Donne e discriminazione: quando il calcio non è per tutti

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Il problema della discriminazione nel calcio femminile è un fenomeno che si manifesta in maniera purtroppo frequente penalizzando soprattutto la carriera delle giocatrici

DONNE DISCRIMINAZIONE CALCIO FEMMINILE/ Il calcio: uno degli sport più amati e seguiti al mondo. Proprio per questo dovrebbe essere alla pari per tutti, soprattutto considerando che anche le squadre femminili ormai da  un po’ di tempo stanno prendendo piede. È anche vero però che questo sport è da sempre considerato una prerogativa maschile. Questo porta al verificarsi di situazioni di discriminazione rintracciabili in tutto il mondo del calcio femminile.

Che i passi avanti siano stati fatti è innegabile. Ancora si ricorda la frase di qualche hanno fa: Basta dare soldi a queste quattro lesbiche. Questa la dichiarazione di Felice Belolli, allora presidente della Lega Nazionale Dilettanti. Una frase poco felice che denigrava il lavoro delle giocatrici e allo stesso tempo di tutta la comunità sportiva femminile, dove è assurdo pensare che se forza e resistenza fanno da protagonisti è solo un lavoro da uomini.

I riflettori circa questo argomento si sono ultimamente accesi per la squadra Pink Bari. Qualche tempo fa la partita MilanPink Bari, oltre a vedere la vittoria delle rossonere, aveva visto scendere in campo insulti e “aggressioni” provenienti delle sfidanti. Il Pink Bari infatti negli ultimi tempi è stato protagonista sia di accuse per i comportamenti in campo sia di insulti da parte delle tifoserie avversarie.

Non è certo il primo episodio quello del Pink Bari. Già qualche tempo fa anche una giocatrice della Juventus Women aveva subito attacchi simili. Durante la giornata contro la violenza sulle donne la Girelli era stata vittima di cori sessisti e offese. Anche l’anno precedente altre due giocatrici della Juve avevano subito lo stesso trattamento: alcuni tifosi del “sesso forte” avevano cominciato a urlare contro la Guidi e la Tucceri. Nonostante insomma le Donne che giocano in Serie A non siano meno degli uomini questo non basta. Insulti e ingiustizie non mancano.

Seria A, ma non per professionisti

Il tema della discriminazione però non è riconducibile solo alla questione della tifoseria che denigra le calciatrici. Il tema è più ampio. Anche la  carriera non è messa su un pari livello. Le cifre che i calciatori delle più importanti squadre del mondo guadagnano sono un bel miraggio per le calciatrici a livello professionistico. Anzi no! Perché in realtà nessuna delle giocatrici può ritenersi una professionista, per quanto riguarda l’Italia. Bravura, impegno e sacrificio: caratteristiche che sicuramente più di una di queste donne ha, ma che non basta a fare avere questa “etichetta”. E che dire delle nostre Azzurre che quest’anno parteciperanno ai Mondiali? No! Non siete professioniste?! Chi dice questo non è certo il tifoso di turno che vuole fare il grande ma la FIGC.

Le Norme Organizzative interne (NOIF) della FIGC all’articolo 29 stabiliscono proprio quali categorie e quali giocatori vengono qualificati come non professionisti e tra questi figurano proprio Le calciatrici partecipanti ai campionati di Calcio femminile. Poco spazio all’interpretazione quindi. Questo purtroppo crea una serie di eventi a catena come aveva già dichiarato il vicepresidente dell’AS Roma femminile: le strutture non sono all’altezza, attirare  giocatrici straniere di alti livelli dall’estero è difficile, ecc… Una mancanza di pari opportunità evidente.

Violenze e abusi per le calciatrici Afghane

Stipendi e insulti non sono le uniche manifestazioni di ineguaglianza nel mondo del calcio per le calciatrici. All’estero alcuni paesi vivono situazioni tragiche, come ad esempio in Afghanistan. In un’intervista sul sito Euronews sono emersi particolari che accostati a un gioco sembrano tratti da un film eppure la realtà in alcuni paesi è davvero arretrata: costrette a subire abusi le calciatrici non hanno molte alternative. Lo sport non è considerata un’attività per le donne e anche giocare diventa una lotta.

Usa: un esempio mondiale

Più evoluti sono per fortuna paesi come gli USA, dove le squadre femminili e maschili hanno parità. Le calciatrici d’America sono conosciute e apprezzate dai tifosi americani. A tal proposito nella finale mondiale del 1999 è d’obbligo ricordare anche il sostegno dell’ex-presidente Bill Clinton oltre che la presenza di 90.000 spettatori.

Non volendo andare lontano anche l’Europa, Italia a parte, ha una situazione notevole per le calciatrici. Nell’Europa del nord il successo del calcio femminile viene attribuito anche al ruolo delle donne, maggiormente presenti in ambiti lavorativi di un certo spessore. Anche Francia e Germania non sono da meno, dove i media sostengono e diffondono le imprese sportive delle calciatrici, dedicando attenzione e spazi mediatici ai risultati delle giocatrici professioniste.

I passi da fare nel calcio femminile mondiale sono ancora tanti. Gli stipendi e la visibilità data alle calciatrici non è purtroppo paragonabile a quella data ai colleghi del sesso opposto. Ma le nostre ragazze ce la mettono tutta, sperando che l’occasione dei Mondiali 2019 sia un trampolino di lancio per dimostrare, ancora una volta, quanto il calcio femminile possa essere da esempio e dare ispirazione a tutto il mondo dello sport, per abbattere le discriminazioni di genere.

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