Davide Baiocco, ex giocatore della Juventus
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Davide Baiocco in ESCLUSIVA: “Del Piero, un mito. Pirlo? Io lo terrei”

Davide Baiocco, ex calciatore di Juventus e Catania, tra le altre, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per ripercorrere la sua carriera e fare un’analisi sulla situazione attuale del calcio

Baiocco: “A un giovane dico di non pensare a soldi e fama”

Davide Baiocco, ex centrocampista di Juventus e Catania, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, ha trattato diversi temi. Partendo dai suoi inizi, passando al ricordo dell’esperienza vissuta a Torino, fino ad arrivare agli argomenti più attuali: la Superlega e la stagione della Juventus.

Quando hai capito che saresti diventato calciatore? E perché hai voluto fare questo mestiere?

Perché amavo giocare a calcio. Era davvero la mia più grande passione. E’ iniziato tutto così, con un grande desiderio ed un grande sogno da realizzare. Non ho capito subito che sarei diventato calciatore, pensavo solamente a giocare e divertirmi, forse quello che si è perso al giorno d’oggi. Non pensavo tanto a tutto il resto. Mi dedicavo solo ed esclusivamente a quello che amavo fare con passione, perseveranza e disciplina, cercando di migliorarmi ogni giorno e poi è successo. Perché se una cosa la vuoi veramente prima o poi la ottieni.

Tra le tue tantissime avventure in giro per l’Italia, quella tra il 2002 e il 2003 con la Juventus. Che ricordi hai di quella esperienza?

Qualsiasi esperienza non la definisce la bellezza o la bruttezza del posto dove sei stato, ma gli insegnamenti che sei riuscito ad ottenere. La Juventus, per molti può essere un punto di arrivo, per tanti altri è, invece, un punto dove poter migliorare ancora. La Juventus mi ha insegnato tanto, anche se non è stato come immaginavo. A livello calcistico non è stata una bellissima esperienza, nonostante alcune soddisfazioni. Si, perché con i bianconeri giocai 15 partite, 4 in Coppa Campioni, 7 in campionato, 4 in Coppa Italia ed una finale di Supercoppa italiana. Quindi l’aver partecipato attivamente alla vittoria della Supercoppa italiana e del campionato sicuramente mi riempie d’orgoglio.

Secondo te cosa non ha funzionato?

Dipende da che punto di vista lo vedi. Probabilmente ero troppo giovane e non ero pronto, forse quello che mi chiedevano non era in linea con le mie caratteristiche in quel momento. Non era il mio tempo, sono stato poco comunque lì per dimostrare che valevo quella maglia e non sono stato bravo ad adattarmi subito. Questo è un grandissimo problema non solo nel calcio, ma in qualsiasi cosa che fai nella vita, una delle caratteristiche che dobbiamo mettere sul campo è quella dell’adattabilità a tutte le varie situazioni. Quando sei bravo ad adattarti a quello che succede intorno a te, riesci a raggiungere i tuoi obiettivi. Poi purtroppo il treno Juve passa una volta solo nella vita, però nel mentre ne sono arrivati anche tantissimi altri ed ho costruito una bella carriera sulle scorie di quella deludente a Torino. Comunque quell’esperienza alla Juve mi ha insegnato tante cose che poi ho applicato per non fallire nelle altre squadre in cui sono andato. Lì ho visto tantissimi campioni che avevano raggiunto fama e soldi allenarsi con passione, disciplina, perseveranza e costanza, cercando di migliorarsi ogni giorno per diventare sempre più forti ed essere d’esempio per chi arrivava lì e voleva ripercorrere le loro orme.

Qual è il calciatore più forte con cui hai giocato nella Juventus e perché?

