ESCLUSIVA, Alessandro Melli: “Parma amore e debolezza. Con Scala la consacrazione. E quella profezia su Sacchi…”

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Alessandro Melli ha ripercorso gli anni vissuti con la maglia del Parma, la sua seconda pelle, con la quale ha vinto una Coppa Italia, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea

Alessandro Melli, attaccante del Parma
Alessandro Melli, attaccante del Parma

Alessandro Melli in ESCLUSIVA: “Milan occasione giusta nel momento sbagliato”

“Il Parma è stato il mio più grande amore e per certi versi la mia più grande debolezza” scriveva Alessandro Melli sui propri profili social in occasione del 107° anniversario della fondazione della società emiliana dopo aver dedicato l’intera vita ai colori crociati. Sì, perché 294 partite, 73 goal e 3 trofei, sommati agli anni vissuti all’interno del settore giovanile e tra la dirigenza, non si dimenticano, nemmeno per errore. Melli è e probabilmente resterà sempre una bandiera di questa squadra, un simbolo di anni vissuti tra fantasia, sogni e stupore, un’icona che riporta alla mente dei tifosi momenti di gloria, i più alti nella storia del club: dalla promozione in Serie A fino alla conquista dell’Europa con Coppa delle Coppe e Supercoppa Uefa, passando per una straordinaria vittoria della Coppa Italia.

L’ex attaccante, intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, ha parlato proprio degli anni d’oro vissuti a Parma, da Arrigo Sacchi a Nevio Scala, dalla Serie C al tetto continentale ripercorrendo la Storia con tutto l’amore del mondo. Lo stesso amore – spiega Melli – talmente forte da limitarlo, ma di una bellezza unica.

Dopo un lungo percorso nel settore giovanile, esordisce con la maglia del Parma nel 1985 sotto la guida di Arrigo Sacchi. Come ricorda la sua prima vera avventura con gli emiliani?

“Mi allenavo sempre con la prima squadra, il sabato però giocavo con la primavera. Alcune volte andavo in ritiro con Sacchi facendo qualche panchina, ho collezionato in totale 6 presenze di cui poche da titolare. Avevo 16 anni, era normale fosse così. Ho avuto la fortuna di segnare il goal promozione, dalla C alla B, che mi ha permesso di restare, per tutto l’anno successivo, in prima squadra”.

Nel 1987, dopo i due anni a Parma, Sacchi passa al Milan, squadra nella quale scriverà la storia del calcio. Come ricorda il Mister?

“Aveva idee innovatine, non facili da capire, soprattutto a 16 anni. Non avevo l’intuizione giusta per poter immaginare il futuro del mister. Parlando sinceramente, però, si notava fosse particolare, diverso dagli altri: era pignolo, meticoloso. Queste sono caratteristiche che, se portate al limite, possono rivelarsi deleterie, se invece poi i risultati ti danno ragione diventano dei valori”.

Arrigo Sacchi
Arrigo Sacchi, ospite per Grande Milan sotto le stelle

C’è un aneddoto particolare che avete vissuto insieme?

Dovevamo giocare a Genova una partita importante per andare in Serie A e a sorpresa decide di schierarmi da titolare, avevo 17 anni e c’erano giocatori molto più titolati di me. Me lo comunicò poche ore prima del match, durante una passeggiata. Dopo avermi dato la notizia parlammo di vicende personali e mi rivelò che dall’anno seguente avrebbe allenato il Milan, chiedendomi un’opinione. Risposi dicendo che se fosse riuscito a superare le prime difficoltà, e quindi a mangiare il panettone, avrebbe vinto lo scudetto. Così fu, ora ogni volta che mi vede me lo ricorda (ride; ndr)”.

Dopo tre anni con la prima squadra si trasferisce in prestito al Modena per una stagione. Al suo ritorno, nella stagione 1989/90, realizza 11 goal in Serie B e per la prima volta nella sua storia il Parma conquista la Serie A. E’ stata l’annata decisiva per dare slancio alla sua carriera?

