ESCLUSIVA, Ivano Della Morte: “Scudetto all’Inter. Pirlo-Ronaldo? Brava Juventus…”

Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni Ivano Della Morte ha ripercorso le fasi salienti della sua carriera, dall’esordio con le giovanili del Torino alla conclusione in Serie D con la maglia dell’Alessandria. L’ex calciatore di Torino, Lazio, Chievo e Genoa si è soffermato anche sull’attualità, esprimendo un parere sulla lotta scudetto, ma anche sulle difficoltà delle squadre italiane di affidarsi all’estro e al talento dei giovani calciatori

Ivano Della Morte, ex allenatore della Juventus Under 17

Ivano Della Morte: “Pirlo-Ronaldo? Scelte azzeccate. Mi rivedo in Chiesa”

Cresciuto calcisticamente nelle giovanili del Torino, Ivano della Morte esordisce in Serie A proprio con i granata di Emiliano Mondonico il 28 febbraio 1993 (Torino-Pescara 3-1). Era il Magico Toro degli anni ’90, capace di conquistare la sua quinta Coppa Italia in finale contro la Roma e di andare ad un passo dal trionfo europeo in Coppa Uefa contro l’Ajax, sogno svanito solamente per il maggior numero di gol fuori casa segnato dai lancieri. Intervenuto in esclusiva ai nostri microfoni l’ex centrocampista di Lazio, Chievo e Genoa, fra le altre, ha ripercorso le fasi salienti della sua carriera, si è soffermato sulla lotta scudetto e sul Derby della Mole, che metterà di fronte Torino e Juventus sabato pomeriggio, e ha espresso un giudizio sulle difficoltà delle squadre italiane di affidarsi all’estro e al talento dei giovani calciatori.

Vincitore del Campionato Primavera nella stagione 1991-1992, autore del gol decisivo nella sfida conclusiva contro la Reggina, vinta dal Torino per 4-3, Ivano della Morte insieme ad Andrea Sottil, Sandro Cois e Christian Vieri è uno dei giocatori più promettenti della rosa a disposizione di mister Rosario Rampanti

“Eravamo una squadra davvero forte, diversi di noi sono riusciti ad arrivare in Serie A anche a grandi livelli, c’era ad esempio anche Luca Pastine, che giocò poi in prima squadra col Toro negli anni successivi. Eravamo una squadra forte, merito anche dei responsabili del settore giovanile, l’avvocato Cozzolino, il suo braccio destro Ellena. Serie C trampolino di lancio all’epoca? Era un campionato di alto livello, le squadre giocavano per vincere, la retrocessione non veniva vissuta come un dramma, anzi le società guadagnavano qualcosina a livello economico”.

Famosa “Sedia al cielo” di Emiliano Mondonico, in Ajax-Torino (Coppa Uefa 1991-1992)

Scifo, Mussi, Lentini, Bruno, Cravero, Marchegiani, Aguilera, il Toro di Mondonico fu una delle principali squadre protagoniste durante gli anni ’90 in Italia: successo sulla Roma nella Finale di Coppa Italia del 1994, conquista della Mitropa Cup 1991 e finale di Coppa Uefa nel 1992 persa contro l’Ajax, dopo una storica semifinale col Real Madrid. In seguito ai problemi economici e finanziari e alla cessione del club a Gianmarco Calleri iniziarono i problemi

Era una squadra spettacolare, è stato un sogno essermi potuto allenare, giocare e debuttare in quella squadra. Ai tempi non era così semplice esordire in Serie A, di solito bisognava sempre fare un po’ di gavetta e poi se uno meritava veniva richiamato alla base e iniziava il suo percorso. Non c’era una mentalità così aperta nei confronti dei giovani. Al Toro non è stato neanche così perchè sono successe mille cose, Borsano, Goveani, l’arrivo di Calleri, da lì in poi sono iniziati i problemi per il Torino“.

Sotto la guida di Roberto Rampanti la Primavera del Torino raggiunse diversi risultati importanti a livello giovanile. Ivano Della Morte si impose con la Primavera granata attirando l’attenzione del tecnico della prima squadra Emiliano Mondonico che il 28 febbraio 1993 lo fece debuttare nella sfida di campionato contro il Pescara. Due allenatori fondamentali nella prima parte della sua carriera

“Con Mister Rampanti ho vissuto due anni bellissimi, a livello umano era una persona incredibile, si poteva parlare di tutto, raramente oggi si ha a che fare con questo tipo di persone. Riusciva a tirare fuori il meglio da ogni giocatore e da questo punto di vista è stato un grande insegnante. Mondonico era troppo avanti, aveva una grande capacità nel preparare le partite, riusciva sempre a leggere le squadre avversarie, un fenomeno sotto questo aspetto. Il fatto che abbia fatto debuttare me, Cois, Sottil, Vieri ti fa capire qual era la sua visione. Non era così facile e malleabile nel lanciare i giovani, ma se lo faceva è perchè ci credeva. Lo ringrazierò per sempre”.

