Emiliano Sala: dal Grande Torino ad Astori, le sciagure calcistiche e i gravi infortuni

Emiliano Sala e gli altri: calciatori morti o gravemente feriti in campo e fuori dal campo

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Calciatori, milionari e a volte molto sfortunati

SALA CALCIATORI MORTI MALORI INCIDENTI / Emiliano Sala è l’ultimo dei calciatori che hanno perso la vita in incidenti o a causa di malori. La lista è molto lunga e non può non partire dalla più grande disgrazia che ha colpito il Grande Torino nel 1949 con lo schianto contro la basilica di Superga: tutti morti. Da Valentino Mazzola a Bacigalupo. Colpa della nebbia al ritorno da una trasferta, l’amichevole contro il Benfica a Lisbona.

Andiamo e ripercorrere quali sono stati i più importanti incidenti accaduti in campo, fuori e su auto o aerei. Superga è solo l’inizio, infatti. Quasi che la sfortuna a volte si accanisca proprio contro i più invidiati, i calciatori milionari.

Antognoni, lo scontro con Martina che gelò Firenze

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Giancarlo Antognoni è stato il simbolo della Fiorentina, il numero 10 cantato pure nelle canzoni. Fortunatamente, in questo caso, non parliamo di un decesso. Ma di una grandissima paura per tutto lo stadio durante Fiorentina-Genoa. Il 22 novembre del 1981, infatti, Antognoni cerca di superare il portiere del Genoa, Silvano Martina, che in uscita colpisce il viola alla testa. Per alcuni secondi il cuore di Giancarlo smette di battere; l’eroe è il professor Gatto, medico del Genoa, che rianima Antognoni in campo.

Applausi all’uscita in barella. Antognoni sarà operato alla tempia e tornerà in tribuna due mesi dopo, accolto da una standing ovation. Qualche settimana ancora ed eccolo sgambettare di nuovo in campo a guidare la Fiorentina alla volata scudetto, persa con la Juventus.

Grassadonia senza sensi sul terreno di gioco

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Il 30 novembre del 1998 succede qualcosa di simile in Udinese-Cagliari. Resta a terra privo di sensi Gianluca Grassadonia, se ne accorge il suo compagno di squadra, Alessio Scarpi. Grassadonia aveva ricevuto una colpo alla nuca involontario da Locatelli. Scarpi inizia la respirazione bocca a bocca e, dopo due minuti e tre massaggi cardiaci da parte del medico friulano, il giocatore riapre gli occhi.

Chivu e la frattura del cranio

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Il 6 gennaio del 2010 tocca a Cristian Chivu farsi male in campo. In uno scontro aereo con Pellissier, ha la peggio il difensore interista, colpito alla nuca. Per il romeno frattura del cranio e intervento d’urgenza. Da quel giorno, Chivu giocherà con il caschetto protettivo. E con una cicatrice in testa.

Foe, un leone muore sul campo di battaglia

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Il 26 giugno del 2003 allo stadio Gerland di Lione si sta giocando Camerun-Colombia, semifinale della Confederations Cup. Foe indossa la maglia numero 17, va a contrastare l’interista Cordoba. Apparentemente non succede nulla. Il gioco si sposta altrove mentre Marc-Vivien resta lì, a centrocampo, barcolla e poi cade a terra. I giocatori della Colombia sono i primi ad accorgersene, fanno ampi gesti verso le panchine. Cordoba gli solleva la nuca, Foe ha braccia larghe e piedi accavallati, quasi fosse crocifisso. Occhi riversi e mascella serrata, i medici gli sollevano la lingua per non farlo soffocare. Foe non riprende conoscenza. Negli spogliatoi per 45′ si tenta la rianimazione: nulla. Foe è morto. Attacco cardiaco.

Erasmo Iacovone, l’idolo dei tifosi del Taranto

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Erasmo Iacovone era l’idolo dei tifosi del Taranto. Il 6 febbraio del 1978, dopo Taranto-Cremonese, un suo amico che gestisce il ristorante lo invita a uno spettacolo di cabaret. Su quella strada, quella notte, c’è pure Marcello Friuli, che ha rubato un’Alfa Romeo 2000 e sfreccia a 200 all’ora, inseguito dalla Polizia. E a luci spente. Centra in pieno la Diane 6 del calciatore, sbalzato fuori dall’abitacolo, ritrovato a 50 metri dall’incidente. A lui è stato intitolato lo stadio di Taranto.

