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ESCLUSIVA, Emanuele Padoan (Nazionale Calcio Amputati): “Questo sport mi fa sentire vivo. Mi ispiro a Thiago Alcantara. Voglio fare un appello…”

Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati
Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni, Emanuele Padoan ha ripercorso con noi i momenti salienti della propria carriera, i sogni e le ambizioni, raccontandoci la sua storia e le criticità di un movimento ancora troppo trascurato

ESCLUSIVA, Emanuele Padoan: “Ammiro Cristiano Ronaldo. Mi auguro che si capisca l’importanza di questo sport

Emanuele Padoan, centrocampista della Nazionale Italiana Calcio Amputati e del Vicenza Calcio Amputati, è intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni per parlare della propria carriera, delle proprie ambizioni e di un movimento, quello del calcio amputati, che meriterebbe maggiore attenzione e visibilità. Emanuele è un classe ’98 ed è nato con la gamba destra più corta della sinistra.

Fin da piccolo ha portato la protesi per poter camminare e, all’età di 6 anni, ha fatto il primo intervento con lo scopo di allungare la gamba, al termine del quale, dopo circa sette mesi, ha rimesso la protesi e ha iniziato a giocare a calcio con gli amici. In occasione dell’ultimo intervento, tramite la mamma di un ragazzo operato per un problema simile, conosce la Nazionale di calcio per amputati e, dal 2013, la sua vita si colora improvvisamente d’azzurro.

Cos’è per te il calcio?

“Sicuramente la mia più grande passione. Non è solo uno sport perché nel caso mio e in quello dei miei compagni ci ha permesso di raggiungere obiettivi impensabili, è stato un mezzo per raggiungere qualcosa di incredibile come la Nazionale. Una passione che mi spinge a fare dei sacrifici che più, che dei sacrifici, sono delle fatiche. Ripeto è la mia passione, mi fa sentire vivo!.

Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati
Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati

Qual’è il tuo calciatore preferito?

“Sotto l’aspetto atletico dico Cristiano Ronaldo, non perché sono tifoso juventino ma perché rappresenta in ambito calcistico il modello di atleta perfetto, un esempio di come si possano raggiungere livelli incredibili. A livello di talento Lionel Messi, mentre a centrocampo Thiago Alcantara. Insomma non ho un idolo vero e proprio”.

Raccontaci la tua storia. Quali sono le tue ambizioni e i tuoi sogni?

“A causa di una malformazione nasco con la gamba destra più corta della sinistra, un handicap che mi costringe a camminare fin da piccolo con una protesi. Dai 6 fino ai 18 anni seguo una serie di interventi per allungare la gamba: ho dovuto operarmi una volta ogni due anni e, quando non dovevo sottopormi a interventi o fare fisioterapia, giocavo nella squadra del mio paese, ossia il Longare Castegnero. Questo fino all’età di 14 anni, poi complice un problema all’anca sempre della gamba destra e il regolamento FIGC ho smesso. Dopo 6 mesi faccio una prova a Bologna con la Nazionale Italiana Amputati che si era appena formata, precisamente a giugno 2013. Il mio obiettivo è quello di diventare un calciatore professionista ed è un percorso molto lungo, nella speranza che il Calcio Amputati possa raggiungerlo. A livello personale mi piacerebbe vincere il Pallone D’oro del Calcio Amputati.

Il tuo ruolo e a chi ti ispiri?

“Il mio ruolo, nel calcio a 7, è quello di centrocampista centrale. Sono molto duttile. Come centrocampista, come detto, Thiago Alcantara mi piace molto”.

Thiago Alcantara, centrocampista del Liverpool
Thiago Alcantara, centrocampista del Liverpool

Come aumentare la visibilità del tuo sport, messo spesso in secondo piano rispetto al calcio a undici?

