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Juventus, ESCLUSIVA Sissoko: “Champions? La finale sarà Juventus-Liverpool. Sarri meglio di Allegri”

Momo Sissoko, ex giocatore, tra le altre, della Juventus ripercorre ai nostri microfoni le sue stagioni, i suoi campionati da grande protagonista. Da quell'infortunio che poteva fargli appendere gli scarpini al chiodo, alla Juve di Sarri e al Liverpool delle meraviglie di Jurgen Klopp. Poi il ricordo per Kobe Bryant

Dopo una carriera lunga 17 vissuta principalmente tra Liga, Premier League, Serie A e PSG, lo scorso 14 gennaio Momo Sissoko ha dato l’addio al calcio giocato. Nel corso di un’intervista in esclusiva ai nostri microfoni, l’ormai ex centrocampista ha ripercorso la sua carriera, soffermandosi in particolar modo sull’attuale andamento delle squadre in cui ha militato.

Lo scorso 14 gennaio ha appeso gli scarpini al chiodo dopo una carriera in cui ha vestito, tra le tante, le maglie di Valencia, Liverpool, Juventus e PSG. Quale esperienza ricorda con maggiore entusiasmo?

“In ogni squadra in cui ho giocato mi sono trovato molto bene, quando ero bambino, nonostante fosse il mio sogno, non pensavo di diventare un calciatore professionista e vincere trofei importanti, come ad esempio la Liga con il Valencia. E’ stato tutto bellissimo, sono orgoglioso di quanto ho fatto.”

A Valencia ha vissuto la sua prima vera esperienza tra i professionisti dopo le giovanili dell’Auxerre, dove trovato Rafa Benitez, che poi ha incontrato nuovamente a Liverpool. Come si trovava con quest’ultimo?

“Abbiamo un grandissimo rapporto, mi ha voluto in Spagna quando avevo solo 17 anni, a Valencia mi ha spostato a centrocampo facendomi giocare con grandissimi campioni. E’ stato fondamentale, mi ha dato tutto, in pochi avrebbero fatto tutto questo per me.”

Segue ancora la Liga ed in particolar modo il Valencia?

“Vivo di calcio, seguo sempre ogni campionato e soprattutto le squadre in cui ho giocato.”

Crede che in Champions League il Valencia sia favorito contro l’Atalanta di Gasperini?

“Non saprei, il Valencia ha più esperienza ma l’Atalanta è molto forte, hanno un allenatore molto bravo che sta facendo davvero benissimo, inoltre il gruppo si conosce bene, giocano insieme da parecchio tempo.”

Dopo l’esperienza a Valencia è passato alla corte del Liverpool, in Inghilterra, dove ha ritrovato Rafa Benitez. Come ha vissuto gli anni con i Reds?

“Alla grande, davvero alla grande. Per capire esattamente cosa significhi giocare ad Anfield devi provarlo in prima persona ed io, grazie a Dio, l’ho provato: è una cosa pazzesca!”

Durante la permanenza in Inghilterra è stato vittima di un grave infortunio all’occhio, rischiando di perdere la vista. Quanto è stato difficile recuperare? Pensava che la sua carriera fosse terminata?

“Poco gente lo sa ma era lì che avrei dovuto smettere di giocare a calcio, è stato davvero brutto, il dottore mi disse che la mia carriera era finita. Non ci volevo credere, mi sembrava impossibile. Ho continuato a lavorare e a fare ciò che avevo sempre fatto, lottando giorno dopo giorno per tornare in campo. Alla fine ce l’ho fatta, sono davvero orgoglioso di come ho affrontato quella situazione.”

Come vede il Liverpool di Klopp?

Il Liverpool è la squadra più forte d’Europa, hanno tutto, dalla squadra all’allenatore. Ciò che stanno facendo è spettacolare.”

Klopp è il miglior allenatore in circolazione?

“Jurgen è davvero molto bravo, sa bene come gestire una grande squadra e come comunicare con lo spogliatoio. Credo sia il migliore, sì.”

I Reds possono vincere nuovamente la Champions League?

“Sono senza dubbio i favoriti e lo stanno dimostrando partita dopo partita.”

Dopo Liverpool è volato in Italia, alla Juventus, dove è rimasto per tre anni. La prima stagione l’ha giocata sotto la guida di Claudio Ranieri, suo ex allenatore a Valencia, che ricordo ha di lui?

“Ranieri a Valencia l’ho avuto dopo Benitez, è stato in grado di darmi continuità. Lo vedo come un padre, è stato bellissimo lavorare con lui perchè conosce molto bene il calcio, ha molta esperienza e soprattutto ha grande rispetto di tutti. E’ un Signore.”