Dopo la sfortunata esperienza al Monza, culminata con la retrocessione in Serie C1 dei brianzoli, Della Morte si trasferisce alla Lazio (Marchegiani, Nesta, Favalli, Di Matteo, Fuser, Gascoigne, Boksic, Casiraghi, Di Vaio, Signori) dove, complice anche una folta concorrenza, colleziona solamente due presenze in Coppa Italia

“C’era una concorrenza incredibile, riuscii a giocare in Coppa Italia. Il mercato invernale terminava a novembre, io ero già nel giro dell’Under 21, mi chiamò Cesare Maldini e mi disse “Ivano per convocarti devi giocare” e allora un po’ la giovane età, un po’ perchè il sogno di chiunque era indossare la maglia della Nazionale, accettai la proposta del Lecce. Purtroppo dopo pochissimi mesi mi ruppi i legamenti della caviglia, un infortunio grave che mi costrinse a restare fermo per un anno, per via di alcuni problemi di cartilagine. Non sono riuscito a debuttare con la Lazio, rimane però la soddisfazione di essermi potuto allenare con grandi campioni“.

La Lazio dal 1994 al 1997 fu allenata da Zeman, un allenatore che come i precedenti Rampanti e Mondonico, colpì particolarmente il giovane Ivano della Morte

“Avevo un rapporto normalissimo con Zeman, un grandissimo lavoratore, ci faceva lavorare davvero tanto. Mi ricordo che finiti gli allenamenti si tornava a casa, ci si riposava sul bel divanetto. Era veramente dura. Però era un grande personaggio, battuta sempre pronta, un grandissimo maestro di calcio. Mi piacerebbe oggi vedere Zeman sulla panchina di una Primavera o di un’ Under 17 o un’Under 18 di un club, sarebbe una cosa pazzesca”.

Il primo gol tra i professionisti di Ivano Della Morte con la maglia del Lecce

Al di là dell’infortunio patito con il Lecce, è proprio in Salento che arriva la prima marcatura tra i professionisti

Il mio primo gol arrivò contro l’Ascoli, un gol bellissimo. Purtroppo arrivò anche la beffa perchè ebbi questo infortunio grave, per un po’ di tempo continuai a giocare con delle infiltrazioni ma avevo dei problemi fisici evidenti, giocai alcune partite e questo peggiorò la mia situazione”.

Nelle stagioni successive indossò le maglie di Avellino, Alessandria, Reggiana, Fidelis Andria, Vicenza, Lucchese

Ad Avellino ho trovato una piazza con grandissima passione, un tifo incredibile nonostante i risultati deludenti e la retrocessione all’ultima giornata. Giocare in uno stadio come il Partenio dove l’Avellino ha disputato la Serie A, dove sono passati giocatori importanti, è stato per me motivo d’orgoglio. Per quanto riguarda le altre società, ho militato in Serie C e in Serie B, sono riuscito a recuperare dall’ultimo infortunio e dopo Lucca c’è stata una parentesi importante, per cinque anni sono riuscito a giocare con continuità e mi sono tolto parecchie soddisfazioni con Chievo, Vicenza, Genoa“.

La svolta arriva a cavallo degli anni 2000, dopo le ottime prestazioni fornite con le maglie di Lucchese e Vicenza, Della Morte approda nuovamente in Serie A alla corte del Chievo di Luigi Del Neri, una squadra ricca di talenti che centra la qualificazione alla Coppa Uefa nella stagione 2002-2003

E’ stata un’annata bellissima, spettacolare, sono arrivato nel pieno della maturità, consapevole dei miei mezzi, ho trovato un allenatore che esaltava gli esterni, anni d’oro dove abbiamo lottato per l’Europa, abbiamo giocato in Coppa Uefa. Del Neri viveva il calcio a 360°, aveva un suo credo, ci allenavamo con continuità, andavamo a mille allora, la squadra giocava a memoria e poi c’erano anche giocatori di un certo livello Corini, Perrotta, Legrottaglie, Cossato, Bierhoff, Lanna, D’Anna, D’Angelo, Lupatelli. Eravamo una squadra forte, in Serie A non vinci solo perchè magari corri più dell’avversario, non erano grandissimi nomi, qualcuno poi lo è diventato, ma c’era qualità sicuramente”.

