Flachi, ex attaccante della Sampdoria
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ESCLUSIVA, Flachi: “Vi racconto la mia carriera. E su Pirlo e Ferrero…”

La nostra intervista in esclusiva all’ex calciatore: tanti gli argomenti trattati tra cui le tappe della sua carriera ed alcuni temi del calcio attuale

Francesco Flachi, ex calciatore di Bari, Fiorentina e Sampdoria, è stato un fantasista unico nel suo genere. Nella sua importante carriera ci sono state molte soddisfazioni come le tante reti segnate con la maglia della Sampdoria, per il quale è il terzo marcatore di sempre nella storia dietro a Roberto Mancini (171) e Gianluca Vialli (141). Purtroppo ci sono state anche pagine negative, come la squalifica per calcioscommesse ed uso di cocaina. Oggi abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con lui, che ha ripercorso le tappe della sua carriera e ci ha dato spunti molto interessanti sulla situazione delle sue ex squadre, Sampdoria e Fiorentina.

Ciao Francesco. La tua ex squadra, la Fiorentina non ha fatto una bella stagione. Cambieresti allenatore alla fine di questa?

“La Fiorentina ha fatto male gli ultimi anni e si deve andare a capire quello che si è sbagliato. Di solito in Italia si mira a dare solo la colpa agli allenatori. Ma ci sono anche e soprattutto i giocatori che sbagliano, sono loro che scendono in campo. Bisogna valutare un po’ tutto, bisogna stare all’interno dello spogliatoio, all’interno di una società per vedere quale sono state le cose positive e le cose negative. E’ vero, che le ambizioni sono diverse, però sono due anni che ci ritroviamo a lottare per la salvezza. Secondo me, i giocatori per competere per obiettivi più importanti ci sono. Non è facile, però, dire da fuori se si deve esonerare l’allenatore. Quando le cose vanno male si cerca sempre di additare l’allenatore come principale colpevole. Io comunque mi auguro che la Fiorentina possa riuscire ad ambire a qualcosa di importante il prossimo anno. L’allenatore è normale che sia responsabile ed è di solito sempre il primo a pagare, però la Fiorentina negli ultimi anni ne ha cambiati parecchi. Non è che la colpa è sempre di loro quindi”.

Dalla sponda blucerchiata, invece Ferrero è alle prese col rinnovo difficile di Claudio Ranieri. Lo riconfermeresti?

“La Sampdoria ha fatto una bella stagione, Ranieri è un gran bell’allenatore, basta vedere il suo palmares per vedere che è abbastanza valido. Certo, c’è da vedere se gli obiettivi del tecnico siano ancora in linea con gli obiettivi del presidente. A me piacerebbe comunque vederlo ancora sulla panchina della società blucerchiata, perché è un signor allenatore. L’unico dubbio riguarda la sua età”.

Ci racconti un po’ la tua esperienza alla Fiorentina ? “Per me quell’esperienza è stata stupenda. Ho avuto l’onore di giocare per un club per il quale sono un grandissimo tifoso. Ho realizzato un sogno, c’è poco da dire. Devo ringraziare Luciano Chiarugi che mi ha dato la possibilità di dimostrare il mio valore in prima squadra e mi ha insegnato tante cose dell’attaccante, quindi sono stato avvantaggiato grazie a lui. Ho fatto tanta gavetta, però questo poi mi ha aiutato a restare in Prima Squadra per tanto tempo, perché avevo acquisito una bella esperienza. Avevo 18 anni, avrò sbagliato qualcosina, non ero abbastanza maturo, però sono riuscito a restare, per quasi tutta la mia carriera da giocatore ad alti livelli, anche se ho fatto qualche sbaglio. Non sapevo come allenarmi, comportarmi, e quindi tutte queste debolezze mi hanno portato dei problemi, però mi hanno fatto crescere ed ho imparato più velocemente cos’era il calcio e come si doveva interpretare questo gioco”.

Ci parla del personaggio di Batistuta? Batistuta penso sia stato un esempio anche e soprattutto per noi giovani. Io dico sempre che ho avuto la fortuna di giocare con grandi campioni come Batistuta, Edmundo, Rui Costa, loro erano già dei fenomeni. Ho avuto la fortuna di poter giocare con Ciccio Baiano dove io ho potuto rubargli tutti i consigli per fare bene il ruolo di attaccante, perché lui era uno dei più forti di quei tempi. Batistuta è stata una cosa impressionante per il livello di miglioramento annuale di questa persona. E’ stato proprio un animale del calcio, una persona che si è posto degli obiettivi e li ha raggiunti tutti, perché vedere il primo Batistuta e quello delle fine sono stati due cose completamente diverse. La determinazione negli allenamenti, in lui è stata importante. Io ho giocato dal ’92 al ’99 con la Fiorentina, avrò contato 10 allenamenti saltati da Batistuta in 6 anni, perché lui aveva questa forza di stare sempre in campo, di migliorare giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Lui ogni volta migliorava qualcosa, a livello fisico, a livello tecnico, anche di dribbling che forse era il suo difetto principale, però poi dopo quando tirava in velocità era impressionante”.

