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Empoli, Andreazzoli: “La chiamata di una big? In Italia si guarda l’anagrafe”

Il tecnico dell’Empoli Aurelio Andreazzoli, nel corso di un’intervista svela alcuni dei segreti del suo Empoli, racconta la sua esperienza alla Roma e si esprime sulla possibile chiamata di un big

Aurelio Andreazzoli (Empoli) @Image Sport
Aurelio Andreazzoli (Empoli) @Image Sport

L’Empoli è una delle sorprese della nostra Serie A. Tra le squadre neopromosse è quella che sta convincendo di più e che molto probabilmente, riuscirà a raggiungere una salvezza tranquilla grazie alla sua forza tecnico-tattica. Alla guida dei toscani, c’è il tecnico Aurelio Andreazzoli che ai microfoni di Sportweek, ha svelato alcuni dei segreti che stanno contribuendo all’ottimo campionato degli azzurri: “Noi vogliamo giocarcela sempre con tutti. È il nostro mantra, nella pancia dello stadio abbiamo appeso un cartello: Si può fare. Gli altri sono più bravi, ma qualche difetto glielo troviamo e su quelli lavoriamo per batterli. Le grandi vanno a 120 e noi ci fermiamo forse a 100: ma se abbassiamo il loro valore a 95, superandole nella corsa e nella tattica, forse vinciamo“.

Sull’esperienza alla Roma nel 2013 da subentrato a Zeman: “Con la Roma avevo un contratto quinquennale da collaboratore. Tutto avrei immaginato, tranne che la società mi chiamasse ad allenare la prima squadra. In quattro mesi mesi di campionato facciamo quasi due punti di media, arriviamo davanti alla Lazio partendo da 9 punti di distacco, chiudiamo con la miglior difesa dietro a quella della Juventus“. Conclude parlando dell’eventualità di una chiamata di una big:È impossibile che succeda. Faccio un esempio: se io assumo una persona per dirigere la mia azienda guardo l’età o il curriculum e i fatti? Nel calcio si guarda l’anagrafe perché bisogna programmare, come dicono i presidenti. Il calcio italiano vive di pressioni e non approfondisce le cose“.