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Dai canali criptati alla pay-tv, fino allo Streaming: il binomio Calcio-Diritti Tv

Il tema dei diritti televisivi continua a tener banco, soprattutto dopo i primi problemi tecnici accusati dalla piattaforma Dazn. L’emittente streaming è solo l’ultima tappa di un tour de force che va avanti da circa 30 anni

Diritti tv
Diritti tv

La pandemia da Covid-19 ha messo in ginocchio il sistema calcistico italiano in materia di accordi economici, diritti tv, sponsor. Il blocco prolungato delle competizioni ha generato delle problematiche non da poco che hanno penalizzato enormemente le emittenti televisive, favorendo una vera e propria rivoluzione che si è materializzata con l’assegnazione dei diritti tv della Serie A e dei tornei internazionali (Champions League, Europa League, Conference League, Supercoppa Europea) a Dazn e Amazon Prime. Dopo 18 anni di dominio il pallone viaggerà in rete, in streaming. Se sarà la strategia giusta o sbagliata questo ce lo dirà il tempo, anche se i primi giudizi sulla qualità dei servizi offerti in Internet ha fatto storcere il muso a tanti abbonati.

Un po’ di storia: la Guerra dei Diritti TV

Fino agli inizi degli anni ’80 la principale fonte di guadagno per le società calcistiche era legata alla vendita dei biglietti delle partite, l’Italia infatti rispetto a Paesi più all’avanguardia come Stati Uniti e Inghilterra, era estranea al sistema dei diritti televisivi e non era a conoscenza della possibilità di trasmettere gli incontri dei vari campionati in chiaro o attraverso canali criptati. Dal 1960 (anno della trasmissione della prima partita in tv in Italia) i telespettatori ogni domenica a partire dalle 19:00 dovevano accontentarsi di guardare in tv la telecronaca in differita di un tempo di una partita di Serie A.

Il modello anglo-americano, però, favorì lo sviluppo e la diffusione dell’istituto giuridico dei diritti televisivi in Italia, ma per la prima rivoluzione legata alla trasmissione delle partite in tv bisogna attendere il 1993, anno in cui la Lega Serie A stringe un accordo con Telepiù. Il calcio live, la radiolina di “Tutto il calcio minuto per minuto”, gli highlights di 90° minuto abdicano in favore del potere televisivo criptato. L’arrivo sul mercato delle pay-tv rivoluziona il calcio italiano ed europeo.

Telepiù monopolizza il panorama calcistico italiano dal 1993 al 1996, gli accordi con l’emittente televisiva francese inizialmente prevedevano la trasmissione di una sola partita a settimana, in particolare il posticipo della domenica sera per garantire maggiore visibilità, per poi successivamente espandersi e ridurre sempre di più il potere della Rai che invece trasmetteva gli eventi straordinari in chiaro.

Il duopolio Telepiù-Stream e l’avvento di Sky

L’arrivo del nuovo millennio portò con sé delle novità importanti. L’introduzione dei diritti soggettivi limitò il potere della Lega Calcio, il campionato italiano cessò di essere un prodotto da vendere in un unico blocco e così soprattutto le principali squadre del Bel Paese iniziarono ad occuparsi personalmente della vendita dei diritti televisivi delle gare casalinghe. D’altra parte, invece, Telepiù dovette guardarsi dal subentro di una diretta concorrente: Stream Tv. Le due emittenti televisive divisero le maggiori squadre italiane al tavolo delle trattative, creando diversi disagi e addirittura uno slittamento del campionato nella stagione 2021-2022. A mettere fine al duopolio fu Rupert Murdoch, fondatore e proprietario della News Corporation, che acquisì le quote di Telepiù e fondo l’emittente francese con Stream Tv dando vita a Sky Italia che nel giro di due anni (2003-2004) ottenne la copertura totale del campionato di Serie A.