Sicuramente non abbiamo la stessa visibilità, cosi come non ce l’ha il calcio a 5 e tutti gli sport paralimpici, poco pubblicizzati da media e tv, che non gli danno la giusta attenzione. Per quanto riguarda l’impatto economico sicuramente servirebbe una spinta da media, tv e giornali. Nel tempo sicuramente mi auguro che la società capisca l’importanza di questo sport, per noi sarebbe un grandissimo traguardo”.

Cosa ne pensi della differenza economica tra calcio a 11 e calcio paralimpico, è un discorso che pesa?

“La differenza penso sia dovuta a un discorso di visibilità, le partite vengono trasmesse praticamente un giorno sì e l’altro pure, tutto questo genera un contributo economico elevato tra tv, sponsor e molto altro. Nel nostro caso avviene perché un’azienda non è incentivata ad investire per una squadra paralimpica, ma preferisce sponsorizzare squadre di Serie A, B o Lega Pro. Sicuramente in futuro più si parlerà maggiormente di calcio paralimpico e potremo ottenere maggiore visibilità”.

I tuoi obiettivi per il futuro?

“Da un punto di vista prettamente personale, il mio obiettivo è vincere il premio come giocatore migliore in Italia che ho già vinto quest’anno e nel 2019. L’anno prossimo, con il Vicenza Calcio Amputati, disputeremo la Champions League e rappresenteremo l’Italia cercando il miglior risultato possibile e poi, ai mondiali, mi piacerebbe vincere il premio come miglior giocatore del mondo. Nel 2021, a settembre, con la Nazionale andremo a Cracovia a giocarci l’Europeo cercando di arrivare almeno quarti. Con il Vicenza Calcio Amputati il proposito è quello di trovare altri calciatori quindi faccio un appello ‘Chi ha un’amputazione o qualche altro problema fisico per quanto riguarda arto posteriore o inferiore si proponga per essere dei nostri’. E ovviamente speriamo di trovare qualcuno che ci possa finanziare ulteriormente anche se il territorio vicentino ci ha aiutato molto e ne siamo veramente felici”.

Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati
Emanuele Padoan, Nazionale Italiana Calcio Amputati

Sogni di diventare un grande di questo sport?

“Il sogno è di diventare una figura di riferimento per il nostro calcio, nonostante io abbia solamente 22 anni. Mi auguro di giocare il più possibile. Spero di diventare una figura importante, sono laureato in scienze motorie e sto frequentando il corso magistrale, il mio obiettivo è quello di migliorarmi in campo per raggiungere i premi più ambiti”.

Parlaci della tua avventura in Nazionale e delle squadre più toste che hai affrontato

“Nel giugno 2013 ho iniziato a giocare con la Nazionale, ho avuto l’onore di disputare un mondiale in Messico nel 2014, nel 2017 ho disputato l’Europeo ad Istanbul e nel 2018 sono tornato in Messico per un altro mondiale. Squadre forti ce ne sono molte: ad esempio la Turchia anche se li’ il calcio paralimpico è uno sport a tutti gli effetti, dei veri e propri professionisti. Anche l’Angola è molto forte così come Inghilterra, Polonia e Russia.

Hai mai pensato di mollare il calcio?

“Pensato no, anche in quell’anno dove ho smesso di giocare dopo il problema all’anca e a causa del regolamento FIGC che vietava di disputare le gare con la protesi essendo pericolosa non ho mai mollato. La mamma di un ragazzo mi ha proposto questa iniziativa e l’ho colta al volo, sapevo già tirare con le stampelle. Il calcio e lo spirito di squadra mi fanno sentire vivo. Condividere la mia disabilità e i vari problemi con lo spogliatoio mi rende non diverso e mi aiuta molto con la mia quotidianità”.

Un saluto a Footballnews24

Volevo ringraziare Footballnews24 per questa intervista e spero che, in futuro, ci siano altre modalità e possibilità per raccontare il Calcio Amputati, uno sport che merita più attenzione. E’ un calcio spettacolare”.

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