Non mi piace mai nominarne uno solo. Poi la Juventus aveva tantissimi campioni. Non esiste in senso assoluto il giocatore più forte, tutti si completano a vicenda. Con un solo calciatore non si riesce a vincere nulla, ci vuole il collettivo, il calcio è un gioco di squadra. Il calciatore, come l’uomo è composto da diverse componenti, c’è quella tecnico tattica, c’è quella caratteriale, di personalità, di intelligenza emotiva. Sicuramente di quella Juve, mi ha impressionato Alessandro Del Piero, per le sue qualità tecniche, ma anche le sue qualità di uomo, la sensibilità, l’attenzione nei minimi dettagli.

Davide Baiocco, ex giocatore della Juventus
Davide Baiocco, ex giocatore della Juventus

A proposito di Juventus, la squadra bianconera ha partecipato al progetto fin qui fallimentare della Superlega Europea. Che idea ti sei fatto di questa situazione? Condividi questa possibile nuova competizione oppure no?

Io non credo che i problemi del calcio italiano siano questi. Lo dico con tutta franchezza, a me la Superlega lascia indifferente. Comunque prima di giudicare questo discorso dobbiamo sapere cosa c’è dietro. Perché tanti dicono che sia un discorso economico, ma la verità non la sa nessuno. Se è per i soldi delle televisioni, già una parte consistente è divisa tra le varie big d’Europa, quindi senza dubbio cambia poco. Non credo che sia quello che cambi la vita delle squadre di calcio sinceramente.

Però non è sbagliato che le squadre che hanno aderito alla Superlega, anche se dovessero arrivare ultime in campionato, giocherebbero comunque la competizione?

Secondo me, non è questo il problema del calcio italiano. Ci sono problemi molto più grandi di questo, in quasi tutte le società e a tutti i livelli.

Per esempio?

Le aziende calcio non si sanno gestire, non sanno creare il proprio marketing, non sanno far crescere i giovani. Il problema principale è che la maggior parte delle società non sanno ambientarsi nel sistema calcio e per questo si indebitano. Se l’unico problema del calcio fosse la Superlega, io sarei tranquillissimo. Le società che non fanno parte di questa competizione si lamentano, ma non fanno niente per creare qualcosa che possa cambiare il loro destino. Marketing, strutture, giovani, chi si occupa di questo in quasi tutte le squadre? Nessuno, perché si pensa solo alla prima squadra, solo alle vittorie di questa, ma è sbagliato.

Una di queste potrebbe essere l’Atalanta che sta lanciando molti giovani?

Ci sono anche altre squadre che stanno facendo bene questo discorso. L’Empoli, ad esempio lavora molto bene, il Chievo in passato ha lavorato benissimo ed anche oggi lavora bene. La Juve ha fatto un cambiamento incredibile rispetto a qualche anno fa, investendo tantissimo sui giovani.

Sostituiresti Andrea Pirlo dopo questa stagione?

Dipende. Io ho pochi riferimenti per dare un giudizio. Siamo nell’era del tutto e subito, ma non sempre se si inizia un progetto si hanno subito risultati. Io ci ho messo 17 anni a diventare un calciatore di Serie A, non 17 giorni. 17 anni di rinunce di sacrifici, di disciplina, di perseveranza. Nella vita nessuno ti regala niente, tutto bisogna sudarselo. Se hanno deciso di mettere Pirlo al timone della Juventus, probabilmente hanno visto qualcosa di diverso e di positivo in lui. Lo conoscevano come uomo e come calciatore, visto che è stato per tanti anni in bianconero, vincendo tanti trofei. Io credo che l’investimento sia stato fatto con testa e a lunga scadenza. Non bastano 3 mesi per giudicare una persona, per me un progetto deve essere visto a lungo andare. Qualsiasi tipo di azienda stila progetti di 4-5 anni, nel calcio alle volte inizi oggi e devi vincere domani, ma non sempre è così. Mi dispiace che il calcio dipenda solo dalle vittorie, ci sono anche tante variabili, che non vengono considerate. Quindi io non lo sostituirei.

Cosa pensi delle voci di un probabile ritorno di Allegri per sostituire il tecnico bresciano?