Sky Italia dominò la scena negli anni successivi soprattutto sulla piattaforma satellitare poiché l’avvento del digitale terrestre favorì la nascita di nuovi soggetti che tentarono, seppur in minima parte di contrastare lo strapotere dell’emittente televisiva di Murdoch. Grazie a Sky sul satellite era possibile seguire tutto il campionato, mentre l’entrata in scena di Mediaset Premium e La 7, basati sul modello pay per view,  permisero agli appassionati di sottoscrivere dei veri e propri abbonamenti per la visione delle partite, ad un prezzo accessibile. Una filosofia che diede parecchio filo da torcere al grande competitor.

Il nuovo duopolio Sky vs Mediaset

Nel 2006 la situazione iniziò a stabilizzarsi, Mediaset e La 7 continuarono a mantenere i diritti televisivi sul digitale terrestre, dividendosi equamente le partite delle squadre da trasmettere, mentre Sky mantenne la totalità del satellitare. Nel 2009 Dahlia Tv subentrò a La 7 e nella stagione 2009-2010 si divisero 10 squadre a testa. Di lì a poco però la situazione sarebbe cambiata nuovamente perché la Lega tornò a ricoprire un ruolo di primissimo piano nell’assegnazione dei diritti tv, rimuovendo i club di Serie A dall’incarico e cercando di monetizzare il più possibile dai tre principali candidati all’acquisto. Tre candidati che divennero due nel 2011: il progetto di rendere Dahlia Tv l’emittente delle piccole società che avevano minore visibilità andò in fumo, fino alla disgregazione del network nel 2011.

L’uscita di scena di Dahlia diede vita ad un nuovo duopolio quello tra Sky e Mediaset, con l’emittente fondata da Silvio Berlusconi che dominò il mercato fino al 2018 con la trasmissione di ben 324 partite su 380 totali, mentre a Sky le restanti 56. Il duopolio dal 2015 al 2018, in seguito il centro di produzione di Cologno Monzese decise di non presentare alcuna offerta per l’asta di assegnazione dei diritti tv del triennio 2018-2024, poco convinta dal pacchetto digitale proposto: 4 big (Juve, Milan, Inter e Napoli) e 4 squadre con scarsa visibilità, tra cui le tre neopromosse.

Inoltre l’offerta non era comprensiva della diretta gol, degli highlights delle 12 squadre escluse dal pacchetto, delle interviste singole agli allenatori e dell’utilizzo dei bordocampisti. Proposta indecente che spinse Mediaset a virare sulla trasmissione in chiara di tutte le partite dei Mondiali di Russia 2018, mentre Sky tornò a far la voce grossa con 132 partite in esclusiva e l’aggiunta di altri servizi quali la possibilità di entrare negli spogliatoi, intervistare al termine dei primi 45’ i giocatori a bordo campo, le conferenze stampa della vigilia. Tutto questo fino all’arrivo di Dazn che porterà lo streaming sul grande schermo e rivoluzionerà nuovamente, per l’ennesima volta il mercato dei diritti tv.

2021-2024: alla festa partecipa anche Dazn

Con l’uscita di scena di Mediaset il mondo delle pay-tv inizia a vacillare in favore dello streaming. Netflix, Amazon Prime Video, Dazn, Apple, Disney + prendono il sopravvento grazie ai contenuti offerti e alla nuova modalità di gestione degli abbonamenti. Dazn fa la sua comparsa sul suolo italiano nel 2018 acquistando i diritti esclusivi di 3 gare di Serie A per giornata. Tuttavia i disservizi tecnici della piattaforma di origini britanniche sembravano potessero mettere fine ad una sua eventuale espansione e invece con il passare del tempo ha lavorato per migliorare e offrire nuovi servizi agli abbonati. Oltre alle tre partite del campionato italiano di massima serie, il pacchetto Dazn inizialmente comprendeva anche la Serie B, Liga, la Ligue 1 e soprattutto la MotoGp.

