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E’ nata l’Italia di Mancini: l’Europeo per risalire dalle ceneri

A poco più di una settimana dall’esordio con la Turchia, il CT Roberto Mancini ha scelto i 26 che prenderanno parte al campionato Europeo. Un’occasione che mister e squadra dovranno sfruttare per riscattare le delusioni degli ultimi anni

Roberto Mancini, CT della nazionale italiana
Roberto Mancini, CT della nazionale italiana

Le delusioni post Berlino

Ogni fenomeno governato dalla volontà umana apre e chiude le porte del proprio castello. A volte la chiusura è doverosa, obbligata dal tempo che passa, altre volte è soltanto frutto dell’incapacità di saper leggere il futuro. L’Italia, dal canto suo, raramente ha saputo intercettare il futuro. Lo ha sempre ritenuto qualcosa di astratto e distante, al punto da non doversene preoccupare più di tanto. Un difetto di fabbrica che coinvolge anche il movimento calcistico, che dalla vittoria del Mondiale 2006 ha vissuto un lento ed inesorabile declino.

Cannavaro, capitano dell'Italia campione del mondo
Cannavaro, capitano dell’Italia campione del mondo

Declino che, ancor prima di essere tangibile nelle squadre di club, ha pesato non poco sul destino della Nazionale nelle competizioni ad essa dedicate. Il mancato ricambio generazionale comporta avari risultati già a partire dall’Europeo 2008, quando gli Azzurri perdono la lotteria dei rigori contro la Spagna nei quarti di finale. Seguirà la cocente delusione del Mondiale 2010 con l’eliminazione da ultimi in classifica nella fase a gironi.

La ripresa e la disgrazia

La chiamata alle armi di Marcello Lippi per i Mondiali 2010 – che reintegrò molti campioni del mondo 2006 – fu l’apice della fine di un ciclo memorabile. L’arduo compito di apertura di un nuovo ciclo fu affidato a Cesare Prandelli, che all’Europeo 2012 giunse inaspettatamente in finale. Di fronte le Furie Rosse, ancora nel pieno del loro ciclo vincente. La partita fu un massacro, ma all’Italia di Prandelli venne riconosciuto coraggio e rispetto per la maglia azzurra.

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Ventura / shutterstock.com

Dopo un Mondiale 2014 senza infamia e senza lode, la Federazione annuncia l’ingaggio di Antonio Conte. L’ex tecnico della Juventus inocula nella sua Nazionale un forte spirito di attaccamento verso i colori azzurri, e la sua esperienza sarà soltanto quella all’Europeo 2016, ove i panzer tedeschi fermeranno la banda di Conte ai quarti di finale. Conte – che ama vivere il calcio in tutta la sua interezza – aveva tracciato la strada per la ripresa, e lascia a Gian Piero Ventura l’incarico di completare l’opera. Sotto la gestione del tecnico genovese, gli Azzurri saranno protagonisti di un’autentica disgrazia: la mancata qualificazione ai Mondiali 2018.

La rinascita

La mancata qualificazione ad un Mondiale – a 60 anni dall’ultima volta – rappresenta il punto più basso della recente storia calcistica italiana. Urge un cambio sia a livello tecnico sia nei piani alti. La rivoluzione tecnica parte da Roberto Mancini, nominato CT dell’Italia a maggio 2018. Il Mancio scava a fondo alla ricerca di una certezza a cui aggrapparsi. Come primo atto della sua rivoluzione la preferenza alla linea verde: giovani in rampa di lancio o già affermati con la fame di dimostrare il proprio valore. I valori, quelli su Mancini fonda una Nazionale che infrangerà il record delle vittorie consecutive (detenuto da Vittorio Pozzo) e di risultati utili consecutivi (detenuto da Marcello Lippi). Mancini, dunque, sfida i CT che hanno fatto la storia dell’Italia, e l’Europeo che sta per cominciare sarà l’occasione per la definitiva risalita dalle ceneri.

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