Sono solo chiacchiere, alla gente piace tanto chiacchierare. Io sono nel mondo del calcio da 40 anni e non mi permetto di dare giudizi, pensa se uno che segue il calcio da 3 giorni possa darli. C’è troppa gente che da giudizi affrettati e sputa sentenze senza arte né parte. Le voci son voci. Io che non so come ha lavorato e non so quale sia il suo progetto tecnico, penso che sarei un grandissimo presuntuoso a dare una sentenza. Penso che bisogna dare più tempo a Pirlo per dimostrare il suo valore.

Davide Baiocco, ex giocatore del Catania
Davide Baiocco, ex giocatore del Catania

Cosa ricordi della tua esperienza a Catania?

Tutte le esperienze mi hanno segnato emotivamente. In particolar modo quella con la mia città perchè ho avuto modo di giocare la Serie A con il Perugia. Questo è stata davvero emozionante. Penso sia un privilegio che non tutti hanno. Naturalmente Catania, per me è stata la mia seconda casa, mi hanno adottato come se fossi catanese, abbiamo condiviso emozioni uniche e quindi sono davvero grato alla gente di quel posto. Ma potrei dire lo stesso della gente di Siracusa, anche dell’Akragas, Palazzoli e Biancavilla. Tutte esperienze che mi hanno lasciato qualcosa di importante. E’ vero che sono stato un po’ più di tempo a Catania, però ho dei bei ricordi dovunque io abbia giocato. Ogni esperienza ti lascia qualcosa se lo sai cogliere.

Quali sono i tuoi calciatori preferiti?

Ci sono giocatori che hanno segnato la mia vita come Maradona, che mi ha fatto innamorare del calcio, come ero innamorato di Zidane o di altri grandissimi campioni. Poi, ho avuto anche l’onore ed il privilegio di giocare contro campioni del calibro di Kakà, Totti, Del Piero, Batistuta, Rui Costa, Seedorf, ma ne potrei citare davvero centinaia.

Cosa fa adesso Davide Baiocco nella vita?

Ho smesso di giocare poco tempo fa e sono grato all’universo e a Dio e a chi ci vede da lassù che mi ha permesso di fare una scelta, seppur dolorosa, ma giusta. Sicuramente nella mia prossima vita c’è il progetto calcio ancora. Sto frequentando i corsi necessari per diventare un allenatore a tutti gli effetti, voglio creare un’accademia per lo sviluppo del potenziale umano nello sport e nel calcio, ma in generale nella vita. Questo è il mio progetto a lunga scadenza.

Come si adatta un giocatore che è stato in Serie A a calcare campi di gioco di altre categorie?

Non lo so. Io come faccio una cosa le faccio tutte. Metto la stessa passione in tutte le cose che faccio, credo che il segreto sia tutto lì, cercare una cosa che ti appassiona. E quando una cosa ti appassiona, il modo con cui la fai è sempre lo stesso. Con la stessa serietà, la stessa passione, lo stesso impegno, la stessa voglia di migliorarti e di sacrificarti, che giochi in Eccellenza o giochi in Serie A. Questo credo che sia alla base di tutto.

Se un giovane ti chiedesse come diventare calciatore professionista, quali consigli gli daresti?

Non pensare ai soldi, non pensare alla carriera, di pensare solo al perché fai una cosa. Ami quello che fai? Sei appassionato? Sei disposto a pagare il prezzo di tutto quello che serve per arrivare a giocare in Serie A o sei solo attaccato alla fama ed ai soldi? Io non mi sono manco accorto di come sono arrivato a diventare calciatore, perché amavo quello che facevo. Quindi consiglierei di amare quello che fanno e di dedicarcisi ogni giorno per migliorare, prendendo spunto da chi ha già fatto lo stesso percorso prima di loro, da chi li ispira e mettendoci la fiducia in sé stessi, la disciplina, la perseveranza, la costanza e la voglia di migliorarsi. Queste sono le qualità base. Poi nella vita, per crescere, sempre e soprattutto il cervello.

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