Dai motori al monopolio del calcio italiano, in soli tre anni la piattaforma del visionario proprietario Leonard Blavatnik ha guadagnato il gradino più alto del podio nell’assegnazione dei diritti tv ai danni di Sky che aveva dominato la scena per ben 18 anni sia sul suolo nazionale sia in campo europeo con la trasmissione delle partite di Champions League, competizione che oggi condivide con Amazon Prime.

Con un’offerta da 840 milioni di euro Dazn è riuscita a battere l’offerta di Sky (740 milioni) assicurandosi i diritti televisivi della Serie A per i prossimi tre anni: la piattaforma streaming trasmetterà 7 partite in esclusiva, più tre gare in co-esclusiva con Sky. Nonostante l’emittente satellitare si fosse rivolta all’Antitrust circa eventuali irregolarità sugli accordi presi da Dazn e Tim, che permette alla compagnia telefonica di vendere il pacchetto internet insieme all’abbonamento calcio, la legislazione antimonopolistica ha rispedito al mittente le accuse infondate, decretando l’assoluta regolarità  dell’intesa commerciale.

Oltre il danno per Sky è arrivata anche la beffa, anzi, una vera e propria doccia gelata, visto che potrà trasmettere solamente gli highlights delle tre partite in co-esclusiva con Dazn che invece ne avrà 7 in esclusiva. Il premio di consolazione è rappresentato dalla Serie B, che non trasmetterà in esclusiva, e dalle Coppe Europee, Champions League in primis, dove però dovrà condividere la trasmissione delle partite insieme a Mediaset Infinity e Amazon Prime, piattaforme che rafforzano la posizione dello streaming.

Champions League, c’è anche Amazon: Coppa Italia a Mediaset

Se l’assegnazione dei Diritti Tv del campionato italiano di Serie A se l’è aggiudicata Dazn, il discorso è ben diverso per quel che riguarda le competizioni europee e la Coppa Italia. Le partite del secondo trofeo nazionale per ordine di importanza verranno trasmesse in chiaro da Mediaset (Italia 1, Canale 20) com’era già successo nel triennio 1991-1994. Inoltre, Fininvest trasmetterà anche la finale di Supercoppa Italiana, l’ultima volta fu nel 2024.

Serie A a Dazn, Coppa Italia a Mediaset, per la Champions League saranno tre le piattaforme che trasmetteranno i match: Mediaset manderà in onda 17 partite del martedì in chiaro su Canale 5 e 104 a pagamento in streaming su Infinity, Sky ne trasmetterà 121 a pagamento e Amazon Prime Video infine ha acquistato i diritti per le 16 migliori partite del mercoledì.

L’Europa League e la Conference League verranno trasmesse sia su Dazn che su Sky, mentre in campo per la Serie B ci saranno Sky, Dazn ed Helbiz e infine per il calcio estero la Liga sarà su Dazn mentre Premier League, Bundesliga e Ligue 1 verranno trasmesse da Sky. L’ultima novità, però, riguarda la possibilità di vedere le partite nei bar o negli altri locali pubblici: tutta la Serie A e tutta la Champions verranno trasmesse nei locali abbonati a Sky grazie alle partnership con Dazn e Amazon.

Amazon e i diritti tv: il nuovo che avanza

Non bastavano i servizi di e-commerce o l’acquisto della piattaforma Twitch per la modica cifra di 735 milioni di euro. L’ultima follia dell’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, fondatore e proprietario di Amazon, per accrescere il proprio capitale riguarda i diritti tv legati al mondo del calcio e agli eventi sportivi in generale.