Ci racconta qualche aneddoto della sua esperienza alla Sampdoria? “Per quanto riguarda gli aneddoti, detto così a due piedi è parecchio difficile dirne uno solo, fanno tutti parte di una carriera, però nella vita calcistica bisogna prendere il bello ed il brutto, fa tutto parte della tua vita. L’importante che poi si cerca sempre di migliorare e di non ripetere gli errori”.

Che consigli daresti all’attuale presidente della Sampdoria per rinforzare la squadra in vista della prossima stagione?

“Loro a livello calcistico stanno facendo molto molto bene. Da quanto è arrivato Ferrero, a livello di campionati, di giocatori hanno sbagliato pochissimo, bisogna dargli atto che la società sta facendo un lavoro importante, anche perché ogni anno riesce a valorizzare i giovani che prende, che sono semisconosciuti. Ferrero è molto bravo nello scegliere il dirigente, l’allenatore che riesce a risaltare le qualità di questi calciatori, e poi è bravo anche a rivendere ed a incassare. Mi auguro che prima o poi riesca a fare una squadra competitiva. Io devo solo parlare bene di Ferrero, perché a me ha dato una grossissima mano. Io devo solo parlare bene di lui, anche se non ho avuto il piacere di averlo come presidente, ma ho avuto il piacere di averlo conosciuto. Quando gli ho chiesto di venire allo stadio si è sempre messo a disposizione, mi ha mandato dei messaggi molto belli. Mi ha dato la possibilità, quando sono potuto rientrare dalla squalifica, insieme ai tifosi di farmi la festa, il giro d’onore. Ognuno può dire quello che vuole, ma Francesco Flachi può avere solo riconoscenza verso questa persona. Spero, anche per lui che un giorno possa ambire a qualcosa di importante, gli faccio il mio in bocca al lupo”.

In quale giocatore di oggi ti rivedi?

“Io spero che in me non si riveda nessuno (ride) perché ho fatto tante cazzate. Mi piace Insigne comunque, mi piace perché penso sia l’unico giocatore in Italia ad avere le qualità per vincere le partite da solo”.

Hai qualche rimpianto nella tua carriera? “Mai, rimpianti, mai”.

Qual è il goal più bello della tua carriera e perché?

Sarebbero facili da dire quelli di rovesciata. Ne dico però uno che è stato quello determinante per la Sampdoria per la rinascita, per un cambiamento ed è quello col Messina, quello del 2-0 che permise di salvarci dalla Serie B e quindi da lì ripartire alla grande la cavalcata. Se non avessimo vinto quella partita sarebbe stata un po’ una catastrofe per tutti“.

La vittoria che più ti ha esaltato?

“Io non ho vinto tanto a livello di trofei. Ho vinto solo una Coppa Italia con la Fiorentina ed una sempre con la Fiorentina Primavera ed ho fatto tante promozioni dalla Serie B. Ma la cosa più bella è quella che ho vinto è stato il cuore dei tifosi della Sampdoria, la riconoscenza ed il rispetto. Questo per me vale più di mille altre cose. Sono stati 8 anni intensi, c’è un rapporto che va aldilà del calcio con tutti. Mi hanno dato e continuano a darmela tanta riconoscenza per quello che ho fatto e quindi questo è il più bel trofeo che abbia vinto”.

E la sconfitta più bruciante? “Quando ho smesso di giocare, perché ho smesso per le cazzate che ho fatto”.

Hai sbagliato due volte nella sua carriera, rovinandosela. Pensi di aver pagato sin troppo per i tuoi sbagli?

“Uno quanto sbaglia è giusto che paghi. Mi mancano 6 mesi alla fine della squalifica, il peggio è passato. Non so se sono stati tanti, non so se stati pochi, ma ho pagato ed è giusto così. L’importante è che non ho ammazzato nessuno e non ho rubato. Il male che mi sono fatto, me lo sono fatto sulla mia pelle. Da un lato sono anche contento, perché sarebbe stato peggio se avessi fatto male a qualcuno. Ora mi mancano 6 mesi e sono pronto a ripartire”.

La Juventus, domenica ha perso malamente col Milan, fosse in Andrea Agnelli esonereresti Pirlo adesso?

“A questo punto non servirebbe a niente, perché Pirlo è normale potesse avere anche dei problemi. E’ al primo anno, è partito subito da una grande piazza, una grande squadra con una situazione un po’ difficile, visto che alla Juve devi vincere per forza. Era normale non sarebbe stato facile per lui. Ci vuole anche un po’ di esperienza per allenare a grandi livelli, anche se lui ne ha tanta da calciatore. Da allenatore è diverso. Fa parte del mestiere, mi dispiace per Andrea. Mi auguro che possa rimanere e possa far bene il prossimo anno. Gli auguro tutto il bene possibile, anche perché ho avuto anche il piacere di giocarci contro ed è stato un grande onore per me”.  

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