ESCLUSIVA, Denis Godeas: “Juventus? Non è la più forte. Tra Lukaku e Lautaro…”

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, l’ex attaccante Denis Godeas ha parlato della sua carriera in cui si è legato spprattutto alla Triestina, nell’esperienza in una nobile decaduta ricca di Campioni del Mondo e della corsa Scudetto in Serie A. Con una finestra aperta verso il futuro da allenatore

Denis Godeas, qui con la maglia del Palermo

Denis Godeas, cuore Triestina: “Una seconda casa”

Una carriera legata indissolubilmente ai colori della Triestina, che ha abbracciato in diversi momenti della propria storia, divenendone un simbolo. Denis Godeas ha mantenuto le radici nel Friuli, terra che l’ha cresciuto, ma ha esportato i suoi gol in giro per l’Italia. Messina, Como, Bari e Palermo sono solo alcune delle sue innumerevoli maglie. In rosanero ha disputato l’anno più glorioso dell’era Zamparini, in Serie A e al fianco di futuri Campioni del Mondo.

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Godeas ha parlato delle tappe salienti della sua carriera, spostando poi il focus sull’attualità. Quest’ultima in Serie A risponde alla corsa Scudetto, in cui sono coinvolte Inter, Juventus e Milan. E in cui gioca un attaccante che riporta alla memoria le proprie caratteristiche.

Denis Godeas, miglior marcatore della storia della Triestina
Denis Godeas, miglior marcatore della storia della Triestina

Denis Godeas, una vita nella Triestina. Tra addii e ritorni, come ci si sente ad essere il miglior marcatore della storia di un club così prestigioso?

“Il primato storico è una diretta conseguenza del fatto che ho giocato come attaccante nella Triestina per tanti anni, tornando anche quando non pensavo vi fosse l’occasione. Mi fa piacere perché considero la Triestina come una seconda casa, tanto che una parte della mia famiglia è ancora lì. Sono cresciuto lì, dal settore giovanile all’esordio. Diciamo che il record non l’ho cercato, è semplicemente successo e mi riempie di soddisfazione“.

Dopo i primi passi con gli alabardati, avviene il passaggio all’Udinese da dove parte un infinito giro di prestiti.

“Purtroppo la Triestina ha attraversato diversi momenti difficili e per cui è stata spesso costretta a fare dei sacrifici sul mercato. Se fosse dipeso da me sarei rimasto lì a vita, visto che sono legatissimo al mio territorio. Diverse volte il club è stato costretto a cedermi per monetizzare, una dinamica che fa parte del calcio e che adesso comprendo al meglio. Anche se non ho mai voluto andar via. Sono stato fortunato a tornare, mi ha fatto piacere percorrere qui gli ultimi step della mia carriera e diventare uno dei pochi che hanno segnato dalla Serie A alla Terza Categoria“.

Andrea Barzagli
Andrea Barzagli, qui nelle vesti di difensore della Juventus

Denis Godeas: “Che stagione a Palermo. Il più forte? Barzagli”

Abbiamo parlato di Friuli, ma una parte di te ha a cuore la Sicilia. 25 gol in due stagioni al Messina dal 2000 al 2002, ma soprattutto l’esperienza nel grande Palermo dei Campioni del Mondo: quale delle due piazze ti sta più a cuore e chi era il più forte?

“Sono stato fortunato, perché nella maggior parte delle squadre in cui ho giocato sono stato trattato bene. A Messina è stata la prima volta lontano da casa, abbiamo vinto subito il campionato e da qui ho iniziato a ragionare come calciatore vero. A Palermo c’era una dimensione diversa, si giocava in Serie A. L’ambiente mi è rimasto nel cuore e la squadra era fortissima, basti pensare al primo giorno d’allenamento. C’erano Toni, Zaccardo e Barzagli, che da lì a poco sarebbe diventati Campioni del Mondo. Difficile sceglierne uno, ma se devo fare un nome dico Barzagli. Prima di tutto per la carriera, poi per l’applicazione e la semplicità con la quale si allenava. È indubbiamente il difensore più forte con cui abbia mai giocato”.

Il gol di Godeas al Delle Alpi, contro la Juventus

Con quella squadra hai messo a segno un gol pesantissimo in Coppa Uefa contro lo Slavia Praga, in una competizione che il Palermo non assaggiava da 35 anni: è vero che segnare in Europa ha un sapore diverso?

Vuoi la verità? Sinceramente è come il discorso dei record. Se giochi e fai l’attaccante, segnare è naturale. E giocare con squadre importanti ti consente di farlo contro chiunque. Il Palermo non andava in Europa per presenziare e basta, voleva spingersi almeno fino ai quarti di finale. Non è stato complicato affacciarsi al calcio internazionale e giungere a quei livelli era per noi un obiettivo. Non di certo una sorpresa“.

Andrea Pirlo, allenatore della Juventus @ Image Sport
Andrea Pirlo, allenatore della Juventus @ Image Sport

Godeas sulla Juventus: “Pirlo è bravo, ma poco esperto. E Morata…”

In rosanero ti sei tolto la soddisfazione di segnare alla Juventus, che hai incontrato poi in Serie B con la maglia del Mantova.

