramente di fiducia perché è molto difficile allenare quelle squadre come è difficile essere un allenatore che alla prima esperienza in una squadra di livello internazionale come il Milan faccia bene. Per me non è stato giusto additargli tutte le colpe così presto. Di una cosa sono sicuro, ovvero che abbia un valore incredibile”.

Che ricordi hai della tua esperienza all’Atalanta?

“Ottimi ricordi, l’Atalanta lottava per non retrocedere e da lì si sono anche gettate le basi per costruire la grandissima squadra che è oggi. Eravamo un gruppo solido, con una tifoseria stupenda e con una realtà che anche oggi augurerei ad ogni bambino”.

Qual è il tecnico che più di tutti ti ha colpito e perché?

Antonio Conte a Siena per il carisma, per la determinazione e per il suo carattere, Davide Nicola per l’uomo che è, Marco Giampaolo per il maestro che è, un po’ tutti mi hanno trasmesso il loro contributo e la loro esperienza. Cito questi perché sono quelli con cui magari mi sono anche legato, però posso citare benissimo anche Semplici col quale ho vinto un campionato di Serie B con la Spal, Filippo Inzaghi che è un grandissimo uomo ed anche molto bravo nella preparazione delle partite, Bepi Pillon con cui sfiorammo la Serie A a Pescara, ma anche Davide Ballardini, Malesani. Non vorrei dimenticare nessuno, ma ne ho avuti davvero tanti”.

Sei stato allenato dai migliori in Italia…

“Un po’ si, diciamo che oltre ad essere grandissimi allenatori, ho conosciuto grandi persone e grandi uomini”.

Chi è il calciatore più forte con cui hai giocato nella tua carriera e l’avversario più forte?

“Il calciatore con cui ho giocato e che mi ha impressionato di più è stato Bonaventura a Bergamo perché era una ragazzo che aveva 22 anni ed era già un leader e quindi mi sono attaccato alla persona più che altro e poi alle qualità indiscusse che ha. Cito lui perché è il talento in persona, quello che mi piace, potrei citarne tantissimi altri, ma mi viene in mente lui in questo momento. Di avversari tosti ne ho avuti tanti e quindi non saprei, dal 2005 al 2014 in Serie A sono passati tutti i campioni: Ronaldo, Ronaldinho, Beckam, Serginho, Cafù, Schevchenko, Kakà, Ibrahimovic,Viera, Totti, Del Piero, Trezeguet. Erano talmente tanti che ogni domenica era una guerra per prendere una maglia”.

Un retroscena legato alla tua carriera?

“Ero a Siena ed era il 27 di gennaio, non volevo assolutamente andare a Bergamo perché ero affezionatissimo a Siena ed in più avevo anche altri 3 anni di contratto con loro, quindi volevo rimanere lì. Il 31 notte era l’ultimo giorno di calciomercato e quindi c’era fretta di chiudere quella trattativa e l’Atalanta provava a convincermi “Ma come fai a dire di no a Bergamo? Vieni qui, ti facciamo 4 anni di contratto”. Il mio procuratore, che all’epoca era Federico Pastorello, mi disse “Guarda che se rifiuti l’Atalanta, tu sei un matto”, ma io comunque ero fermo sulla mia idea di voler restare e quella stessa sera sono andato a dormire molto presto e durante la notte ho sognato la curva dell’Atalanta, perché ci avevo sempre giocato contro e mi aveva sempre impressionato. Questo fu un segnale e la mattina appena ho messo i piedi fuori dal letto, ho chiamato tutti ed ho detto “Guardate, se sono ancora in tempo, io vengo subito a Bergamo”.

Un segno premonitore

“Esatto, mi è sempre rimasta impressa questa cosa che mi è successa mentre ero con la mia compagna quindi può assolutamente confermare. É stato proprio come un vero e proprio segno del destino”.

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