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Dal calcio ai vigneti, la strana parabola di Alberto Malesani

Alberto Malesani, artefice dell’ultimo successo di una squadra italiana in Coppa UEFA, da ormai diversi anni è fuori dal giro del calcio e si sta dedicando alla sua azienda agricola, in attesa di un’eventuale chiamata. Tuttavia, la sua carriera appare destinata al tramonto assoluto

Alberto Malesani
Alberto Malesani

Dal successo in Coppa UEFA al ritiro

Mosca, 12 maggio 1999. Il Parma sconfigge 3-0 l’Olympique Marsiglia grazie alle reti di Crespo, Vanoli e Enrico Chiesa e si aggiudica la Coppa UEFA. Da quel giorno, lontano ormai 22 anni, nessun’altra squadra italiana riuscirà a primeggiare nella seconda competizione europea per club. Eppure il principale artefice di quel trionfo, Alberto Malesani, da ormai diversi anni è lontano dal mondo del calcio. L’ultima sua esperienza su una panchina risale ai primi mesi del 2014 quando venne incaricato di guidare il Sassuolo in sostituzione di Eusebio Di Francesco. Un’esperienza tanto breve quanto disastrosa, con 5 sconfitte in altrettante partite che indussero la società neroverde a esonerarlo e richiamare il suo predecessore.

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Da quel giorno Malesani, che già da qualche tempo aveva imboccato la parabola discendente, si è distaccato da quel mondo a cui aveva dedicato quasi 30 anni della sua vita dedicandosi alla sua altra grande passione: la vita in campagna nei vigneti della sua azienda agricola sulle colline veronesi. Nello scorso settembre ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal calcio ma in un’intervista rilasciata a La Gazzetta dello Sport ha lasciato aperto uno spiraglio per un futuro possibile ritorno, anche se col passare degli anni l’eventualità che arrivi una proposta appare sempre più improbabile: “A settembre farò la vendemmia. Se dovesse arrivare una proposta per me? Lasci perdere, mi sa che non arriva, poi chissà…vedremo“.

La carriera: dagli esordi col Chievo ai trionfi col Parma

A cavallo tra gli anni ’90 e la prima decade dei 2000 Malesani ha lasciato un’impronta importante nel calcio italiano, per il gioco brillante praticato dalle sue squadre e per la genuinità e la schiettezza del suo carattere, decisamente poco convenzionale. Dopo una modesta carriera da calciatore ha mosso i suoi primi passi su una panchina nelle giovanili del Chievo.

Dopo una gavetta di 3 anni nel 1993 ha assunto la guida della prima squadra in Serie C1 conducendola alla sua prima storica promozione in Serie B e gettando le prime basi della favola che negli anni successivi vedrà la piccola società veronese approdare nella massima serie. Dopo 3 stagioni in cadetteria, sempre alla guida dei gialloblu, Vittorio Cecchi Gori decise di affidargli la panchina della sua Fiorentina, in cui militavano campioni del calibro di Batistuta e Rui Costa. Superato lo scetticisimo iniziale, entrò nel cuore dei tifosi viola grazie al suo calcio offensivo e spettacolare e ad alcuni risultati di prestigio, in primis la vittoria per 3-0 sugli acerrimi rivali della Juventus.

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Nonostante un buon quinto posto finale e la conseguente qualificazione alla Coppa UEFA il suo contratto con la società viola non venne rinnovato a causa del rapporto con Cecchi Gori, deterioratosi col passare dei mesi. Passò quindi all’ambizioso Parma di Calisto Tanzi, dove raccolse i maggiori successi della sua carriera. Nel giro di pochi mesi si aggiudicò Coppa Italia, Coppa UEFA e Supercoppa Italiana ma i risultati in campionato, ritenuti insoddisfacenti per una squadra che annoverava fra le sue fila giocatori come Buffon, Thuram, Cannavaro, Veron, Crespo e Chiesa, fecero traballare la sua panchina fino all’esonero, avvenuto nel gennaio 2001.

Alberto Malesani
Alberto Malesani

La retrocessione col Verona e il declino

A pochi mesi dalla fine della sua esperienza coi ducali, Malesani decise di rimettersi in gioco sulla panchina della squadra della sua città, il Verona. Dopo un eccellente girone d’andata, caratterizzato dal successo in rimonta nel derby contro il Chievo e dalla conseguente esultanza sfrenata sotto la curva, la squadra scaligera, in cui militavano giovani di talento come Mutu e i futuri campioni del mondo Oddo, Camoranesi e Gilardino, fu protagonista di un inatteso e inspiegabile tracollo nel girone di ritorno che la portò a una clamorosa retrocessione in seguito alla sconfitta all’ultima giornata contro il Piacenza.

Questo episodio segnerà profondamente la carriera del tecnico veronese che da quel momento sarà contrassegnata da una lunga serie di delusioni a fronte di pochi guizzi. Dopo un anonimo campionato di Serie B, sempre alla guida del Verona, tornò in Serie A per allenare il Modena venendo esonerato a stagione in corso. Malesani tentò quindi di rilanciare la sua carriera in Grecia dove riuscì a interrompere la spirale negativa trascinando il Panathinaikos al secondo posto in campionato che gli valse la qualificazione alla Champions League. La sua esperienza ellenica verrà ricordata soprattutto per il suo celebre sfogo rivolto ai giornalisti nella conferenza stampa successiva a un pareggio contro l’Iraklis.

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Dopo due stagioni tutto sommato positive rientrò in patria per motivi familiari ma dal punto di vista professionale non riuscì a ottenere risultati degni di nota fino al 2010-2011 quando riuscì a condurre un Bologna in piena crisi societaria a una salvezza tranquilla nonostante una penalizzazione di 3 punti. I suoi propositi di rilancio subirono un nuovo duro colpo nella travagliata stagione successiva al Genoa, con cui rimediò un doppio esonero, a causa di un feeling mai sbocciato con l’ambiente rossoblu. Le successive brevissime esperienze con Palermo e Sassuolo segneranno la fine, forse definitiva, della sua carriera da allenatore.

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