Giuliano Taccola morto tra segreti e bugie

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Nel 1969 era toccato a un giocatore della Roma, Giuliano Taccola, perdere la vita. Un anno iniziato con influenze improvvise e resistenti, un problema al cuore, un’operazione alle tonsille. una bronchite, una polmonite. Herrera però lo voleva in campo. Due settimane prima della trasferta di Cagliari, Taccola si fa male al malleolo ma è un recupero lampo il suo. Viene convocato per Cagliari, la notte sta male, così va in tribuna. Al 90′ scende negli spogliatoi per festeggiare con i compagni. Dopo cinque minuti si accascia, intervengono i medici, ma non c’è nulla fare. Non è stato trovato alcun colpevole. L’inchiesta si apre e si chiude in pochi giorni. La perizia medico-legale arriva alla moglie 26 anni dopo, nel 1995. Forse Sla, forse un tumore: chissà.

Andrea Fortunato, la leucemia lo ha portato via troppo presto

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Arrivato alla Juventus per diventare un campione, Andrea Fortunato è morto giovane dopo aver combattuto la sua battaglia contro la leucemia. Dopo averla anche vinta. Il 25 aprile del 1995, infatti, sarà una banale e maledetta influenza a uccidere l’ex genoano, debilitato dalle tante terapie e con un sistema immunitario praticamente inesistente in quel momento.

Gaetano Scirea, morto per la sua Juve

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Gaetano Scirea, capitano della Juventus e colonna portante della Nazionale azzurra campione del mondo. Anche dopo il ritiro, continuerà a servire la sua squadra. Tanto da perdere la vita su un’anonima strada polacca. Era andato in missione della Società per studiare il Gornik Zabrze, avversario di Coppa dei bianconeri. Un’incidente stradale se lo porterà via, in silenzio. Proprio come aveva vissuto sempre. Leader sì, ma mai rumoroso.

Curi, quel malore fatale durante Perugia-Juventus

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In un freddo pomeriggio di ottobre, con lo stadio di Perugia riempito all’inverosimile per l’arrivo della Juventus, perde la vita il simbolo umbro Renato Curi, a cui verrà intitolato lo stadio. Nel primo tempo si scontra con Causio, ma non pare essere accaduto niente di grave. Nella ripresa è in campo, ma dopo cinque minuti si accascia esamine. Benetti, Bettega e Scirea gesticolano animosamente, si capisce che sta accadendo qualcosa di grave. I medici gli fanno due iniezioni, il massaggio cardiaco, la respirazione bocca a bocca. Niente, il cuore si è inceppato. La partita prosegue, Curi va in ospedale già praticamente morto. Alle 16.30, viene dichiarato morto.

Meroni, il Best del Torino investito per strada

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Lo chiamavano il George Best italiano ed era un complimento. L’estro c’era tutto. Luigi Meroni era un idolo del Torino quando fu preso sotto da un uomo che, molti anni dopo, sarebbe stato presidente del Toro. Meroni morì nel 1967, poco dopo aver giocato Torino-Sampdoria. Investito da un’auto mentre attraversava corso Re Umberto. Aveva solo 24 anni.

I morti di Sla: Borgonovo ma non solo

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L’hanno definita la malattia del calciatore, dello sportivo. E’ la Sla, la Sclerosi Laterale Amiotrofica. Stefano Borgonovo, ex attaccante della Fiorentina, è diventato il testimonial, fino alla sua morte. Non è stato l’unico, purtroppo. Ricordiamo l’ex capitano del Genoa Signorini. Ma si potrebbe stilare una vera e propria formazione: List, Segato, Bernardini, Rognoni, Canazza, Lombardi, Cucchiaroni, Ocwirk, Soldan, Vincenzi, Minghelli.

Astori, morto da solo in una camera d’albergo

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Negli occhi e nei ricordi di tutti c’è Davide Astori, indimenticato capitano della Fiorentina. Morto in albergo, prima della partita di Udine, di notte. Solo in camera. Perché il cuore a un certo punto ha smesso di battere. Il 4 marzo 2018 è una data tristissima per tutto il calcio, non solo italiano. E dire che la sera prima Astori aveva giocato alla Playstation fino a tardi. Niente avrebbe lasciato presagire la crisi nel sonno. Per dirla come i medici: morte cardiaca improvvisa seguita a una fibrillazione ventricolare dovuta a una cardiomiopatia aritmogena silente. Fiorentina e Cagliari hanno ritirato la sua maglia, la numero 13.

Manchester United e Chapecoense, come il Grande Torino

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Chiudiamo questa carrellata con due incidenti aerei, simili a Superga. Lo United perse la vita nel 1958 a Monaco quando l’aereo su cui viaggiava l’intera squadra tentò per la terza volta di atterrare, su una pista piena di neve e fango, schiantandosi. Erano, quelli, i Busby Babes. Morirono 23 dei 44 passeggeri, tra cui anche alcuni sostenitori e giornalisti.

Più recente l’incidente aereo che ha sterminato la squadra brasiliana della Chapecoense. E’ il 2016, il velivolo precipita a sud di Medellin. La squadra stava andando a disputare la finale della Coppa Sudamericana contro l’Atletico Nacional.

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