Dopo l’ottima annata col Chievo, Della Morte indosserà le maglie di Genoa e Cesena, con l’Ascoli l’ultima esperienza, seppur breve in Serie A e chiuderà definitivamente la propria carriera con l’Alessandria in Serie D

A Genova ho vissuto un’altra bellissima esperienza. Una tifoseria fantastica, indossare quella maglia e giocare in uno stadio come Marassi suscita delle emozioni indescrivibili. E poi ho avuto altre esperienze Cesena, Ascoli e ho concluso all’Alessandria, ero già stato nel 1997, avevo lasciato un bel ricordo e mi hanno richiamato. Ho smesso prestissimo purtroppo per i vari problemi, ero reduce da un’altra operazione al ginocchio e ho iniziato a faticare, gli allenamenti diventavano sempre più duri e faticosi e ho deciso di farmi da parte”.

Ivano Della Morte, ex calciatore del Cesena
Ivano Della Morte, ex calciatore del Cesena

Corsa e velocità erano le sue principali caratteristiche tecniche. C’è un giocatore oggi in cui ti rivedi?

Oggi per la corsa, per la velocità direi Chiesa, è un giocatore che a me piace tanto. Quando parte fa veramente male, ha questa falcata bellissima, riesce a mettere queste palle in mezzo fantastiche. Vede benissimo la porta, può fare più ruoli”.

Nel 2008 intraprende la carriera di allenatore. Dopo l’esperienza nelle giovanili della Canavese riceve la chiamata della Juventus dove allena dal 2009 al 2013 gli Esordienti, l’Under 17 regionale e l’Under 17 nazionale.

“Ho iniziato quasi per caso, ma avevo comunque una passione, una predisposizione per questo lavoro. Poi è arrivata la chiamata della Juventus con cui ho vissuto 5 anni bellissimi, dagli Under 11 fino agli Under 17 dove ho avuto la fortuna e credo anche la bravura di allenare ragazzi come Clemenza, Vitale, Filippo Romagna. Ho avuto anche Emil Audero come portiere, era un’Under 17 veramente forte, con qualità umane pazzesche, sono stati bravi ad ascoltarmi, fortunatamente non ho fatto danni, anzi penso di aver fatto un buon lavoro visto che alcuni di loro sono riusciti a ritagliarsi un posto nel professionismo”.

Luca Clemenza è stato il fiore all’occhiello di quell’Under 17, il calciatore che è riuscito ad esprimersi al meglio sotto la sua gestione. Nonostante negli ultimi anni siano usciti diversi calciatori di prospettiva dal settore giovanile della Juventus, nessuno di questi è riuscito ad imporsi in pianta stabile in prima squadra. Secondo lei è un problema di concorrenza o per non rischiare di bruciarli subito la società preferisce girarli in prestito per farli maturare altrove?

“Per giocare in prima squadra uscendo dal settore giovanile devi essere un fenomeno. La politica della Juventus non è sbagliata, i giovani calciatori che vengono mandati in prestito a far esperienza, vengono monitorati, vengono seguiti sempre. Secondo me diventare giocatore della Juventus è complicato, anche se alcuni calciatori usciti dal settore giovanile della Juventus oggi giocano in Serie A o in Europa, o in Serie B e questo vuol dire che è stato fatto un lavoro positivo. La cosa più difficile non è tanto debuttare, quanto restare in pianta stabile”.

Un altro esempio potrebbe essere Nicolò Fagioli, esaltato da Massimiliano Allegri, elogiato da Pirlo eppure nelle ultime settimane si è parlato principalmente di Locatelli

Locatelli l’ho affrontato diverse volte con l’Under 17, se non sbaglio la prima volta allenavo l’Under 12 della Juventus e lo incontrai ad un Torneo ad Algarve in Portogallo. Già lì era un giocatore incredibile, poi ci incontrammo in semifinale del campionato italiano nell’Under 17. Ritornando al discorso fatto in precedenza, anche lui non è riuscito ad imporsi col Milan, si è trasferito al Sassuolo ed è esploso. Sono giocatori che vanno aspettati, monitorati, bisogna dargli fiducia perchè a 19 anni di Donnarumma ce n’è uno solo, così come è successo per Buffon”.