Confesso che mi sono goduto i gol che ho fatto diversi anni dopo averli segnati. Mi fa molto piacere rivederli ora, ma quando giocavo ero talmente concentrato a fare bene che ciò non succedeva. Sul momento, mi sono goduto poco l’attimo. E chiaramente ero felice se le cose andavano bene, per me e per la squadra. Per caratteristiche sono sempre stato freddo, il che mi permetteva di godermi poco l’emozione e il calore attorno a una partita. Ma mi faceva svolgere bene il mio lavoro”.

A proposito di Juventus, i bianconeri vivono una stagione ricca di luci e ombre. Come giudichi finora il campionato di Pirlo?

“Penso che la Juve abbia cambiato molto. Se guardiamo la rosa, a mio parere è forte ma non quella migliore di tutti. Ha anche calciatori molto più giovani rispetto a quelli che è abituata ad avere, qualche difficoltà fa parte del percorso. Pirlo è bravo ma è poco esperto, il che dimostra come l’allenatore sia un mestiere diverso dal calciatore. Analizzandola, il centrocampo ha delle lacune, così come l’attacco che ha solo una punta centrale.

Alvaro Morata, attaccante della Juventus @imagephotoagency
Alvaro Morata, attaccante della Juventus @imagephotoagency

Morata, inoltre, non lo vedo come uno su cui puntare per vincere in Champions League. Fermo restando che vi sono tanti giocatori importanti. Nella Juventus si è giunti alla fine di un ciclo che prima o poi doveva accadere. Nel complesso, non è una situazione che richiede negatività, visto che alla fine porterà qualche trofeo a casa e riuscirà a qualificarsi in Champions“.

Godeas, tema Inter e Milan: “Lukaku fondamentale, Ibrahimovic devastante”

D’altro canto, l’Inter viaggia spedita verso lo Scudetto. Da ex attaccante non posso non domandarti un commento su Lukaku e Lautaro, coppia da più di trenta gol stagionali: qual è la loro forza e tra i due con chi avresti preferito giocare?

È palese che per come giochi l’Inter ora, Lukaku è assolutamente fondamentale. Ho avuto la fortuna di incontrare Conte sul campo, da avversario, e ho anche parlato con lui della sua idea di calcio. Romelu è il suo attaccante ideale, visto che il gioco dell’Inter si appoggia molto sulla punta centrale fisica attorno a cui far ruotare uno più mobile. Con il belga avrei faticato di più, quindi mi avrebbe fatto più “comodo” Lautaro.

ESCLUSIVA, Denis Godeas: "Juventus? Non è la più forte. Tra Lukaku e Lautaro..."
Romelu Lukaku (Inter)

Un altro bomber eterno della nostra Serie A è Zlatan Ibrahimovic e come lui anche tu hai giocato fino – ed oltre – i quarant’anni. Indipendentemente dalla categoria, cosa spinge a proseguire fino a quell’età?

Assolutamente gli stimoli. Se non ne avesse avuti, Ibrahimovic non continuerebbe a giocare nel Milan, né lo farebbe solo per soldi visto che non è di certo un suo problema. Lui è devastante e riesce a stare sempre sul pezzo. Ibra ha voglia di dimostrare di essere forte e il campo gli dà ragione. Anche perché è stato intelligente dal punto di vista del gioco, divenendo più statico. Prima correva molto di più per il campo, oggi è rimasto ad alti livelli giocando in una porzione di campo più ridotta. Trattando la palla come un trequartista e capendo anche di non poter giocare più tre partite a settimana per intero”.

Andrea Belotti, attaccante del Torino e della Nazionale italiana
Andrea Belotti, attaccante del Torino e della Nazionale italiana

Godeas: “Mi rivedo in Belotti. Covid? Così non è calcio”

Nel calcio di oggi molti aspetti sono cambiati: com’è il ruolo del centravanti moderno? In quale attaccante ti rispecchi maggiormente?

Il mio modo di giocare era molto simile a quello di Belotti, che soggiorna molto di più in area di rigore ed è molto abile di testa. Ma anche un mix tra Lukaku e Lautaro. Il primo per struttura fisica e posizionamento, ma curiosamente non fa del gioco aereo la sua qualità migliore. A differenza di Lautaro, in cui riscontro grandi capacità nel segnare di testa. Fermo restando che il migliore è Lewandowski, può giocare ovunque ed è un punto di riferimento per ogni attaccante moderno”.

Denis Godeas, oggi vice-allenatore in Serie D
Denis Godeas, oggi vice-allenatore in Serie D

Ora ricopri la veste di collaboratore in Serie D, nel Cjarlins Muzane. Com’è stato l’ultimo periodo segnato dal Covid? Hai intenzione di intraprendere la carriera da allenatore?

È una carriera particolare. Parlando con D’Aversa (allenatore del Parma, ndr) che conosco da anni, ho capito il suo punto di vista: c’è differenza tra volerlo fare e farlo effettivamente. Io sto facendo un percorso di apprendistato, vedremo cosa succederà. In quest’annata parlare di calcio è molto complicato, è tutto diverso anche negli allenamenti. Saltano gli orari per via dei tamponi, abbiamo due partite da recuperare e non siamo neanche nella situazione peggiore rispetto alle altre. In questo contesto, non è calcio e spesso parliamo di tutto meno che di quello. Bisogna continuare per mandare avanti il movimento e per questo sono stato d’accordo con il presidente nel proseguire l’annata. Ma è un qualcosa di assolutamente folle.

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