“Con la partenza di Sacchi, la successiva leva militare e qualche problema di crescita, iniziavo ad avere delle difficoltà nel trovare la mia giusta collocazione nel mondo del professionismo. Alternavo ottime prestazioni ad altre non di livello, creando qualche dubbio: un giovane in Italia viene difficilmente aspettato. Con Nevio Scala ebbi la mia consacrazione, trovai consapevolezza nei miei mezzi e il mister mi diede molta fiducia, così come il presidente Ceresini. Fu stato l’anno più importante della mia carriera, iniziavo a sentirmi un calciatore di alto livello”.

Nella prima stagione nel massimo campionato riuscite a qualificarvi per la Coppa Uefa, terminando la stagione in sesta posizione. Successivamente, nel giro di pochi anni, riuscite a conquistare tre trofei.

“Dopo la promozione iniziò un percorso storico per il Parma, in pochi anni vincemmo Coppa Italia, Coppa delle Coppe e Supercoppa UEFA. Fu una scalata inaspettata e quindi ancora più gradita. La squadra, nella sua storia, non era mai nemmeno stata in Serie A, fu qualcosa di unico che tutt’ora viene ricordato”.

Alessandro Melli, ex attaccante del Parma
Alessandro Melli, ex attaccante del Parma

Il primo titolo ad arrivare è la Coppa Italia in finale contro la Juventus, come ricorda il doppio confronto con i bianconeri?

“Fu davvero una grande gioia, la prima in assoluto di quell’era. Giocavamo contro la Juventus e ho anche avuto la fortuna di segnare, è stato straordinario”.

Dei trofei vinti quale ricorda con maggior entusiasmo?

Con maggiore entusiasmo ricordo la promozione in Serie A, è stata davvero emozionante, è il risultato al quale sono più legato. In ambito europeo, invece, la vittoria della Coppa delle Coppe fu la più importante, così come la successiva vittoria della Supercoppa, anche se alla fine quest’ultima era composta da sole due partite: giocavamo contro la squadra più forte degli ultimi 30 anni, il Milan. Era un percorso più veloce”.

Lo scorso 16 dicembre, in occasione dell’anniversario della fondazione della squadra, scrive su Facebook: “Il Parma è stato il mio più grande amore e per certi versi la mia più grande debolezza”. Perché una debolezza?

“Quando ami talmente tanto qualcosa, non riesci a staccarti da quest’ultima, non riesci a staccarti da questo amore. Così facendo, dunque, diventa una tua debolezza. Lo è stato da giocatore, perché quando uscivo da Parma facevo fatica e trovavo sempre qualcosa che mi facesse pensare alla città. E’ stato un handicap che mi sono trascinato per tutta la carriera. In Emilia ho fatto il settore giovanile, poi il titolare nella prima squadra ed in seguito il dirigente, inoltre ho lavorato da commentatore a Sky per questi colori. La mia vita è improntata sul Parma Calcio. E’ straordinario ma allo stesso tempo un limite”.

Alessandro Melli, attaccante del Parma
Alessandro Melli, attaccante del Parma

Nel 1994 si trasferisce alla Sampdoria per poi passare al Milan pochi mesi dopo. Come ricorda queste due esperienze?

“Sono legato molto all’esperienza a Genova, con la maglia della Sampdoria. Purtroppo, però, essendo costretto – e lo dico senza che qualcuno possa smentirmi – ad andare al Milan perché Gullit voleva tornare in blucerchiato a tutti i costi, l’esperienza durò poco: 4 mesi. Non mi sentivo ancora pronto per vestire la maglia rossonera, era la squadra più forte degli ultimi 30 anni. Scelsi la Samp perché ritenevo fosse una realtà simile a quella di Parma, pensavo potesse essere un gradino di crescita per poi – eventualmente – arrivare anche al Milan. I rossoneri erano il massimo, avrei dovuto però arrivarci con alcuni passaggi in più. E’ stata l’occasione giusta nel momento sbagliato”.

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