Locatelli (Sassuolo) e Kean (Psg in prestito dall'Everton)
Locatelli (Sassuolo) e Kean (Psg in prestito dall’Everton)

Uno dei giocatori su cui la Juventus avrebbe dovuto puntare era Moise Kean, è stato un errore mandarlo via visto quanto di buono sta combinando al Psg?

“Penso di sì, la situazione di Kean è simile a quella di Locatelli anche se Kean è più giovane. Però è un giocatore incredibile, struttura fisica, tecnica; anche sotto il profilo umano è normale se un ragazzo di 19-21 anni commette degli errori, non possiamo pretendere che siano tutti dei soldatini”.

Dal 2017 al 2019 è stato responsabile del settore giovanile dell’Achmat Groznyj in Russia.

“La mia avventura si è conclusa due anni fa, nonostante avessi un contratto di tre anni. E’ stata un’esperienza bellissima, molto costruttiva, però non riuscendo a portare la famiglia dovevo tornare in Italia ogni tre mesi e alla fine ho preferito la famiglia a tutto questo”.

Come viene gestito il settore giovanile rispetto al calcio italiano, quali novità hai apportato al calcio russo?

“A livello di gestione non ho incontrato grosse difficoltà, è stata una gestione abbastanza semplice perchè c’era rigore, rispetto e poi avevo un ruolo che mi permetteva di occuparmi di tutto a 360°. Per quanto riguarda il settore giovanile la qualità era più bassa rispetto al livello italiano, successivamente sono arrivati giocatori da fuori, la società ha iniziato a investire sul calcio giovanile e abbiamo iniziato a lavorare molto sulla tecnica, cosa che in precedenza veniva un po’ tralasciata. Negli ultimi anni la Russia ha fatto dei passi in avanti importanti, soprattutto dopo le esperienze di Carrera (Spartak Mosca) o di Spalletti (Zenit) che hanno importato le proprie filosofie contribuendo a rendere il calcio russo un po’ simile al nostro”.

Antonio Conte, allenatore dell'Inter
Antonio Conte, allenatore dell’Inter @imagephotoagency

A proposito di calcio italiano, pensa che il campionato italiano, a poche giornate dal termine, abbia finalmente un padrone, l’Inter viaggia spedita verso lo scudetto?

L’Inter ha una consapevolezza non indifferente, ha un allenatore (Antonio Conte) che conosco un po’ perchè quando allenavo le giovanili della Juventus, lui guidava la prima squadra, sempre sul pezzo, non molla di una virgola. Le prossime tre giornate saranno fondamentali, l’Inter ha più di metà scudetto in mano”.

Stagione di transizione per la Juventus che per la prima volta dopo nove anni si prepara a dire addio allo scudetto. La scelta di puntare su Pirlo è stata affrettata oppure la dirigenza ha commesso degli errori di gestione e di programmazione?

“Nessun dramma, la società ha deciso di iniziare un nuovo percorso con un nuovo allenatore, ha rivoluzionato la rosa scegliendo di puntare su giocatori giovani. Ad ogni cosa c’è un inizio e c’è una fine, hanno vinto tantissimo e ora ci sarà un po’ da soffrire. Per quel che riguarda Pirlo se la società deciderà di trattenerlo diventerà sicuramente un allenatore importante nel panorama europeo. Vive una situazione delicata, se dovesse essere esonerato, potrebbe andare incontro a qualche difficoltà, anche se un giocatore come lui, che era già allenatore in campo, credo parta più avvantaggiato. Ovviamente gli errori di inesperienza ci stanno, ma io dico sempre che a volte bisogna sbagliare per imparare. La società deciderà come agire in futuro”.

Cristiano Ronaldo e Andrea Pirlo, attaccante e allenatore della Juventus @imagephotoagency
Cristiano Ronaldo e Andrea Pirlo, attaccante e allenatore della Juventus @imagephotoagency

Arrivato a Torino nell’estate del 2018, avrebbe dovuto contribuire alla lotta Champions e invece la Juventus non è mai riuscita ad andare oltre ai quarti di finale. Come giudica l’acquisto di Cristiano Ronaldo?

Penso che la società abbia fatto la scelta giusta acquistando Cristiano Ronaldo. Ha continuato a segnare a raffica, ha vinto tanto in carriera, e quando sta bene ha dimostrato di essere un trascinatore. L’acquisto di Ronaldo è stato importante anche fuori dal campo, a livello di business, credo che la società abbia unito l’utile al dilettevole. I deludenti risultati in Champions non dipendono dall’arrivo di Ronaldo, la Juventus domina in Italia, ma in Europa vista la concorrenza serve ben altro“.