Dopo aver ottenuto la possibilità di trasmettere nel dicembre del 2019 venti partite a stagione della Premier League per tre anni, l’attenzione dell’imprenditore statunitense si è spostato sulla manifestazione calcistica per eccellenza in Europa: la Champions League. L’acquisto delle partite della Coppa dalle Grandi Orecchie mercoledì sera in Italia (240 milioni di euro) e del martedì sera in Germania (270 milioni) sono alcuni degli accordi presi negli ultimi anni da Amazon che mira ad espandersi ancor di più attraverso la trasmissione di nuovi eventi sportivi in streaming negli anni a venire: football americano, il basket con la magia della Nba, il tennis con i diversi tornei internazionali Atp e Wta, con la speranza di poter inglobare anche la Formula Uno.

Streaming illegale, non solo Hesgoal: chiuso l’80% dell’IPTV illegali

I cambiamenti e le continue rivoluzioni che interessano i diritti tv, unite anche alle proposte di abbonamento poco accessibili sul piano economico per la maggior parte della popolazione ha incrementato negli ultimi anni il fenomeno dello streaming illegale soprattutto per la visione online delle partite di Serie A, ma anche dei principali campionati europei e delle più importanti competizioni continentali.

Tuttavia, negli ultimi anni, nonostante l’aumento di diverse piattaforme di pirateria, l’intervento della Polizia Postale e della Guardia di Finanza ha contribuito a limitare l’azione di queste azioni illegali: Hesgoal ad esempio è stato oscurato insieme ad altri siti che trasmettevano in diretta e illegalmente contenuti sportivi a pagamento. Grazie a diversi blitz messi a segno negli ultimi mesi le Forze dell’Ordine specifiche hanno eliminato circa l’80% del flusso illegale di IPTV in Italia, oscurando gli abbonamenti (altrettanto illegali) di 1,5 milioni di utenti e infliggendo di conseguenza un duro colpo al mercato della pirateria online.

Lo streaming è il futuro? Dazn nel mirino della critica

Dazn, Amazon, Infinity, senza dimenticare le varie app da Sky Go a Now Tv, passando per Mediaset e Rai Play. Il succo del discorso è abbastanza chiaro, lo streaming si appresta a diventare l’unico modo per poter seguire le partite della propria squadra del cuore, ma siamo davvero sicuri che la rivoluzione tecnologica in atto sia un bene. Siamo così sicuri che questo disquilibrio nella suddivisione degli eventi calcistici non possa generare malumori e di conseguenza affievolire la passione per il mondo del calco.

I recenti problemi tecnici e i disservizi di Dazn durante diverse partite della 1ª giornata di campionato, Juventus, Inter e Roma su tutte, sono stati mal digeriti dai telespettatori, protagonisti di proteste veementi contro la piattaforma streaming di origini britanniche tramite i social. Proteste che hanno attirato l’attenzione della Lega Calcio che avrebbe chiesto chiarimenti all’emittente vincitrice dei diritti della Serie A dei prossimi tre anni, soprattutto in vista delle super-sfide in programma la prossima giornata.

Ritardi, bassa definizione, segnale debole, l’ormai classico schermo nero. Un esordio un po’ simile a quello della Juventus di Max Allegri: da dimenticare. Se l’è cavata molto meglio quella che nei prossimi anni potrebbe rivelarsi una temibile competitor, Amazon Prime che ha riscosso grande successo all’indomani della finale di Supercoppa Europea, grazie soprattutto alla voce di un commentatore di eccellenza come Sandro Piccinini, nuovamente in pista a distanza di tre anni.

Alla pioggia di critiche si è aggiunto il duro comunicato del Codacons che ha messo alle strette la nuova regina dei diritti tv. Quasi un ultimatum per l’emittente streaming che avrà il compito di rivedere le proprie infrastrutture per offrire agli abbonati un servizio adeguato, senza continue interruzioni che potrebbero costare caro. Qualora la situazione dovesse restare tale oltre all’obbligo di rimborso per gli utenti, Dazn rischierebbe di cedere ad altre emittenti i diritti tv recentemente conquistati. Emittenti in grado di garantire un servizio efficiente.