Dal 2008 al 2011 la Juventus ha conquistato prima un terzo posto ed in seguito due settimi posti consecutivi. Quanto era difficile giocare in una squadra cosi importante senza riuscire a portare a casa buoni risultati?

“Quando sono arrivato a Torino c’erano grandissimi giocatori come ad esempio Del Piero, Camoranesi e Trezeguet, che però erano un po’ invecchiati. La Juventus aveva avuto tantissimi problemi pochi anni prima, era difficile per tutti. Noi abbiamo fatto ciò che potevamo e, osservando la situazione complessiva, credo che anche arrivando settimi non abbiamo fatto male.”

Si sarebbe mai aspettato una crescita del genere da parte della società bianconera?

Sono sempre stato convinto che la Juventus debba vivere ogni competizione da protagonista, sia in Italia che in Europa. Ha una grande società, ero sicuro tornassero a vincere.”

Cosa pensa della Juventus di oggi? E’ la favorita di questo campionato?

“Molti dicono che la squadra di Sarri non vincerà questo scudetto, ma credo che alla fine trionferanno ancora. Come tifoso bianconero sono tranquillo.”

La Juve di Sarri è meglio di quella di Allegri?

“Da quanto ho visto posso dire che vedo una squadra più competitiva, con più alternative. Quando non c’è Dybala gioca Higuain, o il contrario, hanno una panchina composta da grandi giocatori.”

E in Champions dove può arrivare?

“Può arrivare in finale, magari contro il Liverpool.”

Se Juventus e Liverpool arrivassero davvero in finale per chi farebbe il tifo?

“Ehm.. (ride; ndr) non lo so, è una scelta troppo difficile!”

Dopo aver vestito la maglia bianconera è passato al PSG di Carlo Ancelotti. Si sarebbe mai aspettato che l’allenatore italiano venisse esonerato dal Napoli?

“Sinceramente no, Ancelotti è un grandissimo allenatore, ha fatto tanto per il calcio. De Laurentiis ha scelto però di cambiare prendendo Gattuso, il mondo del football è così, se non arrivano i risultati è giusto cambiare. Spero che i partenopei possano tornare dove meritano di stare.”

A Parigi ha giocato anche con Zlatan Ibrahimovic, come ha visto il suo ritorno in Serie A?

“Per vedere l’impatto che ha avuto Ibra sul Milan basta osservare gli ultimi risultati, anche i giocatori sono cambiati nel loro modo di fare in campo. Zlatan trasmette passione, cattiveria agonistica e voglia di vincere a tutti.”

Restando in tema PSG, negli ultimi anni questa squadra ha completamente dominato in Francia grazie ad una rosa molto importante, facendo però tanta fatica in Europa. Secondo lei, a cos’è dovuto il tutto?

“Semplicemente perché le altre squadre in Europa sono più forti (ride; ndr), come Real Madrid, Barcellona, Juventus e Bayern Monaco. Nel calcio non si vince solo con i soldi, la Champions League non la puoi comprare, è una competizione difficilissima. Il PSG lo vedo bene quest’anno, sono convinto che faranno di tutto per arrivare almeno in semifinale.”

Osservando tutti i campionati in cui ha giocato (principalmente in Liga, Premier League, Serie A e Ligue 1), quale pensa sia il più entusiasmante?

“Per il livello di passione la Premier League, giocare in Inghiterra, come detto prima, è qualcosa di unico.”

Ed il più difficile in cui ha giocato?

“Il campionato più difficile in cui ho giocato è stato assolutamente la Serie A, soprattutto quella di una volta.”

Crede che negli ultimi anni il calcio italiano sia tornato ad alti livelli?

“Sì, la Serie A sta tornando ad essere un grande campionato. Prima era molto difficile, il Milan era fortissimo, aveva giocatori davvero importanti, così come l’inter, era una Serie A più competitiva.”

Ha progetti per il futuro?

“Mi piacerebbe molto dare una mano ai giovani, magari dandogli consigli per fare al meglio le cose. Non mi dispiacerebbe nemmeno fare il direttore sportivo.”

Ultima domanda. Mi piacerebbe chiudere l’intervista ricordando un grandissimo Campione che, purtroppo, domenica ci ha lasciato: Kobe Bryant. Quest’ultimo è stato un esempio per tantissime generazioni e per tantissimi atleti professionisti e non, cos’ha rappresentato per lei?

“Quando ho sentito la notizia della sua morte ci sono rimasto davvero molto male. Quando un campione così grande se ne va in questo modo con sua figlia, non è semplice da accettare. Io sono padre e quando senti queste storie pensi a tante cose. Ciò che posso dire è che Kobe ha fatto cose straordinarie, non solo nel Basket, ma in ogni cosa che faceva. Ha dimostrato di essere un campione, un campione vero, ed un esempio per tanti sportivi.”