A proposito di Europa, ad eccezione della Roma, abbiamo assistito alle eliminazione di Juventus, Inter, Atalanta, Lazio, Milan e Napoli. Le difficoltà delle italiane in campo internazionale sono dovute ad un problema di filosofia o di mentalità?

E’ un problema di mentalità, l’obiettivo deve essere quello di proporre un calcio offensivo per cercare di vincere a tutti i costi la partita indipendentemente dall’avversario. Negli ultimi anni sono stati fatti dei passi in avanti grazie anche al lavoro svolto dal Ct Roberto Mancini, per ridurre ulteriormente il gap bisognerà lavorare sull’aspetto mentale”.

Capitolo Nazionale Under 21, fresca di qualificazione alla fase finale dell’Europeo di Categoria: perchè per i giovani azzurrini non c’è spazio per le squadre big di Serie A?

E’ un problema che abbiamo da sempre. Ci vorrebbe un regolamento dove in Serie A e nei grandi club almeno un paio di giocatori, provenienti dall’Under 21 o dal settore giovanile dovrebbero giocare sempre, solo cosi potremmo crescere. Fin quando non faremo questo step sarà sempre difficile. Altra cosa importante riguarda, invece, la Lega Pro dove ci sono alcuni calciatori, classe 1997-1998-1999-2000 che giocano titolari, ma non vengono mai convocati. Oppure bisognerebbe organizzare degli stage solo ed esclusivamente per categorie di Lega Pro per tenere sempre monitorati i ragazzi in caso di infortuni, squalifiche o prestazioni eccelse”.

L’Under 23, scelta portata avanti dalla Juventus, sarebbe potuta essere una soluzione a tale problema?

“Assolutamente sì. La Juventus ha fatto una grande cosa, ma alla fine si sta parlando del nulla. Il discorso della selezione Under 23 era un progetto che la Federazione doveva imporre a tutti i club di Serie A. Il fatto che solo un club abbia aderito è fine a sè stesso, non è un progetto italiano”.

Torino-Juventus, nella foto Ciccio Graziani e Gaetano Scirea
Torino-Juventus, nella foto Ciccio Graziani e Gaetano Scirea

Sabato Torino e Juventus si affrontano nel 202° Derby della Mole. Dal punto di vista sentimentale si definisce granato o bianconero?

Sentimentalmente sono granata. Sono nato e cresciuto con la maglia del Toro, è la società che mi ha permesso di diventare giocatore e di coronare il mio sogno. La Juventus, con cui ho vissuto cinque anni da allenatore, è la società che mi ha completato sotto l’aspetto professionale e mi ha dato la possibilità di vivere questo mondo da “dietro la scrivania”. Entrambe le squadre non vivono attualmente un bel momento, sono in difficoltà, mi aspetto una partita dai nervi tesi”.

Qual è il suo ricordo più bello del Derby tra Torino e Juventus?

Ricordo più bello che ho risale ad un Derby della stagione 1985-1986 in cui feci il raccattapalle. Il Comunale era strapieno, un atmosfera fantastico con giocatori incredibili da una parte e dall’altra. Ai tempi il Derby era veramente combattuto fino all’ultimo secondo, la stracittadina era vissuta con un’ansia pazzesca perchè entrambe le società erano forti. Oggi invece c’è divario tra le due squadre, il Torino vive la vittoria come un sogno, mentre una sconfitta sarebbe un dramma sportivo per i tifosi della Juventus“.

Davide Nicola, allenatore del Torino @ImageSport
Davide Nicola, allenatore del Torino @ImageSport

Situazione delicata per il Torino che da qui al termine del campionato si giocherà la salvezza. Il cambio di allenatore, l’arrivo di Nicola potrebbe contribuire a raggiungere l’obiettivo, un po’ come successo al Genoa con Ballardini?

“L’unica possibilità del Toro era quella di cambiare allenatore, la gestione Giampaolo è stata un disastro non solo per colpa sua, ma anche per altri motivi. Davide Nicola è un grandissimo tecnico, a mio avviso un grandissimo psicologo, un allenatore che lavora molto sulla testa dei ragazzi e lo si vede a fine gara o quando la squadra corre ad abbracciarlo dopo un gol. Le suq squadre giocano bene, hanno un’impostazione tattica non indifferente. Mi auguro che possa raggiungere la salvezza“.

Andrea Pirlo, allenatore della Juventus